17 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Appello dall'associazione Nessuno Tocchi Caino

Gentiloni impedisca l'esecuzione di Saif al Islam

In una lettera indirizzata al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Nessuno tocchi Caino ha chiesto al titolare della Farnesina di mobilitarsi per evitare l'esecuzione di Saif al-Islam, figlio di Muammar Gheddafi condannato a morte ieri da un tribunale libico

TRIPOLI (askanews) - In una lettera indirizzata al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Nessuno tocchi Caino ha chiesto al titolare della Farnesina di mobilitarsi per evitare l'esecuzione di Saif al-Islam, figlio di Muammar Gheddafi condannato a morte ieri da un tribunale libico, insieme ad altri otto esponenti del deposto regime.

Scongiurare la pena capitale
«Le chiediamo di mobilitarsi per capire con quale autorità bisogna confrontarsi per scongiurare che la pena capitale nei confronti di Saif al-Islam e degli altri esponenti del deposto regime sia effettivamente praticata», si legge nella lettera del segretario dell'ong Sergio D'Alia e della tesoriera Elisabetta Zamparutti.

Prigioniero dal 2011
Il verdetto - ricorda Nessuno tocchi Caino in una nota - è stato emesso in contumacia da una corte di Tripoli mentre Saif al-Islam «si trova prigioniero dal 2011 di un ex gruppo ribelle nella regione montagnosa di Zintan, fuori dal controllo del governo centrale». Secondo D'Elia e Zamparutti, «dopo l'esecuzione sommaria del colonnello Gheddafi a opera di 'liberatori' del Paese da un regime illiberale, questa condanna a morte rappresenta un ulteriore 'effetto collaterale', per quanto non voluto, abbastanza prevedibile della decisione di intervenire militarmente in Libia, dove oggi è sempre più difficile tenere sotto controllo la situazione.»

La comunità internazionale faccia qualcosa
«Ciò nonostante», hanno proseguito i dirigenti dell'associazione, «occorre che l'Italia e la Comunità internazionale esercitino con ancora maggior forza la responsabilità di sostenere una transizione del Paese verso l'affermazione dello Stato di diritto che rispetti gli standard internazionali relativi alla difesa dei diritti umani».