23 agosto 2019
Aggiornato 00:00
La Cina riapre le Vie della Seta

Pechino, attraverso l'Eurasia, alla conquista dell'Europa

- La nuova strategia globale della Cina incentrata sull'Eurasia è una grande occasione per avvicinare Pechino all'Europa e dare una nuova impronta alle strategie globali dell'Unione europea e della Repubblica popolare. Per realizzarla, l'iniziativa "One Belt One Road" apre le antiche Vie della Seta, anche attraverso Paesi difficili.

PECHINO (askanews) - La nuova strategia globale della Cina incentrata sull'Eurasia è una grande occasione per avvicinare Pechino all'Europa e dare una nuova impronta alle strategie globali dell'Unione europea e della Repubblica popolare. E' stato questo l'argomento di un seminario organizzato dall'Istituto affari internazionali (Iai) oggi a Roma, che ha invitato a parlare esperti cinesi e italiani.

Pechino ha un ruolo fondante nell'ordine mondiale
Pechino s'è ormai costruita un nuovo ruolo nella politica globale, da oggetto dell'ordine mondiale a soggetto formatore dell'ordine mondiale: da «order-taker» a «order-shaper». E' ormai la seconda economia del mondo (prima a parità di potere d'acquisto), si sente ormai una potenza globale a tutto tondo. E, in questo senso, pensa in grande. Per questo motivo ha sviluppato una strategia di vicinato con i paesi asiatici, che vede come un ponte verso i ricchi mercati dell'Europa.

Far rivivere le Vie della Seta
Per questo motivo, il nuovo governo cinese del presidente Xi Jinping ha sviluppato l'iniziativa definita «One Belt One Road», cioè l'ambizioso progetto di far «rivivere» le antiche Vie della Seta attraverso sue corridoio di trasporto e commercio: uno di terra e l'altro marittimo. A sostenere questo sforzo infrastrutturale, ha dato il «là» alla costituzione di una serie di istituzioni finanziarie collaterali - ma per alcuni esperti alternativi - al sistema di Bretton Woods incentrato sul Fondo monetario internazionale (Fmi). Il caso eclatante è quello della Banca per le infrastrutture asiatiche (Aiib), che è riuscita a ottenere il sostegno di 57 paesi.

La calata cinese sull'Eurasia 
La scelta temporale della «calata» cinese sull'Eurasia è motivata da una serie di circostanze. Prima di tutto è una risposta al «pivot» statunitense sull'Asia, enunciato dal presidente Usa Barack Obama, che recentemente è stato anche oggetto di critiche in America. In secondo luogo, la Cina ha spostato il suo focus economico domestico sullo sviluppo delle aree rurali interne e sulla parte occidentale del paese. Ancora Pechino può godere di un vantaggio competitivo ed è votata alla riforma delle istituzioni internazionali.

Iniziative cinesi collaterali
Da questo punto di vista, la spinta cinese per riformare i raggruppamenti che regolano la governance economica globale, si espleta sia dall'interno - Wto, Fmi - sia dall'esterno. Oggi l'enfasi sembra posta su questa seconda opzione. Fioriscono le iniziative cinesi collaterali: l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), i Brics (Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica), la New Development Bank (nata in ambito Brics),l'Aiib, la Silk Road Initiative, il Silk Road Fund.

Infrastrutture
Un ruolo centrale in questa strategia è la costruzione delle infrastrutture. C'è da attraversare l'Eurasia, alcune delle aree più remote e politicamente instabili al mondo. I tre corridoi principali con i quali Pechino intende avvicinarsi fisicamente all'Europa sono la Ferrovia Trans-Eurasia (Chongqing-Duisburg), la via marittima fino al porto dei Pireo e ai porti italiani, la ferrovia Cina-Ungheria-Serbia. A sostenere questo enorme sforzo infrastrutturale i fondi come l'Aiib, che ha messo a disagio Stati uniti e Giappone, anche perché vi hanno aderito alcuni dei principali alleati come Gran Bretagna (interessata a diventare grazie ai fondi cinesi la più grande piazza finanziaria del mondo), la Germania, la Francia e l'Italia.

Sino-scettici
Questo ambizioso piano cinese, in realtà, in Europa non è accolto con eguale entusiasmo da tutti i Paesi. Non è un caso che, su 28 Paesi Ue, sono 14 quelli che hanno aderito in questa prima fase. Tra sino-scettici, le perplessità prevalentemente sono di natura politica sulla capacità cinese d'influenzare le vie commerciali e sul rapporto stretto attualmente esistente tra la Cina e la Russia. I sino-entusiasti, vedono prevalentemente i vantaggi economici di una partnership globale. E' evidente che un'iniziativa globale della portata di quella messa in campo da Pechino, non può avere soltanto una portata commerciale e finanziaria. Le «Vie della Seta» del XXI secolo devono attraversare Paesi difficili, squassati da conflitti, malati di cronica instabilità. E Pechino non può rischiare di perdere i capitali investiti. Quindi la portata politica di questo nuovo approccio cinese non può essere sottovalutata.