21 settembre 2019
Aggiornato 17:30
L'ultimo dibattito

Usa 2016, tra i repubblicani è tutti contro tutti

I sei candidati repubblicani alla Casa Bianca si sono affrontati in un dibattito senza esclusione di colpi su temi quale politica estera e Corte suprema, in molti momenti caotico e confuso.

ROMA - I sei candidati repubblicani alla Casa Bianca si sono affrontati in un dibattito senza esclusione di colpi su temi quale politica estera e Corte suprema, in molti momenti caotico e confuso. In vista delle prima del 20 febbraio in South Carolina, dopo le tappe di Iowa and New Hampshire, il favorito Donald Trump ha avuto scambi vivaci sia con il suo sfidante più diretto, il senatore del Texas Ted Cruz, sia con l'ex governatore del Florida Jeb Bush nel dibattito ospitato dall arete Tv Cbs, scatenando grida e fischi del pubblico. Tra le urla e le reciproche interruzioni dei candidati il moderatore John Dickerson ha avvisato «rischiamo di finire nella polvere in questo modo».

Diritti civili
La morte del giudice della corte suprema Antonin Scalia e la sua successione hanno spostato il dibattito sui temi quali diritti gay e aborto, mentre Trump ha promesso di non usare più termini volgari in campagna e il senatore della Florida Marco Rubio, stella dell'establishment repubblicano appannata dopo o una performance misera nel dibattito precedente, è riuscito ad emergere. Rubio si è scontrato con Cruz sull'immigrazione, accusandolo di aver operato un voltafaccia, un esempio della sua disonestà. 

Politica estera
Trump e Bush si sono scontrati sulla guerra in Iraq e del ruolo del fratello di Bush, il presidente George W. Bush, durante gli attacchi dell'11 settembre. Jeb Bush, per una volta, ha risposto a tono agli attacchi di Trump. «Non avremmo mai dovuto andare in Iraq» ha detto Trump. «Hanno mentito. Hanno detto che c'erano armi di distruzione di massa, ma sapevano non ce n'erano». Bush ha replicato difendendo il fratello, che presto entrerà nella sua campagna per le primarie del South Carolina. «Non ne posso più del fatto che Barack Obama dia la colpa a mio fratello di tutti i problemi che ha avuto e francamente non mi importa nulla degli insulti di Donald Trump».

Agguerriti
I repubblicani erano pronti alla lotta. Dopo il momento di silenzio in memoria del giudice della Corte suprema Antonin Scalia la discussioen è partita dalla successione al giudice. Il presidente liberale dovrebbe nominare il successore? No, hanno gridato in coro i candidati. Trump si è distinto affermando che Obama farà la nomina, ignorando la posizione del partito repubblicano. Da qui il dibattito è precipitato in rissa, con al centro il miliardario, che ha tentato di giocare come sempre la carta dell'outsider stanco della politica. Trump si è scagliato contro Jeb Bush, da mesi suo obiettivo preferito, ma stavolta l'ex governatore è rimasto calmo e ha risposto a tono. E il pubblico ha spesso fischiato gli attacchi di Trump.

(Con fonte Askanews)