20 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Putin è disponibile a contenere la produzione

Opec, la Russia tifa per l'accordo, ma dall'Iraq giungono resistenze

La Russia di Vladimir Putin tifa per l'accordo sul congelamento della produzione petrolifera tra i Paesi Opec. Nonostante le resistenze di alcuni, in primis dell'Iraq

Il presidente russo Vladimir Putin.
Il presidente russo Vladimir Putin. Shutterstock

MOSCA - La Russia ritiene poco probabile che la posizione dell'Iraq possa far saltare l'accordo sul congelamento della produzione petrolifera tra i Paesi dell'Opec e pur stando fuori dal cartello, fa chiaramente il tifo per il raggiungimento dell'intesa, il prossimo 30 novembre. Il ministro dell'energia russo, Aleksandr Novak «considera tutte le opzioni per stabilizzare il mercato petrolifero: l'opzione principale è il congelamento della produzione», dice, mentre si prepara a incontrare il segretario generale dell'Opec Mohammed Barkindo lunedì a Vienna, pochi giorni prima dell'inizio dei negoziati all'interno del club di Paesi produttori e poco tempo dopo la richiesta dell'Iraq di essere esentato dai tagli alla produzione.

La riluttanza dell'Iraq
All'inizio di questo mese, i funzionari petroliferi iracheni hanno espresso la loro riluttanza a ridurre la produzione di petrolio del Paese da 4,7 milioni di barili al giorno. Ma che a questo punto salti l'accordo «è improbabile, perché posso vedere la disponibilità dei Paesi dell'OPEC ad attuare tali decisioni, raggiunte in Algeria, per un consenso finale», ha detto Novak.

La strategia di Mosca
L'orso russo fa insomma finta di tenersi in disparte, ma in realtà appare particolarmente attivo: parteciperà alla riunione Opec, dice Novak, se glielo chiederanno gli organizzatori, ma per ora non avrebbe ricevuto nessun invito. Mosca ha più volte dichiarato la sua disponibilità a partecipare al contenimento della produzione, ma solo dopo la decisione finale del cartello.

Cosa c'è sul piatto 
Ma sul piatto a Mosca c'è molto più che i prezzi del greggio e l'ipotesi di un congelamento dell'output in accordo con l'Opec. Ci sono questioni che riguardano direttamente l'economia russa, ma anche questioni di potere interno. Qualcuno vede fraintendimenti tra l'endorsment all'accordo del presidente russo Vladimir Putin - dichiarato molto apertamente e chiaramente - e le successive dichiarazioni negative - a mezza bocca - del capo della major Rosneft Igor Sechin, qualcun altro una lotta di potere accesa. E quindi il 30 novembre si decide non solo la questione oro nero.

A fine novembre la decisione finale
Sulla carta lo scadenzario è comunque molto chiaro: dopo un aperto e lunghissimo corteggiamento del Venezuela, non solo rivolto a Putin, ma anche a molti Paesi del cartello, alla fine di settembre, in una riunione informale dell'Opec in Algeria, era stato concordato un limite di produzione nella gamma di 32,5-33 milioni di barili di petrolio al giorno. Tuttavia, sui limiti specifici per ciascuno dei Paesi dell'Organizzazione non c'è accordo. La decisione finale dovrebbe essere presa in occasione della riunione ufficiale dell'Opec il 30 novembre a Vienna. L'organizzazione prevede di unire le misure per stabilizzare il mercato di un certo numero di altri paesi produttori di petrolio, in particolare la Russia.