Cyber security

Giovani sempre più on line (inconsapevoli dei rischi)

Il rapporto tra giovani e tecnologia non tarda ad esprimere tratti di forte criticità laddove produce fenomeni sorprendenti, complessi, sfuggenti a qualsiasi opera di classificazione definitiva come il cyberbullismo, la prepotenza cibernetica, l'adescamento on-line e il sexting

I giovani sempre più on line, ma non sono consapevoli dei rischi
I giovani sempre più on line, ma non sono consapevoli dei rischi (Shutterstock.com)

ROMA - Nove minori su dieci usano Whatsapp costantemente durante l'arco di una giornata mentre cinque ragazzi su dieci della secondaria di primo grado e 6 su 10 della secondaria di secondo grado dichiarano di usare facebook. E ancora: cinqua teenagers su dieci usano Instagram in entrambe le tipologie di scuola mentre 1 su 10 usa Twitter ma solo il 36 per cento di un campione di duemila ragazzi, di età compresi tra i 13 e i 17 anni, dimostra di avere la consapevolezza che le azioni on line possono avere conseguenze, anche gravi.
E' quanto emerge dal rapporto tra adolescenti e le nuove tecnologie di comunicazione (e social media) realizzato dall'Università La Sapienza di Roma e dalla Polizia postale e della Comunicazioni. L'attrazione tra giovani e nuove tecnologie è oramai inarrestabile: secondo i dati della ricerca per stare insieme in rete, per socializzare e soddisfare la curiosità tipica dell'età, 6 ragazzi su 10 usano i social network, in contatto globale, 24 ore su 24, per 9 ragazzi su 10 sempre soprattutto attraverso gli smartphone.

Rischi: cyberbullismo, prepotenza cibernetica, adescamento on-line e il sexting
Il rapporto tra giovani e tecnologia però non tarda ad esprimere tratti di forte criticità laddove produce fenomeni sorprendenti, complessi, sfuggenti a qualsiasi opera di classificazione definitiva come il cyberbullismo, la prepotenza cibernetica, l'adescamento on-line e il sexting. Alcuni casi reali di cyberbullismo, adescamento in rete, sexting denunciati alla Polizia Postale e delle Comunicazioni sono stati trasformati in un questionario dove 2000 nativi digitali di età compresa tra i 13 e i 17 anni hanno espresso in forma anonima quali comportamenti considerano gravi, quali colpe attribuiscono alle vittime, quali adulti vorrebbero coinvolgere qualora fossero protagonisti di storie simili, e in ultimo quanto sanno comprendere effettivamente le conseguenze che alcune semplici azioni virtuali producono nella realtà.
«Occorre fare cultura e fare rete perchè le giovani generazione rappresentano un bene prezioso per il Paese», ha detto Gabrielli sottolineando come le insidie e i pericoli che si nascondono sui social non possono essere comobattuti solo con la repressione. La direttrice della Polizia postale e delle comunicazioni; Nunzia Ciardi, ha sottolineato la «velocita» e la «potenza» con la quale si muovono i cambiamenti sulla rete e questo rende particolarmente complesse anche le azioni di prevenzione.