4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Ex premier Blair e gli altri candidati: «non votatelo»

Corbyn fa tremare la vecchia guardia del Labour

La prospettiva di un trionfo di Jeremy Corbyn alle primarie del Labour ha dato nuova speranza all'elettorato più progressista del partito ma ha gettato nel panico una dirigenza non ancora uscita dal cono d'ombra del blairismo

LONDRA (askanews) - La prospettiva di un trionfo di Jeremy Corbyn alle primarie del Labour ha dato nuova speranza all'elettorato più progressista del partito ma ha gettato nel panico una dirigenza non ancora uscita dal cono d'ombra del blairismo.

Tony Blair contro Corbyn
Non a caso è stato lo stesso ex premier Tony Blair - artefice di una campagna per la conquista dei voti del centro che pure ha garantito ai laburisti non pochi anni di governo, al prezzo di non pochi compromessi ideologici - a gettare la prima pietra chiedendo agli iscritti in un editoriale pubblicato su The Guardian di non votare Corbyn. 

Rivali di Corbyn
Lo hanno seguito a ruota tutti i rivali di Corbyn, in primis Liz Kendall e Yvette Cooper, che si sono unite alla campagna «Abc» («Anyone but Corbyn», chiunque meno Corbyn) seppure nessuna delle due abbia molte speranze di poterne trarre profitto alla luce dei sondaggi. Kendall ha di fatto dato voce alla preoccupazione principale della leadership laburista - oltre beninteso a quella, trasversale, della conservazione della poltrona - ovvero il rischio che una vittoria di Corbyn escluda di fatto il Labour dalla possibilità di raccogliere un numero sufficiente di voti per poter governare, spingendo l'elettorato più moderato nelle sempre aperte braccia dei redivivi conservatori; in altre parole, di relegare il Labour al ruolo di partito di protesta. La candidata ha addirittura parlato del rischio di una scissione all'interno del partito; a tanto non è arrivato il collega (ed ex favorito per la corsa alla leadership) Andy Burnham, che ha accusato le politiche di Corbyn di «mancanza di credibilità»: «Non è possibile promettere l'università gratuita per tutti, la ri-nazionalizzazione dei servizi, senza spiegare in quale modo verrà pagato il costo assai elevato», ha spiegato alla Bbc.

Risposta di Corbyn
Corbyn da parte sua ha messo in guardia dal rischio di trasformare la campagna in una «gara di insulti personali», invitando i candidati a concentrarsi sulle politiche da proporre: le sue proposte dovrebbero essere illustrate nel dettaglio oggi a Glasgow in un programma di dieci punti.Dopo la secca sconfitta delle ultime elezioni politiche, è quindi venuta alla luce la contraddizione insita negli ultimi vent'anni di storia del Labour: la crescente deriva centrista ha garantito a lungo i voti necessari per una comoda maggioranza, ma ha alienato progressivamente l'elettorato più di sinistra. 

Calcoli elettorali
Ora che i voti del centro sembrano essere tornati in mano ai Tories (ma grazie anche all'emergere dell'indipendentismo scozzese, che ha eroso non poco il tradizionale serbatoio elettorale laburista nel nord), cresce la spinta verso un «ritorno alle origini» che rischia però di non essere pagante in termini di preferenze. Tra il governare (anche al centro) ed essere intransigentemente «di sinistra», la dirigenza del Labour non ha dubbi: Corbyn, che ritiene di poter coniugare le due esigenze, da questo punto di vista rappresenta un serio rischio di ipotecare la sconfitta alle prossime politiche. Sta di fatto che Corbyn ha buone probabilità di farcela, perché sono cambiate le regole di selezione: se prima il leader del Labour veniva infatti scelto da un collegio ristretto rappresentato per un terzo ciascuno da deputati, sindacati e iscritti, oggi ciascun membro del partito avrà diritto ad un voto individuale, sebbene con la possibilità delle seconde e terze preferenze. Secondo i giornali conservatori dallo scorso maggio oltre 190mila persone - si presume di estrema sinistra - si sarebbero affiliate al partito per poter partecipare al voto; secondo l'ultima rilevazione di You Gov pubblicata da The Times Corbyn avrebbe il 53% delle preferenze degli iscritti contro il 21% di Andy Burnham, il 18% di Yvette Cooper - alla quale il Guardian ha dato il proprio endorsement - e l'8% di Liz Kendall.

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