14 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Ma per il governo libertà di stampa non è in pericolo

Turchia, ecco la stretta di Erdogan sui media d'opposizione

Lo stato di salute dei media in Turchia non è mai stato eccellente, ma mai come adesso la pluralità di voci della stampa turca è a rischio

ISTANBUL - Lo stato di salute dei media in Turchia non è mai stato eccellente, ma mai come adesso la pluralità di voci della stampa turca è a rischio. I recentissimi commissariamenti del quotidiano d'opposizione Zaman, giornale con la tiratura più alta del Paese, e dell'agenzia di stampa Cihan sono solo le ultime eclatanti manifestazioni della morsa sempre più stretta delle autorità sugli organi di stampa grandi e piccoli di vario orientamento, accomunati dal fatto di non essere in accordo con la linea del governo. Tuttavia per l'esecutivo non esiste alcun problema per la libertà di stampa in Turchia. Le misure punitive rivolte ai giornalisti imprigionati - attualmente 33 - e ai media commissariati - attualmente cinque - secondo Ankara, non concernono l'attività giornalistica, ma altri reati quali «terrorismo», «sovversione» e «spionaggio». I dati però - oltre 210 licenziamenti negli ultimi cinque mesi, 18 canali televisivi estromessi dalle trasmissioni satellitari, siti di informazione bloccati o censurati - restano estremamente allarmanti.

Libertà di stampa nelle classifiche internazionali
Lo stato di salute dei media in Turchia è indicato dalle organizzazioni internazionali tra i peggiori al mondo, per via di politiche censorie e repressive. La statunitense Freedom House definisce la stampa turca «non libera» da diverso tempo e la colloca al terzo posto - dopo la Thailandia e l'Ecuador - per la rapidità con cui si è mossa negli ultimi cinque anni la regressione. Nell'indice sulla libertà di stampa dell' organizzazione Reporter senza frontiere (RSF) riferito al 2015, il Paese risulta invece collocato al 149esimo posto - su 180 Stati. Erol Onderoglu, rappresentante di RSF in Turchia, sottolinea che dopo le elezioni del 1 novembre scorso, il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) e il Palazzo [la Presidenza della Repubblica] hanno rapidamente messo in atto politiche per eliminare l'opposizione interna alla società. «Si stanno compiendo rapidamente dei passi per ridurre al minimo la varietà dei media. Non si vuole una stampa che critichi le politiche regionali, che vada a indagare le accuse di corruzione o che realizzi delle trasmissioni dalle zone di conflitto. L'AKP sembra aver messo in conto una strenua lotta a tal fine», afferma Onderoglu, il quale aggiunge che «sebbene quotidiani e siti internet di piccole dimensioni continuino a pubblicare notizie, il loro raggio di influenza risulta sempre più ridotto. Il fatto che si sia tolto la voce ad un quotidiano mainstream come Zaman è invece un colpo molto più duro, perchè significa che ormai si è iniziato ad attaccare anche le voci d'opposizione dei media rivolti alle masse».

Giornalisti processati o incarcerati
Attualmente in Turchia risultano sotto processo oltre 90 giornalisti di cui 33 (almeno 17 lavorano per media curdi) si trovano in prigione. Tra i detenuti 19 sono stati condannati in via definitiva, mentre gli altri si trovano in carcerazione preventiva. La recente scarcerazione dei più noti Can Dündar ed Erdem Gül - rispettivamente direttore e corrispondente da Ankara della testata d'opposizione laica Cumhuriyet - grazie ad una sentenza della Corte costituzionale non ha però posto fine alla loro vicenda giudiziaria: il loro processo per rivelazione di segreti di Stato e di spionaggio inizia il prossimo 25 marzo. Il presidente Recep Tayyip Erdogan, parte in causa del processo, ha affermato di «non rispettare e non accettare» la sentenza della Corte sui due giornalisti, mentre i giudici che avrebbero dovuto presiedere l'udienza sono stati sostituiti, suscitando nuove polemiche sull'interferenza della politica nella magistratura.

Le accuse
L'accusa per quasi tutti i giornalisti agli arresti preventivi è di far parte di o di sostenere un'organizzazione terroristica: innanzitutto il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), poi altri gruppi di estrema sinistra ritenuti illegali e il movimento dell'ex alleato del presidente - ora acerrimo nemico - l'imam Fethullah Gülen. Sulla testa di Dündar e Gül, che hanno firmato un reportage sul trasporto da parte dei servizi segreti turchi di armi destinate ai jihadisti in Siria, pende anche l'accusa di spionaggio.

Reato di vilipendio al presidente della Repubblica
Una «novità» nel panorama dei vincoli alla libertà di stampa riguarda il reato di vilipendio al capo di Stato, riguardo al quale i ricorsi presentati risultano decuplicati rispetto al 2014. Secondo il rapporto di monitoraggio dei media del portale informativo Bianet, nel 2015, sono diventati oggetto di ricorso le pubblicazioni di almeno 42 membri della stampa, mentre 19 giornalisti e 2 caricaturisti sono stati condannati al carcere per 21 anni e 6 mesi complessivi. E solo due giorni fa, il giornalista Baris Ince, direttore del quotidiano della sinistra Birgün, è stato condannato con una sentenza di primo grado a 21 mesi di prigione per lo stesso reato.

Controlli fiscali e commissariamenti
Un'arma utilizzata dal governo per «tenere a bada» i media d'opposizione risultano essere i controlli fiscali. Ne sa qualcosa il gruppo mediatico del magnate Aydin Dogan che nel 2009 fu condannato a pagare una multa di circa 4,8 miliardi di lire (circa 1,6 miliardi di Euro). Del gruppo Dogan fanno parte alcuni media come il mainstream Hürriyet e canali televisivi di informazione come la CNN Turk, che in concomitanza del commissariamento del quotidiano Zaman ha messo fine ai programmi di alcuni giornalisti apertamente critici (come Mirgün Cabas) riducendo le ore di presenza degli altri. Alcuni giornali filogovernativi, a ridosso delle elezioni del primo novembre, avevano accusato Dogan di supportare il PKK. Un'accusa che potrebbe sottintendere anche la minaccia di commissariamento, così come già avvenuto nei mesi scorsi alle reti televisive Bugün (anche quotidiano) e Kanaltürk, del gruppo Koza-Ipek, sotto indagine con l'accusa di affiliazione «gruppo terroristico di Fethullah Gülen». Lo stesso motivo che ha portato al commissariamento di Zaman e dell'agenzia di stampa Cihan.

Bandite reti Tv sui satelliti, controllato internet
Sempre secondo il rapporto del portale di informazione Bianet, negli ultimi tre mesi del 2015 sono stati messi al bando dalle piattaforme satellitari ben 18 canali televisivi. L'ultima rete ad essere stata esclusa dal satellite statale Turksat è la IMC TV (vicino al filo-curdo Partito democratico dei popoli, HDP) dove sono confluiti anche numerosi giornalisti del mainstream licenziati negli ultimi anni. La IMC TV è anche l'unica emittente che fornisce costanti aggiornamenti dalle province sudorientali a maggioranza curda dove sono in atto scontri tra l'esercito turco e i militanti del PKK e dalle quali vengono riportate notizie sempre più cruenti di vittime civili che includono anche diversi bambini.

(Con fonte Askanews)