22 aprile 2019
Aggiornato 12:00
Social network

Facebook ha pagato utenti tra 13 e 35 anni per monitorare le loro attività sullo smartphone

E' quanto emerge da una nuova indagine condotta dal sito news TechCrunch, secondo cui Facebook avrebbe ritirato l'applicazione su iOS

Facebook ha pagato utenti tra 13 e 35 anni per monitorare le loro attività sullo smartphone
Facebook ha pagato utenti tra 13 e 35 anni per monitorare le loro attività sullo smartphone ( ANSA )

WASHINGTON - Facebook ha pagato utenti di età compresa tra 13 e 35 anni fino a 20 dollari al mese per monitore le loro attività sullo smartphone con l'obiettivo di raccogliere dati utili alla competitività dell'azienda rispetto ad altre società, come Snapchat, diventate più popolari tra gli adolescenti americani. E' quanto emerge da una nuova indagine condotta dal sito news TechCrunch, secondo cui Facebook avrebbe ritirato l'applicazione su iOS, in concomitanza con la pubblicazione dell'articolo, che sarebbe però ancora attiva per gli utenti Android.

Facebook: nulla di segreto

Dall'inchiesta è emerso che l'iniziativa era stata inizialmente denominata Progetto Onavo, chiuso per violazione della politica sulla privacy di Apple, quindi rilanciata con il nome Ricerca Facebook. Il colosso social avrebbe pagato gli utenti per avere l'accesso root ai loro dispositivi per monitorare la loro posizione, l'utilizzo delle app, le abitudini di spesa e altre attività. In una dichiarazione a TechCrunch, Facebook ha affermato che non c'era «nulla di segreto» nell'iniziativa e che avrebbe ottenuto il permesso dei genitori per i minorenni. Affermazioni ribadite in un comunicato inviato alla France presse: «Nessuno 'spionaggio' delle persone che si sono iscritte per partecipare, attraverso un procedimento in cui si chiedeva il loro permesso, e che sono state pagate per partecipare. Infine, meno del 5% delle persone che hanno scelto di partecipare a questa ricerca di mercato era minorenne, tutti con il consenso firmato dei genitori».

Gran Bretagna, Facebook e Twitter presto costretti a fornire dati su giovani

I giganti dei social media, come Facebook e Twitter, potrebbero essere costretti dalla legge a condividere i dati delle loro piattaforme con i ricercatori per esaminare i potenziali danni sulla salute dei giovani utenti e identificare chi è esposto a tali rischi. Lo stabilisce un report della Commissione scienza e tecnologie della Camera dei Comuni britannica. Indagini e studi condotti in precedenza, scrive il Guardian, hanno ipotizzato un legame tra l'uso di smartphone e social network e l'aumento di disagi tra gli adolescenti e i bambini come la mancanza di sonno, problemi mentali e bullismo.

Risorsa importante

Secondo il direttore dell'Istituto di ricerca Oxford Internet Institute, Andrew Przybylski «le compagnie dei social media devono partecipare» a studi per una «scienza aperta, forte e trasparente» perché i «loro dati sono la risorsa più importante e l'unica attraverso cui possiamo studiare come queste piattaforme influiscano sugli utenti».