7 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Si candida Marco Rubio, l'Obama repubblicano

Nella notte, quando a New York saranno le 18, Marco Rubio, ex delfino di Jeb Bush, terrà il suo discorso dalla Freedom Tower di Miami per ufficializzare la sua candidatura alle presidenziali 2016. Giovane, conservatore e figlio di una coppia cubana arrivata negli Usa nel 1956, Rubio è per molti l'Obama repubblicano.

NEW YORK (askanews) - Alle sei di questo pomeriggio a New York, quando sarà ormai notte in Italia, Marco Rubio annuncerà ufficialmente la sua candidatura alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Una candidatura che potrebbe trasformare il suo rapporto di fiducia e lealtà con Jeb Bush in una rivalità, e spaccare (almeno) l'elettorato della Florida.
​Rubio terrà un discorso dalla Freedom Tower di Miami, un luogo storico per la comunità cubana, dove negli anni '60 e '70 migliaia di rifugiati provenienti dall'arcipelago caraibico, in fuga dal regime di Fidel Castro, erano portati per essere registrati e ricevere le prime cure. Rubio, nato a Miami nel 1971, è figlio di una coppia cubana arrivata negli Stati Uniti nel 1956, durante la dittatura di Fulgencio Batista.

Annuncio molto atteso
Il suo annuncio è molto atteso: secondo lo staff di Rubio, sarebbero arrivate 3.512 richieste per un biglietto da tutti gli Stati del Paese, eccetto il Vermont, prima che la vendita dei ticket per l'evento fosse chiusa venerdì. Dato che lo spazio dove sarà dato l'annuncio può accogliere solo mille persone, gli organizzatori ne hanno creato uno in strada, per permettere agli altri di seguire il discorso di Rubio, secondo quanto riferito da Cbs News.

L'Obama repubblicano
​Rubio è riuscito ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale sin dalla sua elezione nel 2010 al Senato statunitense battendo il democratico Kendrick Meek e Charlie Crist, all'epoca ancora governatore della Florida, che aveva deciso di lasciare il partito repubblicano per correre come indipendente, per poi unirsi al partito democratico nel 2012. Giovane, conservatore e una storia coinvolgente di figlio di immigrati cubani, Rubio è per molti l'Obama repubblicano, l'uomo capace di avvicinare al partito giovani e immigrati, che negli ultimi anni hanno votato in grande maggioranza per i democratici. Sarà il terzo repubblicano e il terzo senatore a entrare ufficialmente nella corsa per la nomination repubblicana, dopo Ted Cruz (Texas) e Rand Paul (Kentucky).

Ex delfino di Jeb Bush
Considerando la probabile candidatura dell'ex governatore della Florida, Jeb Bush, suo mentore politico, molti credevano che Rubio non si sarebbe presentato a queste elezioni. «Non si trattava solamente di un rapporto tra un governatore e un deputato, era molto più profondo» ha ricordato Nelson Diaz, un lobbista che ha lavorato per Rubio in quegli anni, parlando con il New York Times dei tempi in cui Bush era governatore e Rubio deputato, il primo poi, di origini cubane, a diventare speaker della Camera del parlamento statale. Nella sua biografia «An American Son», Rubio ha scritto a proposito della sua decisione di partecipare alle elezioni del 2010 per il Senato, che per molti sembrava all'epoca azzardata. «Jeb Bush era ancora immensamente popolare nello Stato. Se avesse corso, nessuno lo avrebbe sfidato alle primarie. Io, no di certo». I tempi, però, cambiano. Rubio, che non avrebbe avuto nessuna possibilità, in caso di vittoria alle primarie repubbicane di Bush, di essere scelto come vicepresidente, visto che sono entrambi della Florida, non vuole attendere altro tempo; in passato, proprio per allontanare le inevitabili discussioni sul suo 'tradimento' nei confronti di Bush aveva detto in un'intervista alla Cbs: «Se correrò per la presidenza, non lo farò contro gli altri, ma perché convinto di avere un'agenda diversa da quella degli altri e di poter fare un lavoro migliore».

«Doppia faccia» sull'immigrazione
Del suo operato al Senato, si ricorda soprattutto la sua partecipazione al gruppo bipartisan di otto senatori che hanno scritto la riforma dell'immigrazione approvata in Senato nel 2013 - poi bocciata - che avrebbe creato un percorso verso la cittadinanza per milioni di immigrati che vivono e lavorano negli Stati Uniti, da molti anni, senza permesso. L'ostilità dei deputati repubblicani e di una parte della base lo hanno poi spinto a sconfessare quell'approccio, appoggiato dal presidente Barack Obama, per sostenere una riforma che, secondo i gruppi in difesa dei diritti degli immigrati, penserebbe soprattutto a rafforzare i controlli alle frontiere, senza preoccuparsi di risolvere il problema degli 11 milioni di persone senza documenti.

Attenzione per la politica estera
Ciò che potrebbe renderlo diverso dagli altri candidati repubblicani è l'attenzione per la politica estera, che potrebbe essere centrale nella sua campagna elettorale. Rubio, che in Senato siede nelle commissioni Esteri ed Intelligence, è stato uno degli oppositori più duri della politica estera di Obama e ha dimostrato, più della maggior parte dei suoi colleghi di partito, di essere preparato. In particolare, è uno dei più critici dell'apertura di Washington verso L'Avana, perché non servirebbe, a suo parere, a creare un regime più libero a Cuba. Contrario ai negoziati con l'Iran, ha criticato insistentemente l'amministrazione per non aver fatto abbastanza per fermare la Russia in Ucraina.