29 novembre 2020
Aggiornato 03:30
Ryan si aggiunge alla lista degli scontenti

Usa 2016, anche lo speaker della Camera Paul Ryan boicotta Trump

Paul Ryan, speaker della Camera nonché la più alta carica eletta del GOP, ha affermato di non essere pronto a sostenere Trump

NEW YORK - Sarà pure il vincitore delle primarie repubblicane, ma non si può dire che per Donald Trump la strada sia in discesa. Forti resistenze dall'establishment del GOP continuano a frapporsi alla sua avanzata. Già nelle scorse ore, erano state numerose le voci di dissenso giunte dal partito di fronte alla possibile «incoronazione» del tycoon nella corsa alla Casa Bianca. 

Gli oppositori
Prima è stata la volta di Mitt Romney; poi, George W. Bush, il padre e il fratello Jeb; quindi, John McCain: tutti i nomi illustri dell'establishment del Grand Old Party, che hanno affermato che non parteciperanno alla convention del partito a luglio. Ora, alla lunga lista si aggiunge lo speaker della Camera, Paul Ryan, che ha dato un nuovo colpo al miliardario. «In questo momento non posso sostenere Donald Trump», ha dichiarato alla Cnn. Un'affermazione tanto più importante quanto più giunge dalla più alta carica eletta dei repubblicani. Solo poche ore prima Ryan aveva ripreso i quattro politici, chiedendo unità all'interno del partito. Una posizione apparentemente incoerente.

La posizione di Ryan
Più volte Paul Ryan ha detto che sosterrà il candidato alla presidenza del Grand Old Party, ma lo farà ad alcune condizioni. In effetti, il combinato disposto tra le controverse e ormai famose uscite del tycoon - ad esempio sugli ispanici o sulle donne - e il suo sostanziale rifiuto di molti dei valori fondanti che caratterizzano il GOP deve aver spinto Ryan a una certa cautela. Lo speaker infatti - interpretando del resto il sentimento dell'establishment - vorrebbe che Trump si avvicinasse di più alle politiche che definiscono i confini del partito repubblicano. E il miliardario di New York sembra essere ben lontano da essi. «Non voglio sminuire la sua impresa - ha detto Ryan - ma noi speriamo che il nostro candidato faccia riferimento ai valori di Lincoln e del reaganismo» a qualcuno «che parli alla vasta maggioranza degli americani».

La risposta di Trump
Nemmeno un'ora è trascorsa dalle affermazioni dello speaker della Camera che il tycoon ha ribattuto con la sua ben nota verve, e definendosi «non pronto ad appoggiare l'agenda di Ryan». "Forse in futuro potremo lavorare insieme per raggiungere un accordo su che cosa sia il bene del popolo americano», ha aggiunto. «E' stato trattato tanto male per tanto tempo che è tempo per i politici di metterlo al primo posto», ha concluso. Il riferimento è chiaramente al motto di Trump «America first»,  particolarmente significativo per la sua ricetta di politica estera. 

Le perplessità del GOP
Ma le perplessità di Ryan sono le perplessità di un'intera establishment. «Penso che i conservatori vogliano sapere: condivide i nostri valori e i nostri principi sui limiti del governo, sul ruolo dell'esecutivo, sull'aderenza alla Costituzione?», si è chiesto. «Ci sono molte domande che, credo, si pongono i conservatori». Negli ultimi giorni, dopo il ritiro di Ted Cruz e John Kasich, il partito ha cercato di avvicinarsi al miliardario con l'obiettivo, di farlo rientrare nei ranghi della normalità repubblicana. Un'impresa certamente non semplice, visto che Trump ha fatto del populismo e del politicamente scorretto l'asse portante della sua campagna.