Il reset dopo Obama

Trump e Al-Sisi, un'intesa perfetta (contro il terrorismo)

Dopo il clima teso che, sotto l'amministrazione Obama, caratterizzava le relazioni tra Egitto e Stati Uniti, con Donald Trump sembra essere tornato il sereno

Il presidente Usa Donald Trump e il leader egiziano Abdel Fattah al-Sisi durante il loro incontro alla Casa Bianca.
Il presidente Usa Donald Trump e il leader egiziano Abdel Fattah al-Sisi durante il loro incontro alla Casa Bianca. (EPA/MICHAEL REYNOLDS)

WASHINGTON - Il presidente Usa Donald Trump ha accantonato tutte le preoccupazioni per i diritti umani in Egitto accogliendo a braccia aperte il presidente Abdel Fattah al-Sisi nella prima visita di un presidente egiziano alla Casa Bianca in quasi un decennio. Accogliendo calorosamente al-Sisi nello Studio Ovale ieri Trump non ha risparmiato le lodi all'ex generale, nel tentativo di recuperare un rapporto messo alla prova dalla dura repressione, dalla rivoluzione e dalla controrivoluzione. «Hai un grande amico e alleato negli Stati Uniti e in me» ha detto Trump ad al-Sisi, spazzando con poche parole tutte le cautele del suo predecessore Barack Obama per le purghe di oppositori e di attivisti per i diritti civili.

Trump scommette sull'Egitto
Trump scommette sull'Egitto per aiutare gli Usa a raggiungere due obiettivi: far ripartire il processo di pace in Medio Oriente e combattere il jihadismo. «Voglio che tutti sappiano che diamo un grande sostegno al presidente al-Sisi, ha fatto un lavoro fantastico in una situazione molto difficile» ha detto Trump.

Con Obama c'era tensione
L'ultima volta di un presidente egiziano alla Casa Bianca fu nel 2010, quando Hosni Mubarak partecipò ai colloqui di pace per il Medio Oriente con i leader israeliano, palestinese e giordano. Pochi mesi dopo Mubarak fu deposto dalla rivolta popolare delle Primavere arabe. Obama aveva fatto infuriare gli alleati nelle gerarchie militari egiziane, consigliandoli di evitare l'uso della forza per fermare la protesta. Nei mesi e negli anni che seguirono le relazioni Usa-Egitto furono sottoposte a tensioni ulteriori, con l'avvento di un governo islamista e poi di uno militare, guidato da al-Sisi. Nella repressione che ne seguì centinaia di manifestanti furono uccisi e migliaia imprigionati, convincendo Obama a congelare gli aiuti militari all'Egitto, circa un miliardo di dollari l'anno. Il ruolo fondamentale del Paese nella regione fece si che gli aiuti riprendessero nel 2015, ma le relazioni diplomatiche, fino a ieri, sono rimaste difficili. 

Pugno duro contro il jihadismo
 A catalizzare l'amicizia tra Trump e al-Sisi la comune posizione intransigente sul jihadismo, che ieri l'uomo forte egiziano ha descritto come «un'ideologia satanica». L'ex magnate immobiliare di New York e l'ex generale dell'esercito egiziano, che ieri non hanno tenuto una conferenza stampa, si erano già incontrati a settembre, durante la campagna elettorale per la Casa Bianca. Allora Trump descrisse al-Sisi come «un tipo fantastico». Il presidente egiziano fu il primo a congratularsi con lui per la vittoria elettorale a novembre.

Nodo diritti umani
Ieri il presidente non ha voluto rispondere a domande sul tema dei diritti umani, ma una fonte della Casa Bianca ha detto che la questione sarebbe stata trattata «in modo privato, più discreto». «Riteniamo sia il modo più efficace per far procedere queste questioni verso un esito favorevole». Una posizione non gradita agli attivisti per i diritti umani che ricordano gli arresti di decine di migliaia di oppositori. «Invitare al-Sisi per una visita ufficiale a Washington mentre decine di migliaia di egiziani marciscono in carcere e la tortura è di nuovo all'ordine del giorno è uno strano modo di costruire un rapporto strategico stabile» ha detto Sarah Margon di Human Rights Watch. Ma la Casa Bianca di Trump ha descritto la visita come un successo, plaudendo agli «sforzi coraggiosi (di al-Sisi) per promuovere un'interpretazione moderata dell'Islam». I due leader «hanno concordato sulla necessità di riconoscere la natura pacifica dell'Islam e del dei musulmani in tutto il mondo».