29 marzo 2020
Aggiornato 19:00
CEO Microsoft Carlo Purassanta

«Gli imprenditori italiani pensano che la tecnologia sia lo smartphone, ma si sbagliano»

L'era della digitalizzazione sta mettendo a dura prova l'Italia. Non si investe ancora abbastanza in innovazione e le imprese italiane rischiano di soccombere. La ricetta di Microsoft.

Innovazione italiana
Innovazione italiana Shutterstock

TORINO - «Molti imprenditori e politici italiani pensano che la tecnologia sia lo smartphone, ma si sbagliano di grosso». Interviene così al lancio del Festival Supernova di Torino Carlo Purassanta, CEO di Microsoft Italia, parlando di come l’Italia faccia seriamente fatica ad avviare un processo innovativo alla pari degli altri Paesi. «L’Italia ha perso l’ambizione di essere la numero uno anche se in passato lo è stata per molti settori: il Made in Italy è ancora una delle locuzioni più cercate su Google. Ma l’Italia è in completa retrocessione tecnologica».

La retrocessione tecnologica italiana
La tecnologia, mai come negli ultimi anni, sta subendo un’impennata esponenziale, crescendo più velocemente di quanto non abbia mai fatto in passato. L’innovazione è il nuovo tessuto imprenditoriale mondiale. Big Data, intelligenza artificiale, realtà virtuale: non solo la tecnologia ci sta portando ad avere a disposizione una quantità di dati impressionante, ma lo fa, peraltro, a costi veramente ridotti tanto che questi diventano straordinariamente accessibili a chiunque. Molto presto avremo tecnologie in grado di avere la stessa intelligenza dell’uomo e sicuramente anche in grado di superarla. «L’Italia, invece, - commenta Purassanta - non sta creando niente. Nell’ultimo anno sono stati spesi 154 milioni in venture capital per l’innovazione. In Francia ne è stato speso un miliardo, 7 miliardi solo nella città di New York e 27 miliardi solo nella città di San Francisco». Il gap è impressionante. «Bisogna creare un senso d’urgenza - continua Purassanta -. Le aziende italiane che non riesco a innovarsi e digitalizzarsi sono destinate a fallire e chiudere velocemente».

Puntare sui settori di sempre
E pensare che di opportunità ce ne sarebbero molte, a partire dal turismo. Siamo un Paese ricco di storia, cultura e arte: tutto il mondo viene in Italia per questo, ma non abbiamo neppure un Airbnb italiano. Un settore della sharing economy questo che solo nell’ultimo anno ha subito un’impennata importantissima. E lo confermano i numeri. Nel 2015 ha portato 3,4 miliardi all’economia del Belpaese (0,22% del Pil) e l’equivalente di 98400 posti di lavoro. Uno scenario davvero incredibile che ha permesso, in soli dodici mesi, di ospitare 3,6 milioni di viaggiatori.

La ricetta dell’innovazione italiana
Ma da dove dovremmo partire? «Non avremo mai gli stessi venture capital dell’America - dice Purassanta -. Dobbiamo creare la nostra ricetta dell’innovazione e dobbiamo farla sul tessuto imprenditoriale già esistente. Dobbiamo mettere insieme le nuove generazioni con le aziende già consolidate affinché queste possano innovarsi e non soccombere di fronte alla digitalizzazione del sistema». E la ricetta di Microsoft per la trasformazione digitale passa dal nuovo concetto di IoP3 ovvero «Intelligence of People», «Intelligence of Products» e "Intelligence of Processes», sulla base di tre direttrici. Valorizzando le persone e inaugurando nuove forme di collaborazione e modelli di lavoro; reinventando prodotti e servizi, arricchendoli di informazione, contenuti interattivi, risvolti social e connettività; ripensando i processi di business per ottimizzare la gestione degli asset aziendali grazie all’utilizzo strategico dei dati. «Il mondo sta vivendo una trasformazione epocale - ha concluso Purassanta -. Facciamo in modo di non subirla, ma di esserne attori attivi».

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