19 settembre 2018
Aggiornato 09:30

Big Data e Analytics? Un business (solo) delle grandi imprese

Solo il 7% delle PMI fa uso di Big Data e Analitycs per implementare i propri modelli di business per un mercato che oggi vale 1,1 miliardi di euro
Big Data e Analytics? Un business (solo) delle grandi imprese
Big Data e Analytics? Un business (solo) delle grandi imprese (Shutterstock.com)


MILANO - Oltre un miliardo di euro. E’ questa la spesa complessiva del mercato dei Big Data italiano, con una crescita che raggiunge il 22% in più rispetto all’anno scorso. Un appannaggio solo delle grandi imprese, però, che si dividono l’87% della spesa complessiva, mentre le PMI restano al palo, schiacciate da spese troppo elevate e, soprattutto, dalla difficoltà di trovare figure competenti interne come Chief Data Officer e Data Scientist. Una fotografia, quella scattata dall’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano, che conferma uno scenario italiano sempre più frastagliato, dove la distanza tra imprese (di piccole e grandi dimensioni) si acuisce con l’evoluzione tecnologica. Sono 188mila, secondo Cerved, le PMI che ancora rifiutano la digitalizzazione, nascondendo senza remore la testa sotto la sabbia.

E i dati lo confermano. Tra le aziende che utilizzano maggiormente strategie legate ai Big Data e agli Analytics ci sono quelle relative al settore bancario (28%), seguite da un percentuale simile di aziende del settore manifatturiero (24%). Mentre tra le PMI, solo il 7% fa uso di Big Data e Analitycs per implementare i propri modelli di business. Uno dei problemi principali, tuttavia, resta la difficoltà - non solo di internalizzare figure e skill competenti - ma soprattutto, di stimare l’effettiva utilità dei Big Data. Quando si tratta di valutare l’investimento in progetti di Big Data Analytics, spesso le PMI trovano difficoltà a stimare i reali benefici.

«Tendenziamente le PMI non sono ancora alla ricerca di data scientist, inteso come quel profilo trasversale in grado di far incontrare conoscenze informatiche, di business e capacità di storytelling – analizza Carlo Vercellis, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. L’approccio con il quale le organizzazioni con meno di 250 addetti affrontano i Big Data Analytics è infatti ancora di tipo tradizionale: nelle piccole realtà l’analisi dei dati, seppur sviluppata con tecnologie innovative, rimane una prerogativa dell’IT o un argomento complesso da dover richiedere in modo sistematico la consulenza di società esterne specializzate».

Per fare pubblicità e vendere, però, oggi i Big Data sono fondamentali. Se un tempo c’era la cartellonista appesa alle fermate dell’autobus, oggi la pubblicità passa per le analisi predittive dei dati che l’azienda è stata capace di generare in un determinato periodo. Del resto i meccanismi che oggi regolano gli spazi pubblicitari e il loro acquisto dipendono dalla mole infinita di dati che noi utenti stessi lasciamo sul web, attraverso i siti che visitiamo o, semplicemente, i like che lasciamo su una pagina Facebook. Dati che servono ovviamente alle aziende per formulare in modo ottimizzato le proprie campagne di advertising. E per avere una maggiore interazione con l’utente. I Big Data, in modo molto semplice, aiutano a ottimizzare i processi produttivi e, cosa fondamentale, possono prevedere i comportamenti del cliente. In questo modo l’azienda sarà in grado di fornirgli un’esperienza personalizzata, sempre più richiesta, individuando le sue esigenze ancora prima che il cliente le manifesti.

Tra le aziende che hanno avviato iniziative, infatti, gli obiettivi dei progetti di Big Data Analytics sono stati soprattutto il miglioramento dell’engagement con il cliente (70%) e l’incremento delle vendite (68%). «L’utilizzo dei Big Data Analytics è indispensabile per non rischiare di perdere capacità competitiva - continua Vercellis -. Le imprese che negli anni scorsi hanno saputo approfittarne, affiancando all’innovazione tecnologica un modello organizzativo capace di governare il cambiamento, oggi si trovano in portafoglio processi piu' efficienti, nuovi prodotti e servizi con un ritorno dell’investimento certo e misurabile».