16 febbraio 2019
Aggiornato 03:30
Mike Pompeo e Jeff Sessions

Trump, un falco alla Cia e un senatore anti-immigrazione alla Giustizia

La squadra di Donald Trump comincia a prendere forma. Il 'falco' Mike Pompeo potrebbe finire a capo della Cia, e il senatore anti-immigrati Jeff Sessions alla giustizia

Il presidente eletto Donald Trump.
Il presidente eletto Donald Trump. Shutterstock

NEW YORK - Ex ufficiale dell'esercito, deputato al terzo mandato alla Camera in rappresentanza del Kansas e membro della Commissione d'intelligence, ha origini italiane ed è voce del Tea Party. Mike Pompeo è un 'falco', uno dei tanti che potrebbero far parte della prossima amministrazione di Donald Trump, il presidente eletto degli Stati Uniti, che lo ha scelto come prossimo direttore della Cia.

Membro della Commissione sull'attacco di Bengasi
A livello nazionale, si è fatto conoscere come membro della Commissione della Camera sull'attacco di Bengasi, in Libia, nel 2012, in cui morirono l'ambasciatore Christopher Stevens e altri tre cittadini statunitensi. Un attacco per cui i repubblicani continuano ad accusare l'allora segretario di Stato, Hillary Clinton, di cui Pompeo è un feroce critico.

Ruolo centrale per la preparazione di Pence
Pompeo aveva inizialmente sostenuto la candidatura di Marco Rubio alle primarie; più tardi, ha avuto un ruolo centrale nel preparare il futuro vicepresidente, Mike Pence, per il dibattito contro il democratico Tim Kaine, vice di Clinton alle elezioni.

Sostenitore del Patriot-Act, contrario all'accordo con l'Iran
Grande sostenitore del Patriot Act, la legge voluta per espandere il potere dei corpi di polizia e di spionaggio, ha appoggiato la raccolta indiscriminata di dati da parte della National Security Agency, la cui rete di sorveglianza è stata svelata da Edward Snowden, per ragioni di sicurezza nazionale; di Snowden, ha detto che «dovrebbe essere condannato a morte». Pompeo è stato molto critico nei confronti dell'amministrazione Obama per l'accordo sul nucleare iraniano ed è stato spesso criticato per la sua retorica contro i musulmani.

Contro l'Obamacare e membro della lobby delle armi
Pompeo si oppone alla riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama, è membro della National Rifle Association, la lobby delle armi, è contrario alla chiusura del centro di detenzione di Guantanamo e ai provvedimenti che regolano l'emissione di gas serra. Presbiteriano, è contro l'aborto, che dovrebbe essere consentito solo se la vita della donna incinta fosse a rischio, e reso illegale in caso di stupro o incesto. Ha forti legami con le Koch Industries dei fratelli Koch, tra i principali finanziatori del partito repubblicano, che contribuirono alla sua elezione nel 2010 e che da allora lo hanno sempre sostenuto.

Un ministro della Giustizia accusato di razzismo
Il senatore dell'Alabama Jeff Sessions è invece stato scelto da Donald Trump per diventare il prossimo ministro della Giustizia Usa: una nomina che, come le altre annunciate finora, solleva non poche perplessità, per un passato che lo ha messo in rotta di collisione con le associazione dei difesa dei diritti dei neri. Prima di entrare a Capitol Hill con il partito repubblicano nel 1997, Sessions è stato un pubblico ministero e nel 1986 fu scelto dall'allora presidente Ronald Reagan per il ruolo di giudice federale. Ma la sua nomina è stata respinta dalla commissione Giustizia del Senato (controllata dai repubblicani) per una serie di iniziative e commenti giudicati razzisti, facendone il secondo giudice in 50 anni nominato ma non confermato dal Congresso.

Battute ad alto rischio
In diverse testimonianze davanti alla commissione alcuni colleghi dissero che definì la National association for the advancement of the colored people, la Southern Christian Leadership Conference, e altri autorevoli gruppi che si battono per i diritti delle minoranze come «anti-americani» e «ispirati dal comunismo». Un giudice federale afroamericano, invece, ha sostenuto di aver sentito Sessions dire che il Ku Klux Klan era ok «fino a quando non ho scoperto che fumavano marijuana». Sessions ha sempre detto che si trattava di una battuta.

Uno dei più fidati consiglieri di Donald Trump
Sessions è da mesi molto vicino a Donald Trump e nel corso della campagna elettorale è diventato uno dei suoi più fidati consiglieri. Alcune fonti nei giorni scorsi lo davano anche come possibile segretario alla Difesa e pare che ci sia stato un dibattito acceso per arrivare alla scelta definitiva.

Contro l'immigrazione
Sessions è noto anche per la sua linea dura sull'immigrazione: è il presidente della commissione del Senato sull'immigrazione e da sempre ha detto di aver deciso di appoggiare Trump (è stato il primo senatore a farlo) perché solo lui avrebbe risolto il problema dell'immigrazione illegale. Per la verità il senatore si è sempre schierato anche contro l'immigrazione legale, sostenendo che va «moderata». «Occorre rallentare il ritmo dei nuovi arrivi in modo da far salire i salari, diminuire il ricorso al welfare e far sì le forze dell'assimilazione ci uniscano maggiormente» ha scritto sul Washington Post nel 2015.