26 marzo 2019
Aggiornato 15:00
realtà virtuale

A Milano la prima sala 'cinema' per la realtà virtuale: è l'era degli spazi multi-persona?

Sorgerà all'interno di BASE Milano, dove le persone potranno provare la realtà virtuale con altre persone. Progetti simili stanno già nascendo in USA e UK

A Milano la prima sala 'cinema' per la realtà virtuale
A Milano la prima sala 'cinema' per la realtà virtuale Shutterstock

MILANO - Separati, ma insieme. Potrebbe essere questo il nuovo concetto di cinema del futuro dove la tecnologia si mischia alla cultura e a nuove forme di integrazione sociale e dove la realtà virtuale prende il sopravvento. Che sia un bene o un male, lo dirà il tempo: del resto, immaginare un centinaio di persone con in fronte un visore per la realtà virtuale che proietta, per ognuno di essi, una sequenza di immagini praticamente identiche, può far venire qualche dubbio. Intanto, a crederci, c’è Milano Film Festival e Fastweb Digital Academy che hanno recentemente annunciato Ultrareal World, la prima sala cinematografica VR 360° d'Italia.

Il cinema del futuro a Milano
Il nuovo cinema del futuro, il primo di questo genere nel nostro Paese, sorgerà all’interno di BASE, in via Bergognone 34, nel capoluogo lombardo, dove sarà creato uno spazio completamente dedicato alla realtà virtuale. L’obiettivo è quello di far sperimentare al pubblico i nuovi linguaggi e le innovazioni tecnologiche del panorama audiovisivo. Ci penserà Samsung a mettere a disposizione delle persone i propri visori, per una fruizione delle produzioni che, di fatto, resta completamente soggettiva e che isola l’individuo all’interno di uno spazio strettamente personale e singolo.

Un ambiente multi-persona
Per moderare l’individualità dell’esperienza e dare, effettivamente, un senso al cinema come luogo di condivisione, le visioni saranno accompagnate da presentazioni e incontri che dovranno contribuire a favorire la condivisione delle esperienze e la nascita di nuove suggestioni. A partire da venerdì 6 ottobre e fino a marzo 2018, grazie a uno speciale calendario di sei appuntamenti, tutti i visitatori e gli appassionati potranno esplorare le nuove frontiere del cinema in una modalità del tutto nuova.

Al passo con i tempi
Teatri e cinema che propongono al pubblico esperienze di realtà virtuale stanno nascendo a iosa anche negli Stati Uniti. La sfida, anche per i colossi come Hollywood, è quella di contrastare l’abuso on-demand creato da Netflix e Amazon, attraverso cui è possibile accedere a contenuti visivi praticamente in qualsiasi momento, comodamente seduti sul divano di casa. AMC Entertainment, la più grande catena teatrale del mondo, ha investito 20 milioni di dollari nella neonata Dreamscape Immersive, una startup di Los Angeles che ha riunito nomi di Hollywood come Steven Spielberg e il produttore Walter Parkes. Secondo l’accordo, AMC introdurrà la realtà virtuale in almeno 6 teatri/cinema tra Stati Uniti e Regno Unito nei prossimi 18 mesi. Alcuni dei centri si occuperanno di ripopolare le sale cinematografiche esistenti, mentre altri saranno installazioni indipendenti. Nello specifico Dreamscape utilizza la tecnologia di motion-tracking sviluppata dalla fondazione svizzera Artanim, di Ginevra. Utilizza un display montato sulla testa, piccoli sensori indossati sulle mani e sui piedi, un computer all’interno di uno zaino indossato sulla schiena e una serie di telecamere per il monitoraggio del movimento. Il risultato finale è un avatar digitale corposo che il giocatore può vedere all'interno dell' ambiente VR. Ma ancora più importante è la creazione di un ambiente multi-persona, con teatri in grado di ospitare più persone per la realizzazione di un’esperienza.

Un nuovo inizio?
I risultati sono tutti da vedere. Del resto la realtà virtuale non è riuscita, per il momento, a prendere piede tra i consumatori a causa degli elevati costi di tecnologie e attrezzature. Secondo Parkes, le persone non sarebbero disposte a spendere 700 dollari per i visori VR, ma sarebbero felici di provarli per 15 dollari. La strategia, forse, potrebbe funzionare. Che questo possa essere un inizio?