23 settembre 2020
Aggiornato 02:30
Il mese sacro del digiuno

Ramadan 2020: il digiuno ai tempi del coronavirus

A causa del lockdown in quasi tutti i Paesi musulmani, la tradizionale preghiera collettiva dell'inizio del digiuno non si celebrerà nelle moschee come da tradizione ma nel chiuso delle mure domestiche

Ramadan 2020: il digiuno ai tempi del coronavirus
Ramadan 2020: il digiuno ai tempi del coronavirus ANSA

MILANO (ASKANEWS) - Domani prende il via il Ramadan, il mese sacro del digiuno per i musulmani di tutto il mondo. Un appuntamento che avviene nel pieno di una in emergenza sanitaria globale a causa della pandemia coronavirus. A causa del lockdown in quasi tutti i Paesi musulmani, la tradizionale preghiera collettiva dell'inizio del digiuno non si celebrerà nelle moschee come da tradizione ma nel chiuso delle mure domestiche.

Tra quarantene e isolamento sociale applicate nelle maggioranza dei Paesi musulmani, per i fedeli dell'Islam in tutto il mondo sarà un Ramadan eccezionale. L'epidemia infatti ha costretto le autorità religiose a rivedere tradizioni e riti alla luce delle misure di distanziamento sociale e di gestione del contagio imposte dai governi.

Per un mese 1,8 miliardi di fedeli, quasi un quarto dell'intera umanità, sono chiamati ad astenersi dal bere e dal mangiare dal sorgere del sole fino al tramonto in rispetto di uno dei cinque pilastri dell'Islam. Ma con le moschee chiuse e le misure di isolamento sociale i momenti di convivialità saranno ridotti alle mura domestiche e lo spirito della celebrazione dovrà lasciare il posto a nuove forme di devozione.

«Ci duole accogliere il mese benedetto del Ramadan con le porte delle moschee chiuse a causa dell'epidemia di cornavirus», ha detto oggi il Gran Muftì del Libano, lo sceicco Abdul Latif Darian prima di sottolineare: «Rimarremo in contatto con le istituzioni dello Stato e con i medici in attesa della revoca dell'isolamento sanitario per annunciare ai musulmani la bella notizia del ritorno ai nostri luoghi sacri al più presto possibile con il volere di Allah».

Da parte sua il Gran Muftì dell'Egitto Shawqi Allam nell'annunciare l'inizio del mese sacro per la giornata di domani parlando un video conferenza dal Cairo, ha auspicato «l'inizio di una nuova era caratterizzata dalla sicurezza e pace» per tutta l'umanità.

Un annuncio, quello del Gran Muftì del più popoloso Paese arabo, fatto appunto su Facebook, che indica come la tecnologia aiuti ad accorciare le distanze. Anche se lo strumento digitale, rimane sempre virtuale e non può certamente rimpiazzare lo spirito conviviale e di festa, l'ascolto dei sermoni tramite la piattaforma Zoom, e la preparazione dei pasti alla rottura del digiuno con le ricette di YouTube, quest'anno sarà la norma.

«Facebook Live, Instagram, l'app Houseparty e YouTube dovrebbero essere tra le fonti per coloro che si astengono dal mangiare e bere per prevenire qualsiasi potenziale vuoto spirituale causato dalla chiusura dei luoghi di culto da fine marzo», scrive oggi The Guardian riferendosi alla comunità musulmano nel Regno Unito.

«Le moschee per me sono hub spirituali, un luogo dove posso ricaricare la mia fede in Dio. Ora che sono chiusi è diventato davvero importante riempire quel vuoto spirituale», ha detto al quotidiano , Imran Choudhury, 31 anni, di Luton, un volontario della moschea convinto che i luoghi di culto islamici abbiano l'opportunità di connettersi con i giovani musulmani attraverso la tecnologia.