11 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
digitalizzazione

Dove finiscono i 6 miliardi di spesa pubblica tecnologica, per digitalizzare la PA

Sono sei i miliardi di euro all'anno che dovranno essere usati per digitalizzare la pubblica amministrazione. Vi spieghiamo in poche parole come le amministrazioni sono chiamate a spendere questi soldi

Come la PA dovrà usare i 6 miliardi di spesa pubblica tecnologica
Come la PA dovrà usare i 6 miliardi di spesa pubblica tecnologica Shutterstock

ROMA - Sei miliardi di euro l’anno. E’ questo il valore della spesa pubblica che sarà destinato alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e previsti dal Piano Triennale della PA, approvato da Gentiloni e redatto dall'Agenzia per l'Italia digitale in collaborazione con il Team per la Trasformazione Digitale. Sei miliardi di euro che avranno lo scopo non solo di sviluppare l’interazione aperta tra cittadini Comuni, Regioni e Stato (ad esempio attraverso i pagamenti digitali), ma anche di semplificare il servizio sanitario, giusto per citarne uno. Un piano che dovrà servire soprattutto a dimezzare le spese informatiche, indottrinando quindi la PA a una maggiore razionalizzazione delle risorse. In parole povere, come le amministrazioni - che finora hanno agito in modo autonomo - dovranno spendere i soldi pubblici. Sì, ma come? Ci siamo presi la briga di leggere l’intero Piano Triennale e cerchiamo di spiegarvi che fine faranno questi soldi.

Infrastrutture fisiche

Data Center e Cloud
Un data center è una struttura che permette di centralizzare le operazioni e le apparecchiature IT di un'azienda, in cui è possibile archiviare, gestire e disseminare i dati aziendali (in questo caso della PA). Uno scenario attualmente molto frammentato quello italiano che ha bisogno di essere razionalizzato. Il piano prevede una serie di azioni, tra cui la più importante è quella di individuare le infrastrutture esistenti di proprietà della PA da eleggere a Poli strategici nazionali che dovranno quindi rispettare determinati requisiti tecnici e di qualità. Le PA, inoltre, saranno sempre più indirizzate alla migrazione dei servizi verso il cloud.

Connettività
La sfida qui si gioca soprattutto sull’estensione della banda ultra larga a tutte le amministrazioni che dovranno essere quindi in grado di erogare tutti i servizi relativi sia ai processi amministrativi interni sia ai servizi pubblici rivolti ai cittadini. La spesa pubblica, inoltre, dovrà essere indirizzata ad aumentare la diffusione della connettività wireless nei luoghi pubblici e negli uffici della Pubblica amministrazione accessibili al pubblico, anche al fine di favorire l’accesso ai servizi da parte dei cittadini attraverso l’uso di reti wi-fi pubbliche.

Infrastrutture immateriali

Banche dati di interesse nazionale
Partendo dal presupposto che il ‘dato’ deve essere inteso come bene comune, la spesa pubblica sarà indirizzata alla razionalizzazione delle banche dati esistenti e all’introduzione di nuove banche dati che possono risultare utili alla stessa PA, evitando quindi alle amministrazioni di chiedere le stesse informazioni più volte a cittadino o azienda. Rientrano in questa area registri come l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, l’Anagrafe delle aziende agricole e altri registri che dovranno essere costituiti, come l’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata di professionisti e imprese.

Open Data
L’Italia non brilla certo quanto a ‘dati aperti’, informazioni di fondamentale importanza soprattutto per il recepimento della Direttiva europea sull'informazione nel settore pubblico. Essendo il sistema italiano ancora molto frammentato, con pochissimi casi virtuosi, la spesa pubblica sarà indirizzata a identificare i dati che possono essere resi disponibili secondo i principi dell’open data e, soprattutto, mirata a rendere disponibili come dati di tipo aperto quelli attraverso i quali si possa ottenere un forte impatto sulla società civile e sulle imprese, garantendo il rispetto di requisiti di qualità.

Piattaforme abilitanti
Le Piattaforme abilitanti sono soluzioni che offrono funzionalità fondamentali, trasversali e riusabili nei singoli progetti, uniformandone le modalità di erogazione. In questo modo sarà più facile per le amministrazioni offrire al cittadino e alle imprese un modo uniforme e più semplice di interazione e collaborazione. Il processo di realizzazione delle Piattaforme abilitanti è già avviato. Alcune piattaforme sono già operative, ma non ancora utilizzate da tutte le amministrazioni, altre sono in fase di realizzazione o di pianificazione. La spesa pubblica sarà quindi indirizzata a favorire l’adozione delle Piattaforme abilitanti in tutte le amministrazioni, realizzare quelle già progettate e migliorane le funzionalità.

Piattaforme abilitanti operative (che vanno estese a tutte le amministrazioni)
CIE (Carta d’identità elettronica): documento d'identità munito di elementi per l'identificazione fisica del titolare, rilasciato su supporto informatico dalle amministrazioni comunali, con la prevalente finalità di dimostrare l'identità del suo titolare;
SPID (Sistema pubblico d’identità digitale): sistema di autenticazione che, attraverso credenziali classificate su tre livelli di sicurezza, abilita ad accedere ai servizi, ai quali fornisce dati identificativi certificati;
PagoPa (Gestione elettronica dei pagamenti verso la PA): sistema che interconnette tutti i prestatori di servizi di pagamento alle Pubbliche amministrazioni e consente al cittadino di effettuare il pagamento scegliendo lo strumento e l’ente preferito. Il sistema fornisce inoltre alle PA i flussi per la rendicontazione e la riconciliazione automatica;
Fatturazione elettronica: gestisce la fatturazione passiva della PA e consente alle amministrazioni di ottimizzare i processi interni integrando la fattura elettronica nei processi contabili e consentendo l’automazione del ciclo dell’ordine;
ANPR (Anagrafe nazionale della popolazione residente): l’anagrafe centrale di tutti i cittadini e i residenti in Italia. Essa contiene i dati anagrafici, gli indirizzi di residenza e domicilio (fisico e digitale) e rappresenta l'archivio di riferimento delle persone fisiche per tutti gli altri sistemi nazionali (migrazione da anagrafi locali ad anagrafe centrale in corso).

Piattaforme abilitanti in fase di progettazione (che vanno realizzate ed estese)
ComproPA: sistema nazionale di e-procurement che interconnette, in modalità interoperabile, tutti gli attori del processo di e-procurement garantendo la gestione, la digitalizzazione e il governo dell’intero ciclo di vita degli appalti pubblici nel rispetto delle disposizioni del Codice degli appalti e delle direttive europee;
Sistema di avvisi e notifiche di cortesia: un sistema, in conformità con quanto previsto anche dalla normativa eIDAS60, per consentire al cittadino di ricevere e inviare avvisi e notifiche di cortesia, anche con valore legale, in formato digitale, da e verso tutta la PA, assicurando la tracciabilità, l’integrità, la confidenzialità e il non ripudio;
SIOPE+: evoluzione del sistema SIOPE (utile alla gestione dei flussi di cassa) finalizzato a garantire l’analisi e la valutazione della spesa, il monitoraggio e il controllo dei conti pubblici e a favorire l’attuazione del federalismo fiscale, attraverso attività di armonizzazione e standardizzazione di schemi e flussi dati;
NoiPA: evoluzione dell’attuale sistema di gestione del personale che eroga servizi stipendiali alle PA, a cui saranno aggiunte funzionalità per la gestione delle componenti non economiche del personale, anche a supporto della recente riforma della PA (Legge 124/2015 recante «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»);
Sistema di gestione dei procedimenti amministrativi nazionali: garantisce la comunicazione digitale tra cittadini e PA attraverso lo strumento del domicilio digitale. Permette la dematerializzazione dei procedimenti amministrativi, così da contribuire alla realizzazione di un sistema cooperativo tra amministrazioni che renda interoperabili i flussi documentali tra di esse, riconducendo a unitarietà la gestione dei dati, degli eventi e dei documenti informatici non strutturati;
Poli di conservazione: sistema realizzato delle PA per l’erogazione di servizi di conservazione documentale, con il coinvolgimento dell’Archivio centrale dello Stato che permette la conservazione perenne degli archivi digitali della PA.

Strumenti per la generazione e diffusione dei servizi digitali
I 6 miliardi all’anno previsti dal Piano Triennale dovranno poi essere destinati a implementare o sviluppare tutti quei servizi digitali utili al cittadino nei vari settori della PA come la Sanità, la Finanza Pubblica o la Giustizia. Dovrà essere avviato il CUP il Centro Unico di Prenotazione, il sistema centralizzato informatizzato per la prenotazione unificata delle prestazioni (per ridurre i tempi di attesa); dovrà essere implementato e dispiegato il Processo civile telematico e quello tributario telematico. Per ciò che attiene allo Sviluppo e alla Sostenibilità i fondi dovranno servire alla razionalizzazione delle infrastrutture presenti sul territorio e alla definizione del nuovo sistema SISTRI «Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti» che ha l’obiettivo di informatizzare l’intera filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania. E questi sono solo alcuni esempi.

Data & Analytics Framework
Ad oggi non esiste nella Pubblica amministrazione un framework di analisi, standardizzazione e interscambio dei dati pubblici che favorisca, al contempo, la definizione e il monitoraggio di politiche data-driven. Negli ultimi anni, le tecnologie big data sono maturate a tal punto da essere utilizzate non solo negli ambienti di produzione delle maggiori aziende IT (ad es. Google, Facebook, Twitter, Linked-In), ma anche in quelli di banche, società di assicurazione, operatori di lotterie e scommesse, società di trading. Conseguentemente sono emersi nuovi profili professionali, come il data scientist e il big data architect, le cui competenze sono da considerarsi necessarie per il governo e l’uso delle piattaforme di big data. La spesa pubblica sarà quindi indirizzata alla creazione di una Piattaforma big data e alla costituzione di un team di data scientist, big data architect e data engineer al fine di favorire la conoscenza delle strategie data-driven (basate sui Big Data) anche a livello amministrativo locale.