4 agosto 2020
Aggiornato 21:30
In lizza anche Sharp e Sima Samar

Il Nobel per la Pace forse alla blogger Yoani Sanchez

Il suo blog «Génération Y» costituisce una viva testimonianza sulla vita quotidaina a Cuba, in cui denuncia l'inerzia del regime e la disperazione dei cubani. Sottoposta a «molestie permanenti» da parte delle forze di sicurezza, Sanchez è stata arrestata più volte, l'ultima il 5 ottobre a Bayamo dove era andata a seguire un processo a un altro dissidente

OSLO - Il recente arresto a Cuba della blogger e dissidente cubana, Yoani Sanchez, avrebbe fatto alzare le sue quotazioni per il Nobel della pace 2012, che sarà assegnato domani a Oslo. La lista dei candidati è tenuta rigorosamente segreta dall'organizzazione del premio ma da tempo circolano voci sui possibili nomi in lizza per il prestigioso riconoscimento assegnato per la prima volta nel 1901.
Oltre all'attivista cubana che da cinque anni rappresenta una nuova forma di resistenza al regime cubano ci sono militanti dei diritti dell'Uomo dell'Afghanistan, Russia, Bielorussia e Stati Uniti.

Yoani Sanchez, il suo blog Génération Y costituisce una viva testimonianza sulla vita quotidiana a Cuba, in cui denuncia l'inerzia del regime e la disperazione dei cubani. Sottoposta a «molestie permanenti» da parte delle forze di sicurezza, Sanchez è stata arrestata più volte, l'ultima il 5 ottobre a Bayamo (sud-est) dove era andata a seguire un processo a un altro dissidente per il quotidiano spagnolo «El Pais».

Ales Bialiatski, 50 anni, un simbolo della resistenza in Bielorussia. Presidente di uno dei principali movimenti per i diritti umani ha continuato la sua lotta contro il regime autoritario nell'ex Repubblica Sovietica, anche dopo essere stato rinchiuso in prigione. Detenuto dall'agosto 2011, Bialiatski, vice presidente della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) è stato condannato nel novembre a quattro anni e mezzo di prigione per evasione fiscale. Questa condanna è stata fortemente criticata dall'Occidente e da Amnesty International che lo considera «un prigioniero di coscienza».