27 novembre 2020
Aggiornato 10:30
Social Network

Paola Ferrari: Sentenza di Livorno grande vittoria per la privacy

La conduttrice della Domenica Sportiva aveva, prima in Italia, querelato Twitter per gli insulti contro la sua persona: «Il Tribunale di Livorno conferma che il libero pensiero non deve essere diffamatorio nei confronti degli altri»

ROMA - «Sono felicissima della sentenza del tribunale di Livorno che stabilisce che insultare qualcuno sulla propria pagina Facebook può essere considerato un delitto di diffamazione aggravato equiparato, sotto il profilo sanzionatorio, alla diffamazione commessa a mezzo stampa. Una grandissima vittoria contro gli insulti e la maleducazione che stanno invadendo i social network e ledono la privacy».

Questo il commento della giornalista di Rai Sport Paola Ferrari all’indomani della sentenza del tribunale di Livorno, che ha condannato l’imputata, per diffamazione a mezzo stampa per aver scritto frasi offensive su Facebook. La donna, dopo essere stata licenziata, aveva pubblicato sulla sua bacheca Facebook affermazioni offensive, anche a sfondo razzista, contro l'azienda e l'ex datore di lavoro.
«Da tempo sto portando avanti la mia battaglia contro i social network ed in particolare Twitter, essendo stata lungamente bersagliata sul web da epiteti anonimi e offensivi nel corso di tutta la conduzione della trasmissione ‘Stadio Europa’. Il tribunale di Livorno conferma che il libero pensiero non deve essere diffamatorio nei confronti degli altri», continua Paola Ferrari.

«Spero che questo provvedimento possa dare l’esempio per fermare, in Italia, una deriva davvero pericolosa che può portare anche a gesti drammatici, come dimostra in modo eclatante il caso di Carolina Picchio la ragazza di 14 anni che si è recentemente suicidata a causa dei continui insulti ricevuti su Facebook. Non tutti hanno la forza psicologica di sopportare insulti continui e ripetuti. Sono dell’idea che, non solo chi li utilizza, ma anche i social network abbiano una responsabilità diretta e debbano darsi un’autoregolamentazione e prendersi le loro responsabilità, bisogna infatti condannare chi continua a permettere che questo accada in modo assolutamente impunito».
Conclude infine la conduttrice della Domenica Sportiva, «ribadisco che è più che mai fondamentale una regolamentazione legislativa che disciplini la pubblicazione di contenuti diffamatori sul web e soprattutto punisca gli autori di insulti e offese tramite social network come Facebook e Twitter, che perdono così la loro valenza di mezzo di informazione e ambito di libero pensiero a 360°. Si può criticare con educazione e rispetto».