18 agosto 2019
Aggiornato 09:30
diritti d'autore

Siae, l'Ue procede contro l'Italia ed è (quasi) vittoria per l'innovazione

La Commissione europea ha deciso di aprire la procedura in quanto la riforma voluta dal ministro Franceschini (che recepisce la direttiva Barnier) di fatto prevede una liberalizzazione solo parziale nella gestione dei diritti d’autore

Siae, l'Ue procede contro l'Italia
Siae, l'Ue procede contro l'Italia Shutterstock

ROMA - Questa decisione era attesa da tempo, soprattutto chi da tempo sostiene l’innovazione, il cambiamento e l’impatto che questi possono avere - e in effetti hanno - sul territorio e sulla sua economia. La Commissione europea avrebbe finalmente deciso: a settembre, salvo colpi di scena, dovrebbe aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia sulla ormai dibattuta questione della gestione dei diritti d’autore. Una questione che in Italia trova tra i suoi sostenitori più agguerriti la startup italo-inglese Soundreef a cui molte stars hanno già affidato la gestione dei loro diritti d’autore.

Bruxelles contro Siae
La Commissione europea ha deciso di aprire la procedura in quanto la riforma voluta dal ministro Franceschini (che recepisce la direttiva Barnier) di fatto prevede una liberalizzazione solo parziale nella gestione dei diritti d’autore: nel concreto, infatti, se da una parte la normativa italiana riconosce il diritto degli autori ad affidarsi a qualsiasi società per la gestione dei loro diritti - dall’altra conferma il monopolio di Siae in quanto unico ente a cui spetta la raccolta dei compensi relativi ai diritti medesimi degli autori. Ricordiamo che la direttiva Barnier (che deve essere obbligatoriamente recepita dagli Stati membri) consente al titolare del diritto d’autore di scegliere liberamente l’organismo di gestione collettiva a cui affidare i suoi diritti.

Così Siae mantiene il monopolio
Questo meccanismo, di fatto, permette a Siae di mantenere il monopolio sul Paese, quanto a diritti d’autore. «Ignorando i principi cardine della direttiva europea - dicono Davide D’Atri, CEO di Soundreef e il suo team -. Il Governo italiano ha perso una grande occasione di far rotta verso il futuro e ha scelto di restare anacronisticamente aggrappato al passato, a un monopolio vecchio oltre 125 anni che sin qui ha garantito i diritti di pochi – i più ricchi e famosi – ed imposto a tanti – soprattutto i più giovani – di subire regole del gioco scritte da altri, passivamente e in totale assenza di ogni alternativa».

Anche Sky e Vodafone
La notizia dell’apertura del provvedimento arriva, peraltro, dopo l’indagine da parte dell’Antitrust avviata lo scorso aprile contro Siae per abuso di posizione dominante, indagine a cui si sono aggiunte recentemente anche Vodafone e Sky. Le due società, infatti, chiedono a Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità per la Concorrenza, di essere sentite e di avere accesso agli atti. In sostanza di entrare nell'istruttoria contro Siae.

Politica vecchia e nuova
L’innovazione digitale, peraltro, sembra aver spaccato in due la classe politica, segnando una trincea più o meno profonda, tra i parlamentari più attenti a sostenere startup e imprese innovative e quelli più protezionisti e tradizionali. E’ di pochi giorni fa, infatti, la presentazione da parte del deputato democratico Emiliano Minnucci di un emendamento volto ad aprire il mercato dei diritti d’autore sulle opere musicali, limitando così il monopolio della Siae. Il testo propone, in concreto, di dare mandato all’Agcom di definire su quali segmenti del mercato dei diritti l’esclusiva Siae abbia ancora senso e su quali, invece, l’attività sia contenibile. Intanto la procedura si Bruxelles contro il monopolio italiano potrebbe segnare una svolta vera.

Il contro-attacco di Siae
Per tutta risposta la Siae si è limitata a pubblicare una nota stampa sul proprio sito web nella quale afferma che «non è in corso alcuna procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano per il decreto di recepimento della direttiva Barnier». Alla Siae non risulterebbe quindi nessun’azione contro l’Italia: «Possiamo, però dire, però dire che l'Italia, a differenza di altri Paesi Europei, che non hanno ancora recepito la Direttiva, ha reso legge la direttiva Barnier seguendo l'invito all'armonizzazione. Il legislatore ha compiuto una scelta di merito sul recepimento e Siae non può che seguire le norme adottate. Come SIAE, peraltro, continuiamo la nostra battaglia a tutela del diritto d’autore, forti dei risultati ottenuti in questi ultimi anni grazie anche alla digitalizzazione della Società. La partita del diritto d’autore si gioca a livello internazionale e Siae è pronta a difendere i propri associati, non condividendo logiche di polverizzazione ed invece lavorando per consentire al repertorio italiano di continuare a rivestire un ruolo centrale nel panorama della produzione culturale».