18 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Il primo 'colpo' di Trump in ambito economico

L'annuncio di Trump: Sprint riporterà 5mila posti di lavoro in Usa

Donald Trump ha annunciato che la compagnia telefonica Sprint riporterà in Usa 5.000 posti di lavoro e che OneWeb ne creerà 3.000. Una buona notizia, ma ancora lontana dal cambiamento sistemico promesso in campagna elettorale

Donald Trump.
Donald Trump. Shutterstock

NEW YORK -Donald Trump aveva promesso grandi cose dal punto di vista economico, ed è forse anche grazie a quelle ricette che sembravano voler ridare respiro alla classe media e limitare gli effetti negativi della globalizzazione che è stato eletto Presidente. Il primo annuncio è giunto in queste ore annuncio che, come aveva anticipato il suo futuro portavoce Sean Spicer, sarebbe stato «molto positivo per i lavoratori americani».

8000 nuovi posti di lavoro
Ieri nel tardo pomeriggio il Presidente americano si è presentato davanti alle telecamere dalla Florida, dove sta trascorrendo le festività, per annunciare che la compagnia telefonica americana Sprint «riporterà in Usa 5.000 posti di lavoro» e che OneWeb ne creerà 3.000. Certo. Otto mila posti di lavoro nuovi sono una buona notizia per le famiglie che ne beneficeranno. Certo, è ancora una piccola cosa rispetto al cambiamento del sistema generale promesso in campagna elettorale. Non è poi chiaro se i posti di lavoro legati a Sprint siano parte dell'investimento per 50 miliardi di dollari in Usa annunciato il 6 dicembre dal Ceo della giapponese SoftBank (che controlla la compagnia telefonica) e che prevede la creazione di 50.000 posti di lavoro.

La conversazione con Obama
Forse più interessante è stato il fatto che Trump abbia detto di avere parlato in giornata con Barack Obama, che il 20 gennaio prossimo gli passerà il testimone della presidenza. «Mi ha chiamato», ha spiegato il 45esimo presidente dicendo di avere avuto con il 44esimo una «buona conversazione generale».

Il braccio di ferro tra Obama e Israele
Non è dato sapere se i due abbiano affrontato la questione israeliano-palestinese al centro di rinnovate tensioni non solo tra la Casa Bianca e il miliardario di New York ma anche tra lo stesso Obama e Israele. La loro chiacchierata c'è stata nel giorno in cui il segretario di Stato John Kerry ha tenuto un lungo discorso in cui ha criticato gli insediamenti israeliani nei territori della Cisgiordania e di Gerusalemme Est che sono teoricamente destinati a fare parte di uno Stato palestinese, se mai i negoziati verranno ripresi con successo. Per Trump «quel discorso parla da sé». Il repubblicano non ha voluto aggiungere altro su un tema in cui si era inserito a gamba tesa in più occasioni rompendo una tacita tradizione secondo cui un presidente eletto si astiene dal pronunciarsi in rispetto di quello che ancora occupa la Casa Bianca. E alla fine di una giornata in cui aveva attaccato Obama per avere usato «parole provocatorie» e per creare ostacoli a una transizione tutt'altro che tranquilla, Trump ha smentito sé stesso: tutto procede «senza problemi».

Gli attacchi di Trump all'Onu
Quanto all'Onu, a sua volta attaccato per avere approvato (grazie alla storica astensione degli Usa al Consiglio di sicurezza di venerdì 23 dicembre) una risoluzione che chiede lo stop immediato degli insediamenti israeliani nei territori occupati della Palestina, Trump ha detto che il Palazzo di vetro «ha un potenziale enorme che però non sta sfruttando. Quando avete visto l'Onu risolvere problemi? I problemi li crea». Il presidente eletto nei giorni precedenti aveva definito l'Onu un semplice «club di persone per ritrovarsi, chiacchierare e avere buon tempo».