24 agosto 2019
Aggiornato 13:30
La strage norvegese di Luglio

Norvegia, la Polizia fa «mea culpa» per il massacro di Utoya

La polizia norvegese ha presentato oggi le sue scuse per non essere riuscita a fermare prima il massacro compiuto da Anders Behring Breivik lo scorso luglio, ammettendo che delle vite umane avrebbero potuto essere risparmiate

OSLO - La polizia norvegese ha presentato oggi le sue scuse per non essere riuscita a fermare prima il massacro compiuto da Anders Behring Breivik lo scorso luglio, ammettendo che delle vite umane avrebbero potuto essere risparmiate. «A nome della polizia norvegese, voglio presentare le mie scuse per non aver fermato prima Anders Behring Breivik», ha dichiarato il commissario della polizia nazionale, Oeystein Maeland, rendendo pubblico un rapporto interno che mette in evidenza 54 negligenze durante l'intervento delle forze dell'ordine contro l'autore dei due attacchi costati 77 morti. «E' duro constatare che tante vite avrebbero potuto essere risparmiate se l'omicida fosse stato fermato prima», ha aggiunto in una conferenza stampa.

Breivik ha sparato per 75 minuti prima di essere arrestato - Il 22 luglio, Behring Breivik ha fatto esplodere una bomba nei pressi della sede del governo norvegese, poi, vestito da poliziotto, ha aperto il fuoco per più di una ora su centinaia di giovani laburisti riuniti in un campo estivo sull'isola di Utoya, vicino ad Oslo. La polizia è stata criticata per la gestione del suo intervento, in particolare per aver tentato di portare le forze dell'ordine sull'isola a bordo di un canotto di gomma che ha ceduto sotto il peso dei suoi occupanti.
Secondo la polizia, Behring Breivik ha sparato all'impazzata per ben 75 minuti a Utoya prima di essere arrestato. «Avremmo potuto arrivare a Utoya prima? La risposta è si. Se il canotto della polizia non fosse stato sovraccarico e non si fosse rotto», ha ammesso Maeland. «Possiamo affermare con certezza che la polizia non aveva la capacità di gestire tutti gli aspetti di un tale evento avvenuto un normale venerdì di luglio», ha aggiunto.
Il rapporto sottolinea tuttavia che «la polizia si è mossa il più presto possibile per le circostanze».
Fra le negligenze, il rapporto mette in evidenza la mancanza di comunicazione e di competenza, la debolezza degli effettivi e dell'organizzazione oltre che alla gestione delle vittime e delle hotline.
Behring Breivik, 33 anni, è detenuto in un carcere di massima sicurezza a Ila, vicino ad Oslo, in attesa del processo previsto dal 16 aprile. Rischia l'ergastolo o l'internamento in una struttura psichiatrica.