21 giugno 2021
Aggiornato 20:30
Referendum Catalogna

Spagna spaccata a metà: nasce la Repubblica di Catalogna

Rottura storica e piena di incognite tra Madrid e Barcellona, dove la maggioranza indipendentista del parlamento catalano ha proclamato oggi la 'Repubblica'

Il presidente catalano Carles Puigdemont durante la proclamazione della Repubblica di Catalogna
Il presidente catalano Carles Puigdemont durante la proclamazione della Repubblica di Catalogna ANSA

BARCELLONA - Rottura storica e piena di incognite tra Madrid e Barcellona, dove la maggioranza indipendentista del parlamento catalano ha proclamato oggi la «Repubblica» costituita come «Stato indipendente e sovrano», proponendo di avviare immediati negoziati con lo Stato spagnolo, che però non sembra avere nessuna intenzione di trattare. Il muro contro muro che negli ultimi giorni sembrava poter portare a un compromesso dell’ultimo minuto si è confermato oggi con il voto in parlamento a Barcellona di una risoluzione che sancisce la rottura totale con Madrid. Ma anche la totale divisione in seno alla politica catalana, specchio della società della regione più ricca della Spagna, dove al boato di gioia con cui decine di migliaia di filo-indipendentisti hanno accolto l’annuncio del voto odierno fanno da contrappeso i timori di chi non avrebbe voluto un salto nel vuoto.

La dura replica di Rajoy
Il parlamento catalano ha approvato la risoluzione presentata da «Junts pel Sì», la coalizione che rappresenta i partiti indipendentisti catalani, che dichiara la costituzione della Repubblica catalana, con 70 voti a favore, 10 i contrari e due schede bianche. Sono usciti prima della votazione segreta oltre 50 deputati dell’opposizione. Pochi minuti dopo la lettura da parte della presidente del Parlamento, Carme Forcadell, dell’esito del voto, quando nell’emiciclo i deputati ancora applaudivano e si abbracciavano, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha chiesto «tranquillità a tutti gli spagnoli» e ha promesso che «lo Stato di diritto restaurerà la legalità in Catalogna». Dalla Corte costituzionale si è fatto sapere che l’atto del parlamento catalano sarà dichiarato nullo. La procura spagnola ha fatto filtrare che la settimana prossima denuncerà il presidente del parlamento catalano Carles Puidgemont – che per lo Stato spagnolo sarà già ex presidente – per ribellione. Barcellona – dove sul parlamento non sventola più la bandiera spagnola, ammainata come in altre città catalane – si risveglierà «commissariata». Unico punto su cui il partito popolare di Rajoy per ora ha ceduto è la rinuncia – chiesta dal partito socialista – a mettere sotto tutela i media catalani (la rete televisiva Tv3, Catalunya Radio e l’Agenzia catalana di notizie).

Ue tutta schierata con Madrid (assieme agli Usa)
L’Ue ha fatto subito quadrato attorno al governo centrale spagnolo, sia per voce del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker che del presidente Ue Donald Tusk, ma anche con nette prese di posizione delle principali cancellerie, da Londra, a Parigi, Berlino e Roma. «L’Italia non riconosce e non riconoscerà la dichiarazione unilaterale di indipendenza proclamata oggi dal Parlamento regionale della Catalogna. Si tratta, infatti, di un gesto gravissimo e fuori dalla cornice della legge. Per questo motivo, esprimiamo una ferma condanna e, al tempo stesso, l’auspicio che si possa ripristinare un dialogo, nel rispetto della Costituzione spagnola, per risparmiare alla popolazione un escalation di tensione, ben lontana da un Paese unito e dalla forte impronta europeista come la Spagna», ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano. Anche gli Usa si sono schierati con Rajoy. Gli Stati Uniti considerano la «Catalogna parte integrante della Spagna», ha detto il dipartimento di Stato americano. «Gli Stati Uniti sostengono le misure costituzionali del governo spagnolo per mantenere la Spagna forte e unita».