7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00

Effetto Brexit, Boris Johnson avverte: Gibilterra non si tocca

La Ue: per includerla negli accordi serve via libera di Madrid

Londra - La Brexit alla guerra delle Colonne d'Ercole. Gibilterra non è in vendita. L'ha affermato con un piglio che non ammette repliche il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson in un intervento sul Sunday Telegraph. "Gibilterra non è in vendita. Non può essere oggetto di commercio. Non sarà oggetto di mercanteggiamento", ha avvertito Johnson.

Anche Michael Howard, più volte ministro nei gabinetti di Margaret Thatcher e in quelli di John Major, leader del partito conservatore dal 2003 al 2005, non ha esitato a ricordare agli immemori che la Lady di ferro ricorse all'intervento militare quando le forze armate argentine 35 anni fa invasero le isole Falkland, che per Buenos Aires e la geografia si chiamano Malvinas, dicendosi sicuro che il premier oggi al governo, Theresa May, mostrerà la stessa determinazione su The Rock, la Rocca di Gibilterra.

I pruriti vagamente paranoici degli epigoni di una logica fuori tempo massimo, quando cioè la Gran Bretagna dominava i mari e controllava tutti gli Stretti nel radar dei suoi interessi strategici, sono dovuti agli effetti collaterali della Brexit.

L'Unione europea, con velenosa perfidia, si è premurata semplicemente di sottolineare l'ovvio e cioè che la Spagna deve manifestare il suo assenso all'estensione di ogni accordo tra l'Unione e la Gran Bretagna su Gibilterra, nell'ambito del più ampio processo di divorzio dall'Europa. In filigrana, questo vuol dire che Madrid potrebbe bloccare l'accesso di Gibilterra a ogni accordo commerciale e i politici della Rocca temono che Madrid intenda far leva su questo veto per consolidare le antiche rivendicazioni territoriali.

Sarebbe bastato molto meno per far partire l'embolo dalle parti di Whitehall. "Lo status di Gibilterra non si è modificato dal 1713", ha precisato con malcelato nervosismo Johnson. "Non c'è stata differenza quando la Gran Bretagna è entrata nel Mercato comune nel 1973, epoca in cui la Spagna non era ancora membro. Non può far differenza oggi", ha concluso il responsabile della diplomazia britannica.