20 settembre 2021
Aggiornato 08:00
Il punto

Strage di Orlando, tutto quello che sappiamo finora

E' stato definito il più grave attacco terroristico negli Usa dopo l'11 settembre. Ecco che cosa sappiamo fino ad ora della strage di Orlando

NEW YORK - Le autorità stanno continuando a indagare sulla sparatoria che in un locale per omosessuali di Orlando, in Florida, ha provocato 50 morti e 53 feriti, di cui alcuni in gravi condizioni. Quello che sappiamo finora sulla peggior strage compiuta con armi da fuoco negli Stati Uniti e il più grave attacco terroristico nel Paese dopo l'11 settembre 2001:

Il killer
L'autore si chiamava Omar Seddique Mateen, 29 anni, di Fort Pierce, in Florida, a circa 180 chilometri da Orlando. Cittadino statunitense di origini afgane, nato a New York, non aveva precedenti penali. Intorno alle due del mattino di domenica, è entrato nel Pulse, uno dei più noti locali per omosessuali di Orlando, e ha aperto il fuoco; poi si è barricato con circa 30 ostaggi. Alle 5 del mattino le forze speciali hanno sfondato uno degli ingressi del Pulse con un mezzo blindato e sono entrati nel locale, uccidendo Mateen.

Il giuramento all'Isis
Mateen aveva acquistato legalmente un fucile d'assalto e una pistola nell'ultima settimana. Prima di morire, ha chiamato il numero d'emergenza 911: ha dichiarato di aver giurato fedeltà allo Stato Islamico e ha elogiato i fratelli Tsarnaev, responsabili dell'attentato alla maratona di Boston. L'Fbi aveva indagato su Mateen nel 2013 e nel 2014: la prima volta per frasi razziste e violente, riferite dai colleghi, la seconda per il suo legame con un un attentatore suicida statunitense morto nel 2014 in Siria. In entrambi i casi, non furono trovate prove sufficienti per incriminarlo.

La testimonianza della ex moglie
Dal 2007 era impiegato della società di sicurezza G4S Secure Solutions, aveva una licenza come guardia di sicurezza e un regolare porto d'armi. Secondo le testimonianze dei suoi colleghi, era una persona «instabile». L'ex moglie di Mateen ha dichiarato che era «disturbato» e che l'aveva ripetutamente picchiata e tenuta «in ostaggio» durante il loro breve matrimonio.

Il ritratto del padre
Secondo il padre del killer, Seddique Mir Mateen, Omar Mateen «era un bravo figlio, ed era educato. Non so cosa lo abbia spinto a sparare», ha dichiarato in un video pubblicato su Facebook. Ma non avrebbe dovuto, perché «Dio stesso punirà l'omosessualità». Nel video, ha ripetuto di essere "profondamente amareggiato" per il massacro, aggiungendo di avere un «nodo al cuore». «Non so cosa sia successo, non sapevo che (mio figlio, ndr) avesse questa rabbia nel suo cuore». Seddique Mateen, immigrato negli Stati Uniti dall'Afghanistan, appare frequentemente sulle tv americane come rappresentante della diaspora afgana; in una di queste presenze televisive, ha annunciato di voler correre per la presidenza dell'Afghanistan.

Le vittime
Le persone uccise da Mateen sono cinquanta, di cui 49 al momento identificate. Secondo la polizia di Orlando, la più giovane aveva 20 anni e la più anziana cinquanta.

Il commento di Obama
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha dichiarato che l'attacco è stato «un atto di terrore e un atto di odio». «Dobbiamo decidere che tipo di Paese vogliamo essere. Anche non fare niente - ha detto - è una decisione».

Indagate altre persone
«È in corso un'indagine su altre persone». A dirlo è stato il procuratore Lee Bentley, parlando da Orlando. «Le indagini sono in corso, siamo ancora nelle fasi iniziali. Non sappiamo - ha aggiunto - se qualcun altro sarà incriminato per questo crimine». Secondo i media americani, domenica sarebbe stato fermato per un interrogatorio un predicatore, Marcus Dwayne Robertson, un ex marine con precedenti per rapina e leader di una gang criminale, che si sarebbe convertito all'Islam radicale predicando su internet dopo essere stato rilasciato da una prigione in Florida. A quanto pare, Mateen si era iscritto a un suo corso online. Una fonte investigativa ha dichiarato che non è un caso la strage sia avvenuta a Orlando, proprio per la presenza di Robertson.

Le due rivendicazioni
I social media in lingua araba pullulano di rivendicazioni, messaggi di giubilo e nuove minacce, tutte riconducibili ai jihadisti dello Stato Islamico (Isis). E nel mirino delle minacce, ancora una volta c'è l'Italia, con pressanti inviti a «lupi solitari» a colpire «il cuore dei crociati», indicando come bersagli la Torre di Pisa ed il Colosseo. La stessa rivendicazione della strage da parte di «una fonte» dell'Isis è stata inizialmente anomala. Infatti l'agenzia Amaq, organo media del califfato, che l'ha diffusa per prima, ha citato solo una «fonte dello Stato islamico», mentre per i precedenti attentati - compresa la strage di San Bernardino, lo scorso dicembre - ha sempre postato comunicati ufficiali dell'organizzazione guidata dal califfo Abu Bakr al Baghdadi. Solo in un secondo momento è giunta la rivendicazione ufficiale da parte dello Stato Islamico, arrivata tramite la radio del gruppo, al-Bayan. L'attentatore viene descritto come «uno dei soldati del Califfato in America». Al-Bayan, con sede a Mosul (roccaforte dei jihadisti in territorio iracheno), diffonde ogni mattina via Internet una sorta di «bollettino di guerra» della giornata precedente. E, il capo della polizia, John Mina, ha confermato che Mateen ha giurato fedeltà all'Is.

E' davvero un guerriero del Califfo?
Ma non è detto che Mateen sia davvero un guerriero del Califfo. In ogni caso, che questa eventualità sia confermata non è il nodo della questione. Come osserva il New York Times, infatti, ciò che davvero accresce il potere dell'Isis è la semplice capacità di attrarre simpatizzanti e influenzare omicidi in terre lontane. E' quindi sempre più difficile separare il campo tra veri e propri combattenti di Daesh e i cosiddetti «lupi solitari». Anche perché la dinamica dell'attentato ricalca esattamente il protocollo dell'Isis, dove il giuramento «pubblico» di fedeltà (in questo caso al 911) è un elemento chiave e ricorrente degli ultimi 3 attentati: quello di San Bernardino e quello di Garland in Texas.

L'invito ai lupi solitari e le nuove minacce all'Italia
Da una rassegna dei social media in lingua araba realizzata da askanews fa emergono nuove minacce all'Italia, postate prevalentemente da internauti, che si richiamano alla jihad in Libia. Sulla piattaforme «Telegram», molto usata dai jihadisti, un utente che si firma «Voce del Califfato» ha postato un fotomontaggio che mette insieme monumenti italiani, intitolato «Lupi solitari». Di fatto, un invito ad entrare in azione: «Sappiate che nel cuore della terra dei combattenti crociati non esiste sangue da preservare né persone che possano essere dette innocenti», recita la didascalia firmata da «Libia Califfato». Un secondo post, sempre con fotomontaggi con monumenti italiani - la Torre di Pisa ed il Colosseo - si ribadisce la stessa minaccia anche se l'Italia non viene direttamente nominata. "Le nostre autobombe di oggi sono come le catapulte che lanciava il nostro Profeta (Maometto) sui miscredenti" agli albori dell'Islam.

Frasi di giubilo
Le frasi di giubilo per la strage di Orlando si sprecano. Ma non mancano le minacce come sempre dopo i grandi attentati. Con un post su Telegram firmato dall'«Esercito Informatico del Califfato» viene pubblicata l'immagine del presidente americano Barack Obama, mentre parla del "giorno drammatico" per gli Stati Uniti, con il seguente commento: «Il sangue sporco versato da voi è solo parte di una pesante fattura che vi attende: preparate le tombe e scavate».

Il corso di formazione dell'Isis
E sempre sul web oggi spunta l'offerta di un «Corso di formazione per lupi solitari», che propone lezioni per apprendere «i fondamentali militari e logistici» destinati a intraprendere la jihad in occidente. L'annuncio è di un gruppo che si fa chiamare «Canale Segreti Mujahiddin» ed è postato sempre su social Telegram attraverso la chat "Leoni del Monoteisimo di Derna". Concretamente, vengono proposti corsi di «Sicurezza personale (Visione complessiva della sicurezza del Mujahdi)»; «Tattiche militari nelle città»; «un corso semplificato sulla scienza delle esplosioni»; e «Innovazioni e auto-sviluppo. Il percorso iniziale di formazione», si sottolinea, «con il volere di Allah (à) sarà seguito da corsi specializzati per la preparazione di lupi solitari». Infine «data inizio e durata del corso saranno annunciate al raggiungimento del numero» di iscritti, si precisa. Senza ulteriori precisazioni.

(Con fonte Askanews)