23 luglio 2019
Aggiornato 19:30
Stati Uniti

La Corte Suprema USA «protegge» (per ora) i Dreamers

La Corte statunitense ha respinto la richiesta dell'amministrazione Trump di valutare subito e pronunciarsi sulla fine del programma Daca, che protegge dal rimpatrio 700.000 immigrati irregolari arrivati da bambini

La Corte Suprema USA «protegge» (per ora) i Dreamers
La Corte Suprema USA «protegge» (per ora) i Dreamers ANSA

NEW YORK - La Corte Suprema statunitense ha respinto la richiesta dell'amministrazione Trump di valutare subito e pronunciarsi sulla fine del programma Daca, che protegge dal rimpatrio 700.000 immigrati irregolari arrivati da bambini. Questo significa che il programma voluto dall'allora presidente Barack Obama, contro cui si batte Donald Trump, resta per ora in vigore, in attesa che lo scontro arrivi a conclusione nei tribunali inferiori; inoltre, nel caso in cui il massimo tribunale dovesse accettare un nuovo tentativo da parte del governo, il caso non verrebbe discusso prima di ottobre e una decisione non sarebbe presa prima del 2020.

La volontà del massimo tribunale statunitense di non valutare il caso toglierà una potente arma di negoziazione al presidente, che si era detto sicuro di una vittoria davanti alla Corte Suprema, nelle trattative con i democratici sull'immigrazione.

Trump ha cercato di porre fine al Daca nel 2017, definendo anticostituzionale l'uso del potere esecutivo da parte di Obama, intervenuto nel 2012 con un suo provvedimento visto lo stallo in Congresso; il Daca sta consentendo ai cosiddetti «Dreamers» di ottenere un permesso biennale rinnovabile per lavorare e studiare negli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, il Daca è stato difeso dai giudici federali chiamati a decidere sul programma. A novembre, la Corte di appello del Nono circuito, dando torto all'amministrazione Trump, ha contestato anche «la crudeltà di rimpatriare dei giovani, portandoli in Paesi dove non hanno nessun legame». Trump, criticando la sentenza, aveva deciso di ricorrere alla Corte Suprema, dicendosi poi sicuro di una sua ampia vittoria davanti al massimo tribunale. «Potremo più facilmente trovare un accordo sul Daca e sul muro» aveva detto.

Trump ha preso posizioni contrastanti sul programma. Pur avendo cercato di chiuderlo, ha chiesto al Congresso di agire per permettere a questi migranti di ottenere un permesso di soggiorno, ipotizzando persino un percorso verso la cittadinanza.

Il Daca ha assunto un ruolo centrale nelle trattative per mettere fine al parziale shutdown in corso, ovvero la paralisi di circa un quarto delle attività federali, a causa della mancata approvazione di una legge di spesa; legge nella quale i repubblicani avevano inserito i 5,7 miliardi di dollari chiesti da Trump per la costruzione di nuove barriere al confine con il Messico; i democratici, però, hanno più volte ribadito che non permetteranno mai a Trump di costruire nuovi muri.

Sabato, durante un suo breve discorso dalla Casa Bianca, Trump ha proposto un compromesso: 5,7 miliardi di dollari per la costruzione di nuove barriere al confine con il Messico in cambio del Bridge Act, una legge che estenderebbe per tre anni la protezione per i «Dreamers». Il piano è «di buon senso, ragionevole» e con «molti compromessi» ha detto Trump. La sua proposta, però, è stata bocciata dai democratici prima ancora che avesse il tempo di annunciarla, dato che le indiscrezioni sulla sua offerta si erano diffuse ore prima.

«Sono qui per sbloccare l'impasse e fornire al Congresso un percorso per mettere fine allo shutdown e risolvere la crisi al nostro confine meridionale. Se avremo successo, avremo le migliori chance da molto tempo a questa parte per una riforma dell'immigrazione vera e bipartisan» aveva detto Trump, chiedendo al leader della maggioranza in Senato, il repubblicano Mitch McConnell, di portare la proposta in Aula questa settimana. McConnell intende portare oggi l'offerta di Trump in Senato, ma difficilmente otterrà i 60 voti necessari per farla arrivare alla votazione finale; per arrivare ai 60 voti, servirebbe il «si» di sette democratici. I democratici vogliono che prima sia riaperto il governo e che poi inizino i negoziati sulla sicurezza ai confini e sulla riforma dell'immigrazione.