26 marzo 2019
Aggiornato 06:30
sharing economy

Turismo in ripresa, vale l'11,8% del Pil: merito anche della sharing economy

l trend costante di sviluppo sul mercato internazionale (+32,2% in 10 anni) e la ripresa del mercato interno (+1,8% nel 2015) rappresentano un’occasione per il Paese. Molto è dovuto all'impatto della sharing economy

Turismo in crescita anche grazie a sharing economy
Turismo in crescita anche grazie a sharing economy Adobe Stock

ROMA - Il settore turistico continua a svolgere un ruolo trainante nell’economia italiana, con un’incidenza sul Pil che è arrivata all’11,8%. Un risultato importante, dovuto soprattutto ai flussi di stranieri, che nel decennio 2004-2014 sono aumentati del 32,3% grazie ad uno sviluppo generalizzato del mercato turistico globale, che nel 2015 ha fatto registrare 1.113 milioni di arrivi e che promette di proseguire anche nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,8 miliardi di arrivi nel 2030. È quanto emerge dal 'XX Rapporto sul Turismo Italiano', curato dall’Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iriss-Cnr) di Napoli e presentato oggi a Roma, presso la sede del Cnr.

Settore turistico cresce
Diverse le tematiche affrontate: la sharing economy, i cambiamenti dovuti ai social network e all’Ict, le reti d’impresa, i piani di sviluppo, la competitività delle destinazioni, le nicchie turismi emergenti, la crescente rilevanza del turismo culturale anche in periodo di crisi. Il Rapporto propone, inoltre, case history di successo da prendere come best practices modello. Il documento attesta che il mercato interno, dopo un periodo di crisi prolungata, ha fatto registrare nel 2015 un’inversione di tendenza con un lieve incremento delle presenze degli italiani negli esercizi ricettivi, che hanno superato i 194 milioni (+1,8% rispetto al 2014). Un primo segnale di ripresa che fa ben sperare, in quanto porta il numero complessivo delle presenze (pernottamenti) straniere e italiane a più di 384 milioni, che corrispondono a oltre 109 milioni di arrivi. Numeri che pongono l’Italia ai vertici della classifica delle destinazioni più ricercate in Europa dopo Spagna e Francia (con poco più di 400 milioni di presenze). «Si tratta probabilmente di dati sottostimati. Esiste, infatti, un turismo sommerso, che sfugge alle statistiche ufficiali, in quanto il pernottamento avviene in seconde case, presso parenti o amici o in appartamenti privati - dichiara Alfonso Morvillo, direttore dell’Iriss-Cnr - Questa realtà, di cui si parla poco, è tutt’altro che marginale e alimenta anzi numeri superiori a quelli ufficiali. Si stima che il numero di presenze turistiche, comprensivo anche di queste casistiche, potrebbe essere di oltre un miliardo».

Turisti russi e polacchi
I turisti stranieri più presenti sono, come da tradizione, i tedeschi, che nel 2014 hanno pesato per il 28,1%, seguiti da francesi, statunitensi e britannici, assestati singolarmente intorno al 6,4%. L’incidenza di questi Paesi sul totale delle presenze tende però a diminuire passando nell’ultimo decennio dal 53,9% al 47,3%, anche a causa della maggiore incidenza nello stesso periodo di turisti provenienti dalla Russia, che ha registrato un aumento dall’1,2% al 3,7%, dalla Polonia (dall’1,3% al 2,3%) e dalla Cina (dallo 0,9% all’1,9%). Altro trend positivo, quello di alcune regioni meridionali. In particolare le più dinamiche rispetto al mercato turistico internazionale sono state la Puglia e la Basilicata, dove le presenze di turisti stranieri sono aumentate, rispettivamente, del 54,7% e del 35,9% nel quinquennio 2009-14. «Il 'XX Rapporto sul turismo italiano' si propone di offrire un contributo di conoscenze e di strumenti utili sia attraverso un’analisi sistematica delle evidenze statistiche più significative, organizzate in modo da rendere comparabili nel tempi i fenomeni esaminati, sia attraverso la presentazione di alcune ricerche empiriche finalizzate a studiare i fenomeni emergenti di maggiore interesse», conclude Morvillo.

L’impatto della sharing economy
Sicuramente fattore determinate alla luce della costante crescita del settore è lo sviluppo e l’espansione della sharing econonomy. In primo luogo dei servizi di AirBnb, un fenomeno che, solo nel 2015, ha portato 3,4 miliardi all’economia del Belpaese (0,22% del Pil) e l’equivalente di 98400 posti di lavoro. Uno scenario davvero incredibile che ha permesso, in soli dodici mesi, di ospitare 3,6 milioni di viaggiatori. Circa 82900 italiani che hanno dato ospitalità (quasi 20mial solo a Roma e Milano) in 83300 host  che hanno guadagnato mediamente 2300 euro all’anno. Oltre 3 milioni di viaggiatori ospitati per una media di 26 notti annue prenotate. Insomma, l’Airbnb è diventata una vera e propria soluzione alternativa sia alla classica pensione di zia Pina e che all’hotel di lusso. E pi c’è il nuovo modello di mobilità sostenibile, il car sharing, che ci permette di poter viaggiare all’interno di una città comodamente e a prezzi davvero vantaggiosi e risolve l’agognante problema del parcheggio. Spostarsi da una città all’altra è diventato semplice ed economico grazie anche a servizi come BlaBlaCar che, di fatto, consentono di dividere il sedile dell’auto 8e il costo della benzina) con qualcuno che viaggia nella stessa direzione. Insomma, la sharing economy ha inciso (e non poco) sulla nostra economia. Chissà ora cosa si deciderà con lo Sharing Act.