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La libertà su internet è utopia: sempre più governi manipolano i social network

Lo studio, effettuato su 65 Paesi, rileva come una trentina di governi impieghino una qualche forma di manipolazione per distorcere le informazioni on-line

La libertà su internet è utopia: sempre più governi manipolano i social netwrok
La libertà su internet è utopia: sempre più governi manipolano i social netwrok (ANSA)

ROMA - In tutto il mondo, la libertà di Internet si sta deteriorando: alcuni governi hanno abbandonato il loro servizio mobile su Internet, limitando lo streaming video in diretta e impiegando un esercito digitale di commentatori filogovernativi. Sono sempre più numerosi i governi che seguono le orme di Russia e Cina nel manipolare i social media e reprimere il dissenso on-line, tendenza che rappresenta una grave minaccia per la democrazia. E' quanto risulta da uno studio dell'ong Freedom House, "Freedom of the net".

Lo studio, effettuato su 65 Paesi, rileva come una trentina di governi impieghino una qualche forma di manipolazione per distorcere le informazioni on-line, contro i 23 di un'analoga ricerca effettuata l'anno scorso. Secondo il rapporto, che copre un periodo che va da giugno 2016 a maggio 2017, circa la metà dei 65 paesi valutati - che copre circa l'87% di tutte le persone online a livello globale - ha visto il loro declino delle libertà Internet, con Ucraina, Egitto e Turchia che mostrano la più notevole erosione delle libertà in un anno. La Cina è rimasta la più grande divoratrice di libertà in internet, seguita da Siria ed Etiopia

Fra le tattiche utilizzate per erodere la libertà vi sono i commentatori pagati dalle autorità, i "troll", i "bots" - ovvero gli account automatizzati - falsi siti di notizie e canali di propaganda: tecniche che sono assai più difficili da contrastare rispetto ad altri tipi di censura quali l'oscuramento dei siti", come commenta lo studio. Le tattiche di manipolazione e disinformazione online hanno svolto un ruolo importante nelle elezioni svoltesi in almeno 18 paesi nell ultimo anno, compresi gli Stati Uniti.

Secondo Fredom House il 2017 è il settimo anno consecutivo in cui si registra una diminuzione globale della libertà su internet: per il terzo anno di fila il principale colpevole è il governo cinese, ma non mancano altri esempi come «l'esercito della tastiera» impiegato dalle autorità filippine (con una paga giornaliera di 10 dollari) per dare l'impressione di un forte sostegno popolare alla brutale campagna contro la droga varata dal presidente Rodrigo Duterte e costata la vita a migliaia di persone. L’uso da parte della Turchia di 6mila uomini per contrastare gli oppositori del governo sui social media. Nell'ottobre 2016, il governo etiope ha chiuso le reti mobili per quasi due mesi nell'ambito di uno stato di emergenza in mezzo alle proteste antigovernative. La Bielorussia ha interrotto la connettività mobile per impedire che le immagini livestreamed raggiungessero il pubblico di massa. Il Bahrain ha emanato una legge specifica che vieta l'utilizzo di video in diretta sui loro siti web.

Sanja Kelly, direttore del progetto Freedom on the Net di Freedom House, ha detto che il declino delle libertà Internet è coinciso con l'aumento dell'accesso a internet in tutto il mondo e che la gente si rivolge sempre più a Internet per promuovere le riforme democratiche e maggiori diritti umani. «Una delle ragioni per cui stiamo assistendo a maggiori restrizioni è proprio perché alcuni leader dei paesi autoritari, in particolare, hanno scoperto il potere di Internet e stanno cercando di trovare metodi innovativi per sopprimere questo fenomeno», ha detto. Fino a poco tempo fa, alcuni governi in Africa e in altre parti del mondo non prestavano molta attenzione a internet, concentrandosi invece sui media tradizionali, come la radiodiffusione. Questa focalizzazione si sposta quando la penetrazione di internet raggiunge il 20-30 per cento della popolazione.

Lo studio ha inoltre riscontrato che i governi di almeno 14 paesi hanno limitato la libertà di internet nel tentativo di affrontare la manipolazione dei contenuti. In uno di questi esempi, l'Ucraina ha bloccato i servizi basati sulla Russia, tra cui il social network e il motore di ricerca più utilizzato del paese, nel tentativo di reprimere la propaganda a favore della Russia. «La soluzione alla manipolazione e alla disinformazione non consiste nel censurare i siti web, ma nell' insegnare ai cittadini come individuare notizie e commenti falsi - ha detto Sanja Kelly, direttrice del progetto - Le democrazie dovrebbero garantire che la fonte della pubblicità politica online sia almeno altrettanto trasparente online quanto offline».