26 giugno 2017
Aggiornato 09:00
terrorismo online

Le quattro strategie di Google per combattere il terrorismo

Tecnologie e algoritmi più sofisticati, più risorse umane e attenzione ai video su Youtube. Ecco le quattro nuove strategie che Google metterà in campo per la lotta al terrorismo online

Le quattro strategie di Google per combattere il terrorismo
Le quattro strategie di Google per combattere il terrorismo (ANSA)

ROMA - Google torna a fare il punto sulle misure di contrasto alla diffusione del terrorismo online. Un ruolo importante quello di BigG, che si trova a dover gestire il più grande canale di distribuzione video, YouTube, e il più utilizzato motore di ricerca del web. E se da una parte molte delle cellule terroristiche nascono sui social network come Facebook dove dilagano per poi concretizzarli offline, anche Google rappresenta un terreno molto fertile per la nascita di gruppi terroristici e per il passaggio delle informazioni. Al fine di contrastare tali operazioni Google ha delineato quattro misure, oltre a quelle già in atto, per combattere il terrorismo.

Più tecnologia
In primo luogo Google intensificherà gli sforzi per impiegare la tecnologia capace di identificare video con contenuti legati all'estremismo e al terrorismo. Saranno incrementate le risorse per sviluppare algoritmi di machine learning sempre più sofisticati, capaci di distinguere i video che parlano di terrorismo a scopo informativo da quelli che, invece, incitano a commettere atti terroristici.

Più risorse umane
La tecnologia, però, spesso non è sufficiente per un’azione a 360 gradi. Google, a tal proposito, aumenterà il numero di esperti indipendenti che fanno parte del programma YouTube Trusted Flagger. Il programma, inoltre, sarà destinato ad estendersi ad altre 50 organizzazioni non governative che vanno ad aggiungersi alle 63 già esistenti. Google, in più, amplierà la collaborazione con i gruppi di lotta all'estremismo per identificare i contenuti idonei a radicalizzare e a reclutare gli estremisti.

I video su Youtube
La terza azione è direttamente rivolta verso quei video che, pur non violando le regole di YouTube, contengono chiare istigazioni religiose o affermano la superiorità di una razza rispetto a un’altra. Questi contenuti saranno contrassegnati con un apposito avviso e non saranno monetizzati, raccomandati o idonei a ricevere commenti o approvazioni da parte degli utenti. In questo modo risulteranno molto più difficili da individuare da parte del pubblico.

Redirect method
La quarta strategia di Google si basa, invece, sul Redirect Method: in sostanza l’invio di pubblicità mirata rivolta a potenziali nuovi membri dell’ISIS contenente un redirect ai video che ne combattono l'ideologia. Una tecnica già usata in precedenza da Google, grazie alla quale è stato trasmesso oltre mezzo milione di minuti di filmati che contrastano i messaggi usati dalle organizzazioni terroristiche per cercare nuove reclute.