15 dicembre 2018
Aggiornato 06:00

Così l’innovazione digitale sanitaria ci farebbe risparmiare un miliardo all’anno

L'introduzione di nuove tecnologie in ambito medico potrebbe far risparmiare al sistema sanitario nazionale oltre un miliardo di euro all'anno
Così l’innovazione digitale sanitaria ci farebbe risparmiare un miliardo all’anno
Così l’innovazione digitale sanitaria ci farebbe risparmiare un miliardo all’anno (Shutterstock.com)

MILANO - Nel 2016 in Italia la spesa sanitaria totale (pubblica e privata) si attestava al 9,2% del Pil, rispetto a una media europea del 9,4%. Non siamo messi bene neppure se restringiamo l’analisi alla sola spesa pubblica, che nel nostro Paese rappresenta il 14% sul totale, una percentuale nuovamente inferiore alla media europea che è del 15,2%. Eppure, dal 2013 a oggi, la spesa sanitaria in termini nominali è aumentata, passando da 143,6 miliardi ai 149,5 miliardi di euro del 2016, per via dell’invecchiamento della popolazione e del cronicizzarsi di molte malattie. Un aumento che, tuttavia, rappresenta quasi uno specchio per allodole, considerando che l’incremento non risulta sufficientemente supportato da un parallelo aumento del Pil. Una situazione destinata a complicarsi: oggi gli italiani over 65 sono 13,4 milioni (il 22% della popolazione), di cui 8 su 10 soffrono di patologie croniche, con un costo sanitario pari a circa 2,8 volte quello medio pro capite. Anche questo destinato ad aumentare fino a 3,5 nel 2045.

Eppure, una risposta a questi numeri impietosi c’è e si chiama innovazione tecnologica. Tecnologie e un sistema di governare più efficace, associati a una corretta implementazione sul territorio, potrebbe farci risparmiare addirittura oltre 1 miliardo di euro all’anno. In particolare l’«Health Care Internet of Things», che utilizza sensori, apps e il monitoraggio da remoto per fornire in continuo informazioni cliniche, ma anche i dati in cloud che permettono ai clinici l’accesso alle informazioni necessarie per il trattamento dei pazienti a casa, nel loro ambulatorio o altrove, consentendo il consulto con altri specialisti in tutto il mondo. Un’applicazione ottimale dei sistemi di Industrial Internet a livello ospedaliero, che migliori la tracciabilità dei trattamenti, il flusso dei pazienti e l’utilizzo delle tecnologie sanitarie, con un miglioramento del solo 1% di efficienza, si tradurrebbe in un risparmio per il SSN di oltre 1 miliardo di euro all’anno, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Su questo fronte, tuttavia, in Italia c’è ancora molta strada da percorrere: la sanità digitale al momento è riuscita a superare una massa critica minima di affermazione solo sul lato dell’informazione per il paziente, non su quello della sua gestione. Nel 2016, la spesa pubblica per la digitalizzazione della sanità in Italia è stata pari a 1,27 miliardi di euro, investimento che vale circa l’1,1% della spesa pubblica e corrisponde a 21 euro per abitante, un dato, peraltro, in contrazione del 5% rispetto all’anno precedente.

Uno scenario non confortante, anche se prosegue con una certa convinzione il percorso di digitalizzazione delle Aziende sanitarie, costituito dalla cartella clinica elettronica, che ha utilizzato fondi per 65 milioni di euro, e dall’ampliamento dell’offerta di servizi digitali ai cittadini, per circa 14 milioni di euro. Per quanto riguarda la telemedicina, ritenuta importante da tutte le strutture operanti in sanità in Italia, che hanno aumentato i loro investimenti negli ultimi anni, si limita spesso al solo teleconsulto (a regime già nel 30% delle aziende) mentre le soluzioni più avanzate (tele-riabilitazione e tele-assistenza) sono ancora allo stadio sperimentale e con uso limitato (10% e 8% delle aziende). Ma sanità digitale è anche Big Data Analytics (BDA) e Business Intelligence (BI). L’investimento in questi settori è stato pari a 15 milioni di euro nel 2016 e il 36% delle direzioni strategiche di aziende sanitarie o istituzioni sanitarie pensa che sia prioritario sviluppare questo settore.

Anche nella sanità, come nel resto dei settori, l’Italia rimane affossata da una gap culturale e professionale, oltre che economico. Gli investimenti per lo sviluppo digitale della sanità, infatti, non si esauriscono solo al capitale economico, ma anche a quello a umano (a oggi scarsamente preparato nell’affrontare le sfide tecnologiche). Ne è convinta GE Heathcare, la divisione medicale di General Electric, che in un recente memorandum per lo sviluppo di un sistema sanitario nazionale più sostenibile, ha proposto una serie di soluzioni che vanno dall’implementazione delle tecnologie per la cura dei pazienti fino a logiche di pay for value.

Oggi il peso delle tecnologie nella cura dei pazienti tende a crescere rispetto alle altre voci di spesa e non assecondarlo, governandolo al contempo con modelli di valutazione clinica ed economica, rischia di lasciare il nostro Paese al di fuori della medicina di eccellenza.