28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
Il Presidente invita a considerare l'essenza del problema

Usa 2016, Putin respinge le accuse: «Non ci occupiamo di attacchi hacker contro altri Stati»

Dopo le accuse dei democratici, Vladimir Putin torna a smentire qualsiasi legame tra Mosca e i recenti attacchi hacker che hanno colpito la campagna per le presidenziali Usa

Il presidente russo Vladimir Putin ha respinto le accuse sul ruolo di Mosca negli attacchi hacker subiti dagli Usa.
Il presidente russo Vladimir Putin ha respinto le accuse sul ruolo di Mosca negli attacchi hacker subiti dagli Usa. Shutterstock

MOSCA - Il presidente russo Vladimir Putin  è tornato a negare con decisione il presunto ruolo di Mosca nei recenti attacchi hacker subiti dagli Stati Uniti, dopo le accuse lanciate da alcuni esponenti del Partito democratico. In un'intervista a Bloomberg, ha spiegato che Mosca non si occupa di attacchi hacker contro altri Stati e non è coinvolta negli attacchi ai server del partito democratico americano.

L'attenzione dell'opinione pubblica
«Non vi è alcuna necessità di distogliere l'attenzione pubblica dall'essenza dei problemi, usando in sostituzione alcuni problemi minori relativi alla ricerca del colpevole (degli attacchi). Ma voglio ripetere ancora una volta, a me sicuramente non è noto, e, a livello nazionale, la Russia non si è mai occupata (di attacchi hacker)", ha sottolineato il presidente russo.

Lo scandalo travolge i democratici
Il riferimento è allo scandalo scoperchiato nel mese di luglio dal sito Wikileaks, che ha pubblicato oltre 19 mila messaggi di posta elettronica del Democratic National Committee degli Stati Uniti. Quelle e-mail hanno di fatto rivelato i tentativi del comitato nazionale democratico di favorire con ogni mezzo la campagna di Hillary Clinton rispetto a quella di Bernie Sanders. La responsabilità per l'attacco hacker è stata rivendicata con il nickname Guccifer 2.0, ma l'indagine FBI continua, un certo numero di rappresentanti del Partito democratico, tra i quali il presidente Barack Obama, non hanno escluso connessioni tra gli hacker e le autorità russe, affermando che tutto ciò potrebbe essere avvantaggiare il candidato presidenziale Donald Trump.

Per la Clinton, il Cremlino vuole favorire Trump
Nel frattempo, la questione rimane sulle prime pagine della stampa occidentale, che, in gran parte sposando la tesi della responsabilità russa, ha più volte ipotizzato un presunto tentativo da parte del Cremlino di influenzare le elezioni americane a favore di Trump, considerato generalmente «filorusso». Naturalmente, Mosca non si è mai espressa a favore di nessun candidato, ma si è detta pronta a dialogare con chiunque diverrà Presidente. Ma secondo David Klion del Guardian, se davvero fosse dimostrata la presenza della longa manus del Cremlino dietro ai recenti attacchi hacker, l'obiettivo di Putin non sarebbe, come dà per scontato l'Occidente, la vittoria di Donald Trump.

Ma è davvero così?
Secondo il quotidiano, il sostegno di Putin a Trump non è così scontato come potrebbe sembrare: «Putin non è certamente un fan della Clinton, ma non è nemmeno uno stupido», argomenta Klion. Secondo cui, se è vero che il miliardario si è dimostrato più bendisposto nei confronti della Russia rispetto alla sua rivale, è pur vero che le mosse di una Clinton Presidente sarebbero ben più convenzionali - e dunque prevedibili - di quelle del suo rivale. Inoltre, il leader del Cremlino capisce certamente - prosegue Klion - che è altamente improbabile che Trump possa infine ottenere la vittoria.

Ipotesi
Insomma: favorire la candidatura di Trump sarebbe un obiettivo troppo poco lungimirante per Putin. Secondo il Guardian, il vero fine ultimo di un ipotetico piano di hackeraggio russo potrebbe essere  da un lato quello di dimostrare come la Clinton possa essere un Presidente debole e facilmente attaccabile; dall'altro lato quello di evidenziare la scarsa sicurezza del sistema elettorale statunitense, mostrando al mondo intero quanto potrebbe essere facile modificare il risultato del voto.  Ovviamente, il ragionamento di Klion poggia su una ipotesi, tutta da dimostrare: che dietro i vari tentativi (riusciti) di hackeraggio si celi davvero la mano di Mosca. Circostanza che Putin ha negato fortemente. Invitando indirettamente a considerare i contenuti delle rivelazioni, piuttosto che fare congetture sui loro autori.