2 dicembre 2022
Aggiornato 17:30
robotica

Robot, nulla più di elettrodomestici potenti e sofisticati

Come dobbiamo comportarci di fronte alla quarta rivoluzione industriale dei robot? Fa il punto Andrea Bertolini ricercatore in Diritto privato presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

ROMA - Bisogna intendersi sul significato della parola "autonomia" quando si parla di robot "altrimenti si rischia di compiere affermazioni azzardate e un po' sensazionalistiche». Ci tiene a mantenere la distanza tra realtà e fantascienza Andrea Bertolini, avvocato, ricercatore in Diritto privato presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa dove ha coordinato la scuola estiva internazionale "The regulation of robotics in Europe: legal, ethical and economic implications" che si è conclusa qualche giorno fa.

I robot e la ricerca ingegneristica
Avere macchine sempre più "autonome", capaci di operare senza una nostra costante supervisione, aggiunge , "è una delle principali ragioni per cui vogliamo i robot e la ricerca ingegneristica mira proprio a questo", ma "altro è dire che queste macchine siano autocoscienti, capaci di avere desideri e obiettivi personali e capaci di decidere di perseguire tali obiettivi, eventualmente entrando in conflitto con gli obiettivi che il loro programmatore o creatore ha loro attribuito». "Alla fine - osserva Bertolini - se gli uomini arriveranno a creare il mostro che li distruggerà - sia esso una guerra, un'arma o una macchina potentissima - sarà stato frutto di una serie di scelte compiute lungo la via, decisioni prese e mancate. Il miglior antidoto, per questo come per ogni altro scenario apocalittico, è uno studio attento e completo che non abbia paura di guardare lontano, mantenendo il contatto con la realtà".

La quarta rivoluzione industriali
Come dobbiamo allora prepararci alla quarta rivoluzione industriale che porterà a un'industria del tutto automatizzata e interconnessa e quindi a un ruolo sempre più centrale dei robot? "Studiando", taglia netto Bertolini. "Occorre acquisire una comprensione profonda e completa del fenomeno, non lasciando che lo sviluppo tecnologico sia il solo a dettare il passo. A livello europeo - spiega - si parla di Responsible Research and Innovation per indicare la nuova prospettiva che le istituzioni europee vogliono imprimere alla ricerca e all'innovazione. L'idea è che fin da principio, fin dalle fasi di sviluppo iniziali di un prodotto, occorre prenderne in considerazione le implicazioni sociali, economiche ed etiche e, quindi, giuridiche e regolamentari. Per questo a livello di progetti di ricerca europei la collaborazione tra giuristi, ingegneri, filosofi, esperti di economia e management è sempre più richiesta. Ciò, dal canto suo, esige che si adotti un approccio di studio multidisciplinare, che parta dall'analisi dell'esistente - oltre che del ragionevolmente futuribile - da un lato senza concedere troppo alla fantascienza ed alla speculazione destituita di fondamento e da un altro lato senza dogmatismi e rigidità proprie di una visione tradizionale delle rispettive discipline".

La normativa sui robot
L'Europa è al lavoro per mettere a punto una normativa specifica sui robot: "Il parlamento europeo - risponde l'avv. Bertolini della Sant'Anna di Pisa -, in seguito alla presentazione dei risultati finali del progetto Ue RoboLaw ha istituito una Commissione per la regolazione della robotica e dell'intelligenza artificiale, presieduta dalla parlamentare del Lussemburgo Mady Delvaux-Stehres. In quella sede hanno, infatti, compreso l'importanza strategica della regolazione della robotica come strumento per consentire a idee innovative - sviluppate nei laboratori di ricerca di tutto il continente - di raggiungere il mercato, diventando prodotti di successo commercializzati in tutto il mondo. Il documento elaborato da questa commissione, dopo un anno e mezzo di lavoro e numerose audizioni ad alcune delle quali ho avuto modo di prendere parte esponendo il mio pensiero e le mie ricerche, è molto interessante".
"Si parla di regole di responsabilità, - spiega Bertolini - dicendo che la logica deve essere quella di perseguire chiarezza, individuando un soggetto che venga ritenuto oggettivamente responsabile, consentendo il ricorso a meccanismi di assicurazione per la gestione del rischio. Si parla dell'importanza di una standardizzazione europea che tenga il passo, che sviluppi criteri utili a definire i requisiti di sicurezza dei prodotti, in modo rapido, così che siano sempre aggiornati alle migliori evoluzioni tecnologiche, allo stesso tempo creando i presupposti per un mercato comune. A tal fine si prospetta l'utilità di una Agenzia Europea per la Robotica». Si parla anche della personalità elettronica delle macchine, aggiunge. "Questo concetto però - sottolinea - deve essere attentamente compreso. Il documento, infatti, non suggerisce affatto che i robot siano senzienti, autonomi o eventualmente soggetti di diritto. Piuttosto, e in modo tecnico da un punto di vista giuridico, ipotizza la possibilità che vengano trattati in modo analogo a come oggi vengono considerate le società, soggetti a registrazione, individuando i soggetti che ne sono proprietari, il tipo di operazioni che sono pensati per compiere. Tutto questo - avverte Bertolini - non ha nulla a che vedere e sicuramente non può essere confuso con il riconoscimento di diritti individuali alle macchine che di per sé, alla luce dello sviluppo scientifico e tecnologico presente e ragionevolmente futuribile, non sono altro che sofisticati prodotti di consumo ed industriali. Elettrodomestici potenti e sofisticati, ma nulla più".

L’autonomia dei robot
Quando si parla di robot non si deve equivocare sul termine "autonomia». "L'autonomia intesa come automazione - afferma Bertolini - è certamente possibile, ricercata e desiderabile ma anche conseguibile realisticamente. La creazione di una macchina intelligente ed autocosciente è invece ancora prevalentemente frutto di pure speculazioni rispetto alle quali è lecito dubitare della loro legittimità. Del resto Asimov ipotizzava che nel 1983 ci sarebbero stati robot con cervelli positronici, eventualmente capaci di sviluppare sentimenti. Ad oggi, 30 anni dopo, sul mercato abbiamo robot aspirapolvere pensati per pulire casa quando noi usciamo. Per questo - conclude - preferisco preoccuparmi dei molti problemi giuridici e di innovazione che con concretezza si pongono all'Europa, alla ricerca europea ed al nostro mercato». Dunque il timore che un domani, per quanto lontano, i robot ci si rivoltino contro è pura fantascienza? E' un'ipotesi che il diritto non deve neanche prendere in considerazione? "Il diritto può cercare di prevedere e prevenire tutto. Penso che un approccio di innovazione responsabile, che cioè cerchi di fissare delle regole alla ricerca anche tecnologica imponendo il coinvolgimento della società civile fin dalle prime fasi di ricerca e sviluppo, sia lo strumento migliore per assicurare che non si perda il controllo".