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Nuove postazioni di telemedicina italiana no profit in Africa

Ght è una Onlus nata nel 2013. Offre un servizio di teleconsulto medico, open source, gratuito, multidisciplinare che si avvale di un pool di specialisti italiani che prestano gratuitamente la loro consulenza

ROMA - Crescono ancora e si rafforzano presenza e numero delle postazioni di telemedicina italiana no profit nei Paesi più poveri dell'Africa. Si inaugura il prossimo sabato 28 gennaio in Malawi la nuova missione della Global Health Telemedicine (Ght) Onlus di Roma, coordinata dal dottor Michelangelo Bartolo responsabile del servizio di telemedicina dell'Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma che da anni promuove progetti di cooperazione internazionale.

Postazioni di telemedicina a Blantyre
Nei sette giorni saranno consolidate diverse postazioni di telemedicina italiana a Blantyre operanti presso il programma DREAM della comunità di Sant'Egidio e saranno inaugurate ben 3 nuove postazioni di telemedicina finanziate dal Rotary e una sostenuta dalla ASL Roma 4 che è rappresentata dal suo Direttore Generale Giuseppe Quintavalle che ha voluto collaborare in prima persona non solo nella raccolta dei fondi ma anche nel portare apparecchiature ed affiancarsi per una settimana ai medici malawiani. La missione sarà conclusa in Kenya, dove verrà inaugurata una postazione di telemedicina italiana al centro sanitario di Aina. In questa missione, oltre a Bartolo che è l'ideatore di Ght e il responsabile dei programmi di telemedicina della comunità di Sant'Egidio, della missione italiana in Africa fanno parte i consiglieri di Ght Elena Cara e Fulvio Erba, insieme a Gian Paolo Regensburger in rappresentanza dei Rotary Club romani, Giuseppe Quintavalle direttore generale della ASL 4 di Roma e altri medici.

Cos’è Ght Onlus
Ght è una Onlus nata nel 2013 dall'esperienza del programma Dream della Comunità di Sant'Egidio per la cura dell'HIV. Offre un servizio di teleconsulto medico, open source, gratuito, multidisciplinare che si avvale di un pool di specialisti italiani che prestano gratuitamente la loro consulenza. La richiesta inviata dal software viene smistata automaticamente, anche in considerazione dell'idioma, allo specialista disponibile che prenota la risposta impegnandosi a rispondere entro 24 ore o, nel caso di urgenze, nel più breve tempo possibile. Le branche specialistiche collaudate sono la cardiologia, la dermatologia e l'angiologia, la neurologia, la pediatria, la radiologia, l'oculistica, la chirurgia. E il sistema supporta sezioni di teleconsulti no profit dall'Italia di altre branche specialistiche. L'attività di Ght è rivolta soprattutto, ma non solo, ai Paesi in via di sviluppo con particolare attenzione all'Africa sub sahariana. Al ritorno in Italia della missione Ght in partenza saranno nove i Paesi dell'Africa collegati ai servizi di telemedicina italiana no profit: Angola, Congo, Guinea, Mozambico, Repubblica Centroafricana, Tanzania, Togo, oltre al Malawi e al Kenya.

Le postazioni medicali in Africa
La diffusione di questo servizio di teleconsulto multispecialistico italiano si sta velocemente moltiplicando specie nelle zone più disagiate dell'Africa. Ogni postazione remota è dotata di una serie di apparecchiature medicali, quali un elettrocardiografo, strumentazione per acquisire radiografia, ecografie, cartelle cliniche, fotografie HD, il tutto collegato ad una piattaforma web che, cosa più unica che rara, può funzionare anche off line, particolare che rende l'utilizzo possibile anche in zone con connettività internet limitata. Una volta descritta la situazione clinica del paziente questa può essere inviata ad una branca specialistica di competenza. Attualmente ce ne soni ben 18: le più richieste sono sicuramente la cardiologia, malattie infettive radiologia, ortopedia, e dermatologia. Il software invierà quindi il quesito agli specialisti interpellati che riceveranno una notifica via sms o email. Il primo disponibile prenderà in visione il caso clinico e potrà dare indicazioni diagnostiche e suggerimenti terapeutici. Una specie di radiotaxi della sanità che si sta diffondendo sempre di più e che rappresenta forse un nuovo modo di fare cooperazione. E' forse uno degli aspetti positivi della globalizzazione che ci rende tutti più vicini.

Investire nella sanità
In un tempo in cui si torna a parlare di cooperazione e di sviluppo come arma per contrastare le ondate migratorie, investire sulla sanità è un modo per creare ponti di sviluppo. Nel novembre 2003 il viceministro degli esteri Mario Giro ha inaugurato una postazione di telemedicina nella repubblica del Centrafrica, sottolineando come anche progetti sanitari possono portare sviluppo e crescita. I dati di attività sono eloquenti: in pochi anni oltre 5000 teleconsulti provenienti da 24 centri sanitari in 9 paesi africani, 120 specialisti italiani che offrono gratuitamente la loro professionalità, 5 corsi di formazione per medici e infermieri africani, una quindicina di centri remoti in attesa di essere collegati con la rete della Global Health Telemedicine. Ogni teleconsulto è monitorizzato attivamente anche dal centro Servizi di telemedicina dell'ospedale San Giovanni di Roma che ha recentemente siglato un accordo con la Comunità di Sant'Egidio per sostenere tale innovativo programma. Si controlla che ogni quesito riceva una risposta e si fa funzione di help desk sia per i medici richiedenti che refertanti.

Un buon software, realizzato da BS Innova e approvato dalla Società Italiana di Telemedicina, è la "conditio sine qua non" per far funzionare il progetto ma il vero segreto è l'aver creato una rete di medici che sostiene attivamente questo progetto anche con missioni tese alla formazione e all'affiancamento dei sanitari locali. Si tratta di un modello che sta attirando diverse eccellenze della sanità italiana. Collaborano con il programma di telemedicina di Sant'Egidio la Fondazione Arpa di Pisa, l'istituto Besta di Milano, il centro ustioni di Cesena, per citarne solo alcune.