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Deliveroo raccoglie 385 milioni di dollari e a Torino si prepara la rivolta dei riders

Mentre Deliveroo raccoglie 385 milioni di dollari da investitori statunitensi, a Torino i riders europei preparano la rivolta

Fattorino Deliveroo
Fattorino Deliveroo (Shutterstock.com)

MILANO - I numeri in Italia fanno pensare a tutto, tranne che a una crisi del settore, anche se le polemiche legate alla Gig Economy hanno caratterizzato buona parte di questo ultimo anno anche qui in Italia, con scioperi e scontri. Il prossimo, peraltro, si terrà a Torino, teatro in questi giorni del G7, il 29 settembre. A Venaria i ministri, in centro - tra i ciottoli della Cavallerizza Reale di via Verdi, all'ombra della Mole Antonelliana - le proteste dei riders (e non solo di Deliveroo).

Delivery raccoglie 385 miliardi di dollari
Mentre i riders di tutto il mondo si preparano per raggiungere il capoluogo sabaudo, Deliveroo annuncia proprio oggi nuovi finanziamenti per 385 milioni di dollari. In questo modo la valutazione del gigante del food delivery supera i 2 miliardi di dollari e diventa l’azienda leader del settore tech britannico per rapidità di crescita e uno dei più grossi casi di successo del mondo digitale in Europa. 

Capitali da oltreoceano
I capitali arrivano da oltreoceano: T.Rowe Price Associates e Fidelity Management & Research, gli stessi che in passato hanno puntato su aziende tech globali quali Facebook, AirBnB e Tesla. Oltre ai due nuovi soggetti finanziatori, hanno aumentato le quote anche gli investitori già presenti: DST Global, General Catalyst, Index Ventures e Accel Partners.

Potenziamento ed espansione
I nuovi finanziamenti consentiranno a Deliveroo di investire per permettere a un numero sempre più grande di persone di ordinare e ricevere direttamente a casa propria i piatti dei migliori ristoranti della loro città. In particolare potenziare la crescita di Deliveroo Edition, il progetto di cucine esclusivamente operative per il food delivery che permette ai ristoranti partner di espandersi senza i tradizionali costi di avviamento attività, che consente di aumentare l’offerta per i consumatori oltre che di ottimizzare i tempi delle consegne. Non meno importanti la crescita del team tecnologico e l’espansione rapida in nuovi Paesi.

Fondi per la tutela dei riders?
Parte dei fondi potranno essere utilizzati anche per migliorare le condizioni di operatività del personale, riders nello specifico? «Ai rider che collaborano con Deliveroo contiamo di offrire la più ampia flessibilità nella massima sicurezza», ci aveva garantito Matteo Sarzana, general manager della sede italiana di Deliveroo, che già pochi giorni fa ci aveva raccontato quanto i 1300 riders italiani che collaborano con l’azienda siano di fatto una vera e propria «linfa vitale». Che in Deliveroo, peraltro, cercherebbero proprio quella caratteristica tipica della Gig Economy, che poi è la stessa con cui si sono giustificate le proteste popolari: la flessibilità, costante arma a doppio taglio.

La rivolta (attesa) a Torino
Mentre Deliveroo raccoglie nuovi fondi e gli economisti prevedono una prossima acquisizione di Amazon proprio nel settore del food delivery e delle consegne di cibo a domicilio, i riders europei in lotta si danno appuntamento a Torino per il prossimo 29 settembre. «Nella cornice della gig economy il food delivery sembra farla da padrone nella scalata allo sfruttamento. L'obbiettivo delle multinazionali delle consegne di cibo a domicilio è semplice, cristallino: imporre un modello di business che massimizzi i profitti a scapito delle tutele dei propri lavoratori. Il posto di lavoro non esiste più, né a tempo determinato, né tantomeno a tempo indeterminato – è la domanda a stabilire il quando ed il come della prestazione lavorativa. È il tempo del caporalato digitale», si legge nei manifesti delle mobilitazioni coinvolte. Per Deliveroo si tratta di una (davvero) piccola percentuale di lavoratori. Lo sarà anche per l’appuntamento di Torino?