27 novembre 2020
Aggiornato 10:00
Rivoluzione

FinTech: perché le banche tradizionali sono destinate a sparire

Il 31% degli istituti finanziari è già coinvolto in una partnership con startup fintech. Gli investimenti nel settore FinTech nell'ultimo anno è cresciuto del 106%. Ecco tutti i numeri di una rivoluzione

MILANO - Secondo un recente rapporto di KPMG e CB Insights, gli investimenti globali nelle compagnie FinTech hanno raggiunto i 19,1 miliardi di dollari nel 2015, 13,8 dei quali provengono da fondi di venture capital, per una crescita rispetto al 2014 del 106%. Solo in Europa, gli investimenti in società FinTech sono aumentati da 1,1 miliardi di dollari del 2014 ai 1,5 miliardi del 2015, con un’attività cresciuta del 30% su base annua.

Un settore di Unicorni
L’evoluzione di nuovi operatori non bancari per gestire i servizi al cliente, ovvero la «rivoluzione del FinTech» – così denominata in un articolo del The Economist – coinvolge tutti i servizi finanziari: negli ultimi anni sono nate piattaforme che disintermediano il ramo del lending, nuove soluzioni per i pagamenti via mobile, portafogli virtuali, software per la sicurezza, assicurazioni. Basti pensare che al mondo sono 19 gli «unicorni» del FinTech, di cui 14 nei settori dei pagamenti e dei prestiti. Del resto, «il FinTech è diverso dagli altri settori startup perchè il mondo finanziario segue regole stringenti ed è formato da un numero relativamente basso di grandi aziende ben consolidate» spiega a Forbes Houman Shadab, professore presso la New York Law School e presidente della conferenza annuale sul fintech tenuta nell’università americana.

Cosa succederà dopo
Secondo una stima di Goldman Sachs, gli effetti di questa rivoluzione saranno importanti: le società di servizi finanziari rischiano di perdere 4,7 miliardi di dollari in entrata a favore dei nuovi operatori. Per questo anche i grandi attori della finanza, come banche, fondi d’investimento, società di gestione del risparmio, hanno iniziato ad adattarsi ai nuovi standard: Pwc ha interpellato 544 individui tra dirigenti, CEO, Head of Innovation e CIO delle migliori istituzioni finanziarie in 46 paesi, inclusa l’Italia, evidenziando che il 31% degli istituti finanziari è già coinvolto in una partnership con startup fintech, il 22% ha comprato o venduto una startup del settore e il 15% ha creato programmi di incubazione.

Cos’è MoneyFarm
Il passo forse più innovativo all’interno di questo processo è la possibilità di annullare le distanze tra il risparmiatore e i mercati finanziari, attraverso sistemi di consulenza alternativi alle grandi istituzioni finanziarie. MoneyFarm è una di queste realtà. «Siamo nati proprio dalla volontà di cambiamento e l'obiettivo è stato fin dal principio quello di dare accesso ai mercati anche ai piccoli investitori. In questo l'apporto tecnologico è di fondamentale importanza: la tecnologia permette di scardinare i vecchi schemi della consulenza inanziaria tradizionale dando vita ad un servizio trasparente ed efficiente - ha detto Paolo Galvani, Fondatore e Presidente di MoneyFarm -. Oggi siamo tra le più importanti FinTech europee e non possiamo che essere orgogliosi di poter far parte della rivoluzione in atto». La disponibilità del dato peer to peer, nel settore finanziario (e non solo) e il conseguente scardinamento di consuetudini e inefficienze in questo ambito, stanno compiendo una rivoluzione e portando a una democratizzazione superiore a quella tentata finora da qualsiasi associazione consumeristica; oltre che uno dei cambiamenti più significativi e apprezzati degli ultimi anni.