24 giugno 2021
Aggiornato 01:00
fintech

L'equity crowdfunding che ti fa investire in PMI (non innovative)

Dall’inizio del 2018, tutte le PMI italiane hanno a disposizione una modalità aggiuntiva per finanziarsi: l'equity crowdfunding

MILANO - Dall’inizio del 2018, tutte le PMI italiane hanno a disposizione una modalità aggiuntiva per finanziarsi. Si tratta dell’equity crowdfunding, ovvero la raccolta di capitale online che si fa coinvolgendo un grande numero di investitori. Non si tratta di debito, quindi le imprese non si prendono nessun impegno di restituire il capitale. L’investimento è, infatti, in capitale di rischio e gli investitori diventano soci a tutti gli effetti della società. Possono perdere l’intero capitale, ma anche avere dividendi e plusvalenze qualora la società vada bene.

Da questo punto di vista, l’equity crowdfunding è molto simile alla Borsa, che recentemente sta quotando diverse PMI, ma rispetto a quest’ultima prevede un cammino più semplice e rapido e ha lo svantaggio di non avere ancora un mercato secondario dove gli investitori possano cedere le proprie quote, sebbene alcuni operatori abbiano previsto l’implementazione di queste funzionalità nel prossimo futuro.

L’equity crowdfunding è già presente in Italia dal 2013, ma era limitato alle sole startup innovative (e PMI innovative, solo dal 2015), un gruppo di poche migliaia di imprese ad elevato contenuto tecnologico. Questo periodo di sperimentazione ci ha fatto scoprire che l’investimento medio è di qualche migliaio di euro e che l’equity crowdfunding rappresenta ormai una fonte di finanziamento significativa e crescente di questa classe di società. L’investitore tipo è un uomo tra i 35 e i 55 anni, ma moltissime tipologie di investitori (incluse società di vario tipo) stanno partecipando al mercato.

A pochi mesi dal via libera a tutte le PMI, le società non innovative che hanno avviato una raccolta online sono pochissime, solo quattro. Tra queste troviamo la raccolta appena lanciata da Artigianale Srl, proprietaria di un noto locale romano, il Queen Makeda, che offre ai sottoscrittori benefici concreti, come sconti sulle consumazioni e birra gratis il giorno del proprio compleanno, in una raccolta che si ispira a tante raccolte lanciate all’estero, come quella di Brewdog, un birrificio scozzese che oggi ha più di 76 mila soci, senza bisogno di quotarsi in Borsa.

Un altro caso di PMI che sta già sfruttando la nuova opportunità di finanziamento è Rondine Motor, che progetta e costruisce motociclette sportive elettriche. Gli altri due casi di PMI non innovative che hanno lanciato una raccolta riguardano due società veicolo, una che ha partecipato ad un investimento immobiliare e una che ha raccolto capitali per acquisire una partecipazione di minoranza in una startup innovativa.

Va detto che le PMI non innovative non garantiscono l’accesso ai benefici fiscali che oggi offre l’investimento in startup innovative e PMI innovative, ma permette tipicamente di analizzare una serie di bilanci delle società e di investire in settori meno tecnologici, quindi intrinsecamente meno competitivi e più prevedibili. «È ancora presto per dire quale accoglienza riceveranno le opportunità di investimento in PMI non innovative, ma speriamo che sempre più persone e società si avvicinino a questo mondo, che punta i riflettori su società che fanno già fatturati anche importanti e che sono state selezionate per le loro qualità e prospettive - afferma Carlo Allevi, founder di WeAreStarting.it -. Noi abbiamo da tempo iniziato una transizione verso la pubblicazione sul nostro portale di sempre più raccolte per società strutturate. Un esempio è la raccolta di Pr.Ali.Na. Srl, PMI pugliese innovativa ma operante nel tradizionalissimo settore food, che ha raccolto 100 mila euro da 47 investitori».

Tra gli addetti ai lavori circola ottimismo sulle prospettive di raccolta a favore di PMI di vari settori finora sostanzialmente esclusi per motivi di normativa, tra cui i settori alimentare, green, immobiliare e manifatturiero. Contemporaneamente, proseguono i lavori per cavalcare l’onda del fintech (tecnologie in ambito finanziario) e rendere l’esperienza di investimento sempre più facile, sicura e accessibile, ad esempio introducendo anche la possibilità di vendere le quote acquistate tramite equity crowdfunding su un mercato secondario.