25 febbraio 2020
Aggiornato 01:30
innovazione

Il mercato digitale italiano è in crescita, ma il «passo è troppo lento»

In realtà il passo con cui si sta affermando l’innovazione digitale in Italia è ancora troppo lento, avviene in modo troppo disomogeneo e con un’ottica ancora distante dal concepire quella trasformazione in grado di incidere profondamente sulla realtà del Paese

MILANO - Il mercato digitale in Italia sta cominciando a muovere i primi passi verso la giusta direzione. Nel 2015 è aumentato dell'1% a fronte di un valore che si attesta intorno ai 64,9 miliardi di euro. Questo è senza dubbio un dato incoraggiante, ma che indica solo l’inizio di un percorso e le previsioni di crescita fino al 2018 ne sono una conferma. In realtà il passo con cui si sta affermando l’innovazione digitale in Italia è ancora troppo lento, avviene in modo troppo disomogeneo e con un’ottica ancora distante dal concepire quella trasformazione in grado di incidere profondamente sulla realtà del Paese, cambiare gli equilibri competitivi, accelerare la crescita.

Passo ancora troppo lento
Al recupero del mercato digitale hanno concorso un po' tutti i comparti, con la sola eccezione dei servizi di rete delle telecomunicazioni (-2,4%,) che hanno continuato a subire il calo delle tariffe. Le previsioni lasciano intravedere una crescita dell'1,5% nel 2016, dell'1,7% nel 2017, e del 2% nel 2018. Sono i dati diffusi da Assinform e Confindustria Digitale in occasione dell'incontro "Il digitale in Italia nel 2016" tenutosi a Milano. «E’ un segnale incoraggiante, ma il passo è ancora troppo lento - ha commentato il presidente di Assinform Agostino Santoni, rilevando che  - è in atto un vivace e robusto fenomeno di infrastrutturazione innovativa, che tuttavia riguarda ancora una frazione troppo limitata del Paese. Soprattutto le piccole e medie imprese, che costituiscono il 99% del nostro tessuto produttivo e contribuiscono a più del 50% del Pil, così come gran parte della Pa, continuano a rimanere ai margini dell'evoluzione digitale".

Il mercato digitale in Italia
I dati dello studio «Il digitale in Italia nel 2016» realizzato da Assinform e Confindustria Digitale in collaborazione con NetConsulting cube e il Politecnico di Milano, evidenziano i segnali di un’inversione di tendenza. Già nel 2015 il mercato digitale nel suo complesso è cresciuto dell’1% a 64.908 milioni di euro. Al recupero hanno concorso un po’ tutti i comparti, con la sola eccezione dei servizi di rete delle telecomunicazioni (-2,4%,) che hanno continuato a subire il calo delle tariffe deprimendo le dinamiche di quasi un terzo del mercato. Ma gli altri due terzi sono cresciuti: Servizi ICT a 10.368 milioni di euro (+ 1,5%); Software e Soluzioni ICT a 5.971 milioni di euro (+4,7%), Dispositivi e Sistemi a 16.987 milioni di euro (+0,6%), Contenuti Digitali e Digital Advertising a 8.973 milioni di euro (+8,6%). Le previsioni per il mercato complessivo ICT in Italia, a costanza di scenari macroeconomici, lasciano intravedere una crescita dell’1,5% nel 2016, dell’1,7% nel 2017, e del 2,0% nel 2018. In crescita anche gli investimenti sul digitale, in tutti i settori, spinti soprattutto dalle grandi imprese, con un +2,8% nel 2016 sul 2015, mentre per le medie la percentuale è del +1,7% e per le piccole imprese +0,6%. Quanto alla pubblica amministrazione, quella centrale a fine 2016 segnerà un +1,6%, con la Sanità a +3% e gli enti locali che registreranno un -2,0%.

Investire in innovazione
«La parte pubblica - ha esortato Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale - deve creare le precondizioni necessarie. Il governo ha dimostrato grande sensibilità sui temi del digitale e di Industria 4.0, ma ci aspettiamo che si esca dalla timidezza delle politiche sull'innovazione riorientando gli incentivi laddove realmente l'economia moderna lo richiede: rafforzamento della tecno-Sabatini, defiscalizzazione degli investimenti in innovazione, voucher alle pmi per progetti innovativi e formazione digitale. Va data esecuzione, rapida e senza incertezze, alle piattaforme previste dal piano 'Crescita digitale' in una logica di partenariato pubblico-privato».

(Credits photo courtesy of Confindustria Digitale)