6 giugno 2020
Aggiornato 22:30
convegno alla luiss

Cosa ha detto Mark Zuckerberg a Roma

Tutto ciò che ha detto Mark Zuckerber nella sua visita a Roma, dai consigli per essere un buon imprenditore alle visioni future come la realtà virtuale e la smart home

ROMA - Una giornata campale, all’insegna della condivisione, nel vero spirito del social network che ha inventato e che ha rivoluzionato cambiato per sempre il nostro modo di comunicare. Non sarà forse un caso se lui, Mark Zuckerberg, è il quinto uomo più ricco al mondo. Una ricchezza a cui abbiamo contribuito anche noi, attraverso l’uso smodato di Facebook, del quale non sappiamo più fare a meno.

Ha fatto jogging nella Roma antica che tanto ha dichiarato di ammirare, tra il Colosseo e il Circo Massimo, ha incontrato il Papa, accompagnato dalla moglie Priscilla e il premier Matteo Renzi. E poi i ragazzi della Luiss e le diverse startup dell’acceleratore Luiss Enlabs di Roma. Ma quali i suoi messaggi? In molti hanno gridato all’ennesimo format per testare le potenzialità di Facebook e l’interesse mediatico che un tale evento poteva generare anche qui in Italia. Del resto, un uomo come Mark non può che essere soggetto anche a critiche. I suoi messaggi più importanti, riassunti in piccole pillole.

Il terremoto
La visita di Mark a Roma è anche per solidarietà nei confronti degli sfollati e delle persone colpite dal terremoto del 23 agosto scorso. «E’ davvero difficile immaginare come in un battito di ciglia la vita possa essere sconvolta. Ho visto la combattività degli italiani, date un esempio a tutto il mondo. Mi sono chiesto come la comunità potesse dare una mano. Nel caso di disastro naturale c’è una funzionalità Facebook molto importante, che aiuta a capire se i nostri cari stanno bene. E’ stato usato anche la settimana scorsa dagli iscritti Facebook in Italia».

Casa connessa
Tra un mese dovrebbe essere presentato al pubblico il progetto di 'smart-home' di Zuckerberg. «La sfida è stata mettere a punto il sistema di intelligenza artificiale" ha spiegato "siamo al punto in cui posso controllare cose come luci, musica, porte e temperature con comandi vocali. Stiamo provando anche a creare cose divertenti e sono impaziente di mostrarle al mondo. Come il riconoscimento facciale degli amici che suonano al campanello di casa per aprire la porta d'ingresso. Sono fiducioso di poterlo mostrare il prossimo mese».

(Credits photo courtesy of Facebook)

Realtà virtuale
Un settore su cui puntare, se non altro perché lo sta facendo lui ed è difficile pensare che possa sbagliarsi. «La realtà virtuale ci fa sentire come se fossimo presenti e dovete guardarvi attorno per essere nel mondo reale. Sorprendente pensare che potremo sentire il calore degli altri, è una esperienza potente».

Il successo
«Io penso che se volete costruire qualcosa di grande, dovete concentrarvi sul prodotto che volete diffondere. Serve un'idea dell'impatto che volete lasciare nel mondo […] serve sapere cosa si vuole lasciare al mondo, circondarsi di persone giuste, che servano a prescindere dal talento del fondatore […] Il successo non bussa alla porta, bisogna affrontare travaglio, tribolazione, bisogna credere nella visione futura».

Essere imprenditori
«L’imprenditoria, essenzialmente, è imparare il più in fretta possibile, tutto il possibile. Un imprenditore viene giudicato per il cambiamento che riesce a portare nella società. Sbagliare va bene se serve a imparare. Ci vuole persistenza. Ci vuole la pazienza e l’ascolto per adattare le proprie idee alla risposta degli utenti. E ci vuole una grande squadra: nessuno fa un’impresa da solo».

L’Italia può essere un buon paese per fare impresa
In Italia c’è una quantità di nuove imprese e di imprenditori impressionante. Oggi più che mai, le buone idee vengono e si sviluppano un po’ dovunque nel mondo. In Europa è nata Spotify. In Italia c’è MusixMatch di Max Ciociola. La regolamentazione in Europa è un problema. Ma l’Italia è diventata il Paese più aperto d’Europa».

(Credits photo courtesy of Facebook)

Si può fare sempre meglio
«Avrei potuto fare molto meglio. Penso sempre che abbiamo da fare di più e meglio. Me lo hanno insegnato i miei genitori, entrambi medici: usa il tuo tempo meglio che puoi. Un giorno a pranzo mia mamma mi ha detto: tu devi aiutare molte più persone di quanto facciamo noi due. Io mi sveglio ogni mattina e sento questa responsabilità. E la sento anche per la generazione di mia figlia».

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