15 gennaio 2021
Aggiornato 21:30
Con Kaine si è scontrato su Russia, immigrazione e tasse

Usa 2016, dibattito dei vicepresidenti. Vince Pence, vice di Trump

Se nel primo dibattito presidenziale i media hanno consegnato la vittoria a Hillary Clinton, quello tenutosi tra i candidati alla Vicepresidenza è stato vinto dal repubblicano Mike Pence

NEW YORK- Ricordate il dibattito tra Donald Trump e Hillary Clinton? Alla fine, osservatori e media hanno assegnato la vittoria alla candidata democratica, che è apparsa più sicura di sè e padrona degli argomenti del rivale. Ma lo scontro in tv tra i due candidati alla vicepresidenza, il democratico Tim Kaine e il repubblicano Mike Pence, è andato esattamente nel modo opposto. Addirittura, l'impressione è che i ruoli si siano invertiti. Perché il democratico Tim Kaine è stato il più chiassoso, intenso a volte vulcanico fino all'eccesso. Il repubblicano Mike Pence, invece, è sembrato molto più lento, misurato, più simile a Hillary Clinton nel suo atteggiamento pacato.

Il punto di vista dei vice
Di certo lo scontro dalla Longwood University, in Virginia, non passerà alla storia per aver fatto ascolti strabilianti o per aver dato materiale su cui scrivere notizie. Ma questo si sapeva dall'inizio. Quello che ieri sera Kaine e Pence hanno fatto è dare un interessante punto di vista sui programmi e i progetti di Clinton e di Donald Trump. I due vice hanno parlato di politica estera, soprattutto di Russia e di Medio Oriente, e poi di tasse, di economia e degli errori dei rispettivi candidati.

Trump esulta
Trump ha seguito il dibattito, commentando su Twitter e poi, non appena è finito, ci ha messo il suo zampino: «Mike Pence ha vinto alla grande. Dobbiamo tutti essere orgogliosi di Mike», ha scritto. Per la prima volta il parere del miliardario è in linea con quello di Cnn che nel sondaggio post incontro ha sottolineato come il vice repubblicano abbia battuto quello democratico: 48% contro il 42%.

Scontro su Donald
Ma quali sono stati i punti principali dello scontro? Kaine, senatore della Virginia ed ex governatore dello Stato, ha cercato di fare il Trump della situazione, attaccando in modo diretto e personale e cercando di imbarazzare Pence, interrompendo, risultando a volte inappropriato. «Non capisco come il governatore Pence possa difendere lo stile di Trump che pone al centro gli insulti e il culto della sua personalità», ha detto Kaine ricordando quando Trump ha definito i messicani «stupratori» e ha messo in dubbio il luogo di nascita del presidente americano Barack Obama.

Putin
Pence ha risposto sempre in modo pacato, cercando di mantenere la calma. I due si sono scontrati su Vladimir Putin, leader ammirato da Trump. Kaine ha ricordato che Putin è un dittatore e che il miliardario fa affari con gli oligarchi del Cremlino. Pence ha sostenuto che Putin «è più forte di Obama» anche se dirlo «è doloroso». «L'America è più forte della Russia e Putin rispetterà l'amministrazione Trump per la sua forza», ha concluso ricordando che è colpa di Obama-Clinton se la Russia si è rafforzata e ha invaso parte dell'Ucraina.

Aborto
C'è stato spazio anche per parlare di aborto, soprattutto tra due candidati che si definiscono fortemente religiosi. Pence ha attaccato Kaine sostenendo che Hillary vuole finanziare una legge che darebbe il via libera a una pratica di interruzione di gravidanza ora vietata. Il democratico ha detto che «non è il compito dei servitori pubblici quello di decidere su questa scelta»: Kaine, pur essendo contrario all'aborto, è pro-choice. Poi, ha contrattaccato ricordando che Trump più volte ha fatto intendere di voler punire le donne che si sottopongono ad aborto. «Non sosterremo mai una legge che punisce le donne che hanno fatto una scelta così difficile», ha risposto Pence.

Tasse e immigrazione
Sulle tasse invece è Pence ad aver la meglio: «Con Clinton avremo tasse più alte e più spese cosa che non ci porterà a diminuire in mostro debito». Kaine ha detto che la scelta di Clinton serve per continuare a crescere e aiutare le fasce più deboli. Poi c'è il tema dell'immigrazione. I due si sono scontrati sulle parole usate da Trump per descrivere i messicani. «Ma dai, Tim, ci sono stranieri criminali in questo Paese», ha detto Pence, dopo che Kaine aveva usato l'argomento dei continui attacchi al limite del razzismo nei confronti dei Messicani. Sempre in tema di esteri, Pence ha sottolineato come in Medio Oriente il pasticcio che il mondo vive è stato causato «da Clinton, l'architetto di queste politiche estere deboli» che sono state applicate da Obama. Proprio continuando sul tema della forza, Pence ha proposto (cosa mai fatta da Trump finora) la possibilità di interventi militari in Siria.

Ottimo colpo per Trump
Finora sembra che la scelta del governatore dell'Indiana sia stata un ottimo colpo per Trump, che nel dibattito di ieri è riuscito a mitigare alcune sue posizioni e a dare al suo ticket un'immagine più istituzionale e seria. Adesso bisogna vedere se il miliardario domenica sarà in grado di mantenere il passo o ancora una volta si farà travolgere da Clinton.

(Con fonte Askanews)