24 febbraio 2020
Aggiornato 23:30
L'ira di Pechino

Usa-Cina, Trump dirà addio alla politica dell'«una sola Cina»?

Dopo la telefonata con la presidente di Taiwan, a preoccupare Pechino sono giunte le dichiarazioni di Trump a proposito di un eventuale abbandono della politica dell'«una sola Cina»

PECHINO - Dopo la telefonata intercorsa tra la presidente di Taiwan e Donald Trump, a suscitare nuovamente le ire cinesi sono state le dichiarazioni rilasciate dal presidente eletto alla Fox News. «Non so perché dovremmo essere legati dalla politica di 'Una sola Cina' se non facciamo un accordo con la Cina che tratti tra le altre cose del commercio», ha dichiarato il tycoon. Affermazioni per le quali Pechino si è «seriamente preoccupata».

Trump rifiuterà la politica di «una sola Cina»?
La Cina reputa Taiwan come parte del proprio territorio, in attesa di una riunificazione sotto il governo di Pechino, e impone a qualsiasi Paese con cui abbia rapporti diplomatici il riconoscimento del principio di «una sola Cina», che comporta la rottura di ogni relazione diplomatica con Taiwan. Se tale principio dovesse essere «compromesso o violato, la robusta e costante crescita dei rapporti tra Cina e Stati Uniti così come la cooperazione internazionale in altri settori importanti sarebbero fuori discussione», ha ammonito in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang.

Global Times: Trump ingenuo
Addirittura, il quotidiano cinese Global Times, ha scritto che Pechino potrebbe aiutare, anche militarmente, «i nemici degli Stati Uniti» nel caso di aperto sostegno del neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump all'indipendenza di Taiwan. Per il quotidiano, le osservazioni di Trump stupiscono per l'«ingenuità» della diplomazia del presidente eletto. Il giornale ricorda che il principio di «una sola Cina» assicura la pace a Taiwan e la rinuncia a questa idea condurrà ad una «tempesta» tra le due sponde dello Stretto di Taiwan.

Obama ha rifiutato a Pechino lo status di economia di mercato
Oltretutto, l'amministrazione Obama ha deciso di non dare alla Cina lo status di economia di mercato che Pechino desidera, una scelta che potrebbe aumentare le tensioni tra il paese orientale, gli Stati Uniti e altri Paesi, per cui questa posizione ha conseguenze in termini di tariffe. Proprio domenica, la Cina, nel giorno del quindicesimo anniversario del suo ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio, potrebbe chiedere formalmente un cambio di status. Ma è già certo che Washington non sarà d'accordo. «Gli Stati Uniti non cambieranno lo status della Cina che resta di economia non di mercato», ha detto un funzionario della Casa Bianca al Wall Street Journal. «Non esiste alcun obbligo da parte dell'Omc di dare lo status di economia di mercato alla Cina dopo 15 anni di permanenza dopo l'11 dicembre del 2016».

Trump d'accordo con Obama (per una volta)
Ottenere lo status di economia di mercato permetterebbe di abbassare in modo notevole le tariffe che i membri dell'Omc possono applicare in caso di violazione dei termini degli accordi commerciali. Anche l'amministrazione Trump non dovrebbe andare contro la decisione di Obama, anche perché il presidente eletto ha più volte ripetuto di voler alzare le tariffeapplicate alla Cina, sostenendo che in buona parte il mercato del lavoro americano sia stato rovinato da Pechino. «La Cina non è una economia di mercato», ha detto Trump in un comizio dall'Iowa giovedì scorso, citando i prezzi tenuti artificialmente bassi e il furto delle proprietà intellettuali americane. «Se la Cina vuole avere i benefici del trattamento che ricevono le economie di mercato deve cambiare le sue pratiche e lasciare che il mercato abbia un ruolo decisivo nell'economia».