21 luglio 2019
Aggiornato 11:00
Stranezze nel completamento automatico

Usa 2016, lo «strano» caso di Google che favorisce Hillary Clinton

Pare che il motore di ricerca di Google tenda a privilegiare i contenuti positivi su Hillary Clinton, oscurando quelli negativi. Sarà per i legami della candidata con pezzi grossi del colosso?

NEW YORK - Ha ormai sbaragliato il suo diretto concorrente in campo democratico Bernie Sanders, e ora Hillary Clinton si prepara a sfidarsi con il tycoon tanto odiato all'establishment Donald Trump. Una sfida non facile, come attestano i sondaggi, che già da un mese a questa parte registrano l'irresistibile ascesa - seppur a momenti alterni - del miliardario. Ma ora la Clinton potrebbe avere un alleato capace di neutralizzare l'avversario e di monopolizzare a proprio favore la campagna elettorale. No, non stiamo parlando di Wall Street. Stiamo parlando di Google.

A Google piace Hillary
E' stato il sito Source Fed a ipotizzare che il colosso di Mountain View stesse manipolando il proprio motore di ricerca per favorire, in qualche modo, la candidata democratica. A dimostrarlo, sarebbero ricerche con le keywords e con la funzione di «completamento automatico», dove pare proprio che Google orienti i risultati affinché l’utente web si imbatta solo in notizie positive, evitando del tutto i contenuti che potrebbero compromettere l’immagine della candidata.

Il mistero del completamento automatico
Source Fed ha in particolar modo analizzato i meccanismi di autocompletamento di Google, Yahoo e Bing. Usando questi ultimi due motori di ricerca, digitando la semplice stringa «Hillary Clinton cri», si ottiene il suggerimento «Hillary Clinton crime accusation» e simili; Google, invece, mostra come possibili risultati «crime reform», «crisis», «crime bill 1994», sorvolando su qualsiasi possibile accusa di reato imputabile alla candidata democratica. Un’altra prova simile conferma il trend: digitando su Yahoo e Bing «Hillary Clinton ind», i motori di ricerca completano automaticamente con «Hillary Clinton indictment», in riferimento all’indagine aperta dall’FBI a proposito dell’uso del server privato di e-mail mentre era segretario di Stato. Su Google, nessuna traccia di tutto ciò: solo accostamenti improbabili come «Hillary Clinton India» o «Hillary Clinton Indiana». Un suggerimento quantomeno strano, visto che secondo Google Trend la ricerca «Hillary Clinton indictment» è 8 volte più frequente rispetto a «Hillary Clinton India». Strano che un motore di ricerca come Google non tenga conto dei suoi stessi trend.

Google non è così cortese con Sanders e Trump
Come spiegare simili comportamenti, se non ipotizzando un tentativo di oscurare tutti i termini che potrebbero condurre a ricerche sfavorevoli sulla candidata? A controprova di tutto ciò, Source Fed ha verificato se Google facesse la stessa cortesia anche ad altri candidati, come Donald Trump e Bernie Sanders. La risposta è no: quest’ultimo è subito bollato come «socialista» dal completamento automatico, e il primo addirittura come «razzista».

I contatti di Hillary con Google
Source Fed ha sottolineato come, ad ogni modo, il comportamento di Google non sia illegale, e come ad oggi non esista alcuna prova che Hillary Clinton o qualcuno del suo entourage stia cercando di influenzare la campagna elettorale attraverso il motore di ricerca. Eppure, le stranezze rimangono. Soprattutto, se si pensa che Erich Schmidt, già amministratore delegato di Google e Presidente esecutivo di Alphabet, è anche uno dei principali fondatori di The Groundwork, una startup di data analysis che – secondo alcune fonti – sta supportando la campagna della Clinton. Per completare il cerchio, si pensi che la responsabile tecnologica della campagna di Hillary Clinton, Stephanie Hannon, è un’ex dirigente di Google. Come se non bastasse, Schmidt ha contatti anche con il Pentagono, dove è a capo del team di consiglieri per l’innovazione della Difesa americana.

Il potere di Google sull'opinione pubblica
Tutti legami che non provano, ovviamente, la sussistenza di alcun reato da parte del colosso di Montain View, ma rendono perlomeno ancora più significativi gli indizi che parlano di una parzialità di Google. A maggior ragione perché alcune ricerche dimostrano come i contenuti proposti dai motori di ricerca possono orientare in modo considerevole il voto dell’opinione pubblica. In particolare, Google sarebbe capace di determinare il risultato di più del 25% delle elezioni nazionali.

E' solo fortuna?
Naturalmente, il colosso del web ha ribattuto alle accuse sul Washington Post, negando qualsiasi favoritismo per la candidata democratica. «Il completamento automatico di Google non favorisce alcun candidato o causa politica», ha specificato. «Ci teniamo a chiarire quello che è un semplice fraintendimento rispetto a come la funzione opera. Il nostro algoritmo tende ad escludere dalle ricerche quelle parole che in qualche modo siano da ritenersi offensive o lesive se associate ad un nome di persona. Più in generale, le previsioni nell’autocompletamento sono prodotte sulla base di una serie di fattori inclusa la popolarità dei termini di ricerca». Una spiegazione che regge a fatica, visto che è stato provato come per gli altri candidati la regola dell'esclusione dei termini negativi misteriosamente non valga, e che l'autocompletamento nel caso di Hillary non tiene conto nemmeno dei trend. Dobbiamo pensare che la Clinton, con il motore di ricerca californiano, sia solo particolarmente fortunata?