23 luglio 2024
Aggiornato 04:00
Sarà fenomeno di proporzioni senza precedenti

Migranti, nel 2050 saranno 200 milioni per il clima

Non solo guerra, povertà o demografia: la futura ondata migratoria - di entità senza senza precedenti - sarà dovuta ai cambiamenti climatici in atto, che renderanno alcune zone della Terra sempre più povere e meno vivibili

ROMA (askanews) - Non solo guerra, povertà o demografia: la futura ondata migratoria - di entità senza senza precedenti - sarà dovuta ai cambiamenti climatici in atto, che renderanno alcune zone della Terra sempre più povere e meno vivibili. La crisi migratoria potrebbe dunque durare non i vent'anni di cui ha parlato uno dei vertici del Pentagono, generale Martin Dempsey, ma trasformarsi in un fenomeno assai più a lungo termine che coinvolgerà 200 milioni di persone entro la metà del secolo.

NON SOLO DISASTRI NATURALI
Non si tratta semplicemente di disastri naturali improvvisi - che pure causano esodi di massa, ma di una graduale e inarrestabile emigrazione dovuta al progressivo deteriorarsi delle condizioni ambientali, come la desertificazione o l'aumento del livello degli oceani, che vede a rischio una gran parte delle popolazioni delle isole oceaniche.

OGGI 43 MILIONI DI PROFUGHI E SFOLLATI
Attualmente, in base alle cifre dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati, il numero delle persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei conflitti e persecuzioni supera i 43 milioni, il livello più alto dalla metà degli anni Novanta; circa 15 milioni sono profughi veri e propri, ovvero costretti ad abbandonare il proprio territorio, mentre altri 27 milioni sono sfollati; l'80% è originario dei Paesi in via di sviluppo. 

NEL 2008 GIA' 20 MILIONI DI MIGRANTI CLIMATICI
Peraltro, come avverte l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) l'emigrazione climatica è già una realtà da diversi anni: il numero di eventi meteorologici estremi e disastri naturali è triplicato negli ultimi tre decenni, con effetti devastanti nelle comunità più vulnerabili come quelle che risiedono nei Paesi in via di sviluppo: per un confronto, nel 2008 conflitti e violenze hanno provocato 4,6 milioni di sfollati contro i 20 milioni causati dagli eventi meteorologici estremi.

STIME 2050: 200 MILIONI DI MIGRANTI CLIMATICI
Ma al di là delle calamità naturali, i cambiamenti graduali nelle condizioni climatiche tendono ad avere un effetto preponderante sul fenomeno migratorio: di qui che le stime future parlino per il 2050 di un numero di "migranti climatici" che va da un minimo di 25 milioni a un massimo di un miliardo, con 200 milioni citata come cifra più probabile. Si tratta di una cifra che uguaglia le stime sul numero attuale di migranti nel mondo. Per comprendere la scala del fenomeno va infatti ricordato che l'emigrazione ambientale non rappresenta semplicemente uno scenario di fallimento o del peggior caso possibile come accade ad esempio nei conflitti: può essere al contrario considerata come una strategia legittima di adattamento e sopravvivenza adottata nel corso di tutta la storia umana e che in futuro assumerà un'importanza sempre crescente.

FONDAMENTALE CAPACITA' DI ADATTAMENTO PAESI COLPITI
Di qui che un fattore molto importante sia la capacità di adattamento dei Paesi colpiti, aspetto che dipende non solo dal potenziale economico - il che rende i Paesi in via di sviluppo o comunque le comunità più povere molto più a rischio - ma anche da aspetti geografici: ancora, gli Stati oceanici sono a questo proposito fra i più vulnerabili indipendentemente dal loro grado di sviluppo. Tuttavia, va anche ricordato come quella dell'emigrazione sia una strategia di sopravvivenza non alla portata di tutta la popolazione: dipende anche dalle risorse economiche delle singole famiglie ed individui e negli ultimi anni proprio una maggior ricchezza relativa del continente africano ha permesso a un maggior numero di persone di raggiungere le coste nordafricane (magari impiegando i risparmi di una vita) per cercare di attraversare il Mediterraneo.