24 giugno 2021
Aggiornato 01:00
Presidenziali USA 2016

Hillary Clinton si ispirerà a Bush senior

Proprio come nel 1988 per i repubblicani, i democratici cercano oggi il terzo mandato. Così, la campagna elettorale di Hillary Clinton potrà ricordare quella di Bush senior, la cui elezione consentì al suo partito di stare al potere 12 anni. La Clinton potrebbe ispirarsi a Bush senior anche per il suo rapporto con il predecessore: come fu con Reagan, continuità, ma con la promessa di fare meglio.

NEW YORK (askanews) - Sarà Hillary Clinton, e non il figlio Jeb - probabile candidato repubblicano alle prossime presidenziali - a prendere come esempio l'ex presidente statunitense George H. W. Bush. La strada verso la vittoria, per l'ex segretario di Stato, è la stessa già percorsa nel 1988 da Bush padre. A scriverlo è E. J. Dionne Jr, editorialista del Washington Post.

I repubblicani governarono per 12 anni consecutivi
​Bush riuscì nel difficile compito di interrompere un trend storico: dopo il 1948, nessun partito era riuscito a governare per 12 anni consecutivi; tuttora, il 41esimo presidente degli Stati Uniti resta l'unica eccezione degli ultimi decenni. L'impresa di Bush senior, l'unico fra gli ultimi cinque presidenti a non aver poi ottenuto il secondo mandato presidenziale, fu favorita da vari fattori interni e internazionali. Nel 1988, il Prodotto interno lordo crebbe del 4,2 per cento; non c'è nulla, scrive Dionne, come la rapida crescita dell'economia capace di convincere gli elettori a tenere al potere lo stesso partito. Inoltre, i rapporti con l'Unione Sovietica stavano migliorando, e anche questo aiutò Bush.

Bush senior nel post-Reagan
Alla fine della presidenza Reagan, il Paese non era pronto per un cambiamento, nonostante gli elettori avessero mandato qualche segnale alle elezioni di metà mandato del 1986, riconsegnando il Senato ai democratici dopo sei anni. Così Bush, che era stato per otto anni vicepresidente, corse come 'Reagan-piu»; promise che sarebbe stato un presidente attento all'istruzione e all'ambiente, rivolgendosi soprattutto a quegli elettori dei cosiddetti 'Stati in bilico', molti dei quali avevano votato per Reagan senza esserne molto convinti. La chiave del successo fu la complicità di Reagan nel permettere a Bush di distanziarsi parzialmente dall'operato della Casa Bianca, nella consapevolezza che un'altra vittoria nel 1988 avrebbe assicurato al partito repubblicano di dare forma all'eredità conservatrice degli anni '80.

L'importanza della working class
Bush, inoltre, organizzò una campagna elettorale «brutale» contro Michael Dukakis, il candidato democratico, identificato con gli aspetti del liberalismo che gli elettori avevano in precedenza bocciato. Lo staff di Bush capì l'importanza degli elettori bianchi della 'working class', che sarà ancora decisiva nel 2016, secondo l'editorialista del Washington Post.

Punto di partenza: Barack Obama
La campagna elettorale di Hillary Clinton sarà quindi divisa in due parti: la prima è connessa al presidente Barack Obama, la seconda sarà incentrata sugli attacchi alle forme radicali del conservatorismo che hanno preso il sopravvento nel partito repubblicano. Clinton «dovrà stare abbastanza vicino a Obama, e lui a lei», per ottenere il voto della base obamiana: di certo non può pensare di generare lo stesso entusiasmo di Obama tra i giovani, soprattutto tra quelli afroamericani, ma probabilmente riuscirà a portarne un'ampia parte alle urne, a cui si aggiungerà il sostegno e l'entusiasmo delle donne, che avranno voglia di votare per il primo presidente donna degli Stati Uniti d'America. Il video con cui ha lanciato la sua candidatura ha dimostrato che l'elemento chiave della sua campagna sarà la middle class, che cercherà di convincere anche con argomentazioni populistiche, promettendo di completare il lavoro di Obama per migliorare la condizione delle persone meno ricche. Non potrà rompere con la politica estera di Obama, visto che è stata il segretario di Stato per un mandato, ma criticherà, come già ha fatto, alcuni atteggiamenti «da colomba» che avrebbero indebolito la forza degli Stati Uniti agli occhi del resto del mondo. «Lui e lei dovranno trovare il modo di orchestrare tutto ciò, e non sarà facile. I negoziati con l'Iran saranno il primo test veramente impegnativo».

Campagna contro l'estrema destra
La carta vincente di riserva potrebbero fornirgliela i repubblicani, consentendole di chiedere all'elettorato se abbia voglia di dare il controllo totale del Paese, con la Casa Bianca e il Congresso, a «un manipolo di ideologi di estrema destra». «Bush senior capì che si poteva correre un'altra campagna elettorale contro il liberalismo». Clinton è in testa ai sondaggi - conclude l'editorialista - perché il Paese non vuole ancora tornare al conservatorismo. «Con un po' d'aiuto da parte del presidente e molto da parte dei suoi nemici, Clinton può vincere».