28 giugno 2017
Aggiornato 17:45
business

Quanto valgono i segni nelle logiche di marketing

Uno spot pubblicitario di Mcdonald's realizzato nello stile comunicativo tech di Apple. Quanto vale la semiontica nelle logiche di marketing d'impresa

La semiontica nella pubblicità
La semiontica nella pubblicità (Rawpixel_com-Shutterstock.com)

ROMA - «La gente non compra più le scarpe per tenersi i piedi caldi. Le compra, per sentirsi, secondo i casi, virile, femminile, rude, diversa, raffinata. L’acquisto di un paio di scarpe è diventato un’esperienza emotiva». Così, il buon Francis C. Rooney descrive il nostro modo di acquistare nella società contemporanea. Meccanismo di cui anche le aziende hanno ben preso visione e sul quale hanno focalizzato le principali campagne di marketing. L’esperienza sensoriale dell’acquisto, che cresce in modo esponenziale quando il prodotto non è più costituito da un paio di scarpe, ma da un alimento.

Lo spot di McDonald’s in stile Apple
Nelle logiche di comunicazione, mai come oggi, il mondo commerciale è costituito da segni, immagini e icone. In questo contesto la semiotica, ovvero la scienza che studia i simboli, assume un’importanza fondamentale, soprattutto per ciò che attiene agli investimenti che un’impresa deve mettere in campo quando si parla di pubblicità. In mondo dove siamo bombardati dai segni, anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza e condurre il consumatore a una scelta piuttosto che un’altra. Pensate, ad esempio, se un panino del Mcdonald’s fosse realizzato con le stesse tecniche di comunicazione della Apple. E’ ciò che si è immaginato lo staff di Buzzfeed, pubblicando un ipotetico spot Mcdonald’s realizzato secondo lo stile comunicativo di Apple.

Il mercato dei segni
La comunicazione tech è totalmente trasferita all’universo del food. L’alimento è curato nel suo minimo dettaglio, tanto che anche a un vengano potrebbe balzare per l’anticamera del cervello di assaggiare una crocchetta di pollo cotta nell’olio fritto. Il risultato è quello di creare virtualmente l’esperienza del consumatore, in modo tale che questo sia maggiormente attirato a consumare il prodotto. Non si tratta più di soddisfare i bisogni primari (in questo caso la fame). Il marketing fa molto di più: crea il bisogno, anziché soddisfarlo. E in questo, le nuove tecnologie, ci danno un’estrema mano. Come le app per foodporn, un tecnica di miglioramento degli scatti a base di cibo. Si crea l’esperienza, indipendente dal prodotto.