19 giugno 2021
Aggiornato 04:30
elezioni usa

Facebook può contrastare l'ascesa politica di Trump?

Incalzano le indiscrezioni su un possibiel astio tra Trump e Mark Zuckerberg. Ma può Facebook ostacolare l'ascesa di Trump alle elezioni americane?

NEW YORK - Può Facebook ostacolare la scalata al governo USA di Donald Trump? Dai primi risultati la risposta pare quasi ovvia - dato che Hilary Clinton e appunto Donald Trump hanno appena vinto le primarie dello stato di New York - e anche se sul web la voce di un possibile coinvolgimento di Facebook stia dilagando a macchia d’olio.

Facebook può bloccare Trump?
Il punto è che Facebook, malgrado le indiscrezioni di corridoio, non può favorire né ostacolare l’ascesa al «trono» di nessun esponente politico. Sul web le informazioni circolano in modo veloce, cambiano, vengono modellate. E ha fatto particolare scalpore quella relativa a ipotetici 61 dipendenti di Mark Zuckerberg i quali avrebbero raccolto firme per spingere i piani alti ad effettuare qualche manomissione dell’algoritmo di Facebook in grado di contrastare la corsa alla presidenza di Donald Trump. Notizia che Facebook non ha mai confermato, anzi.

Mark Zuckerberg contro Trump
Probabilmente tutto è nato dalle «questions» che ogni settimana i dipendenti di Menlo Park hanno la possibilità di sottoporre al CEO Mark Zuckerberg per eventuali cambiamenti o accorgimenti. La domanda che avrebbe preso petto, data l’imminenza delle primarie, sarebbe stata proprio questa: «Quale responsabilità ha Facebook nell’evitare che Trump diventi presidente nel 2017?». Un quesito che lascia intendere, soprattutto dopo ciò che è stato detto da Mark Zuckerberg solo pochi giorni fa, alla conferenza degli sviluppatori. I quell’occasione le parole del CEO erano state chiare: «Con Facebook creiamo community e non muri. Se mi guardo attorno sento voci spaventate che invocano la costruzione di muri e la separazione da popoli che etichettano come diversi, per bloccare la libertà d’espressione, per rallentare l’immigrazione, per ridurre le importazioni e in alcuni casi perfino per tagliare l’accesso a Internet». Nessun riferimento specifico al candidato repubblicano Trump, anche se proprio lo stesso politico avrebbe intenzione di costruire un «muro» tra Stati Uniti e Messico. Chiaramente, come è solito verificarsi specie in campagna elettorale, i media ha subito sollevato un polverone che vedrebbe, appunto, contrapposti Mark - e quindi Facebook - a Trump. E Facebook è uno degli strumenti più potenti di comunicazione di massa al giorno d’oggi, è necessario ricordarlo.

Facebook è un’azienda
Ciò che è importante ricordare, però, è che Facebook, prima di tutto, è un’impresa e il suo bilancio dipende anche dalle leggi che vengono approvate o bocciate dal Congresso americano. Detto in soldoni, per fare in modo che la politica remi a favore del social network è molto importante che Mark e l’intero meccanismo, si faccia amici da entrambe le sponde. Fare battaglia a Trump, tirando le somme, sarebbe controproducente anche solo per il semplice fatto che il suo partito, per Facebook rimarrà prezioso. Del resto, dati della CNN-Money alla mano, per le elezioni del 2012 Facebook aveva destinato più fondi ai Repubblicani (140.000 dollari) che ai democratici (127.000), ma l’aveva fatto con entrambi.

Siamo sicuri che Facebook sia democratico?
Cosa può fare Facebook per ostacolare l’ascesa di Trump? Praticamente nulla, se non manomettere l’algoritmo in modo da rendere meno visibile la propaganda social dei repubblicani: cosa che, anche se accadesse, non verrebbe mai a nostra conoscenza. E forse qui si apre un altro importante dibattito perché, volenti o nolenti, è da Facebook che traiamo la maggior parte delle informazioni. E se in qualche modo il social network attuasse già delle campagna in grado di indirizzarci a vedere delle cose piuttosto che altre? Sarebbe davvero uno strumento democratico?

In una inforgrafica di Stampaprint la corsa alla presidenza USA