26 ottobre 2020
Aggiornato 02:00
La crisi dell'economia europea

Atene chiama: 20-21 marzo raduno internazionale dei movimenti

L'annuncio viaggia in rete su diversi siti antagonisti anche italiani e, si legge, nasce da un «dibattito tra attivisti greci e italiani sulla necessità di scambiarsi esperienze e idee tra i vari movimenti»

ROMA - «Sembra che la resistenza non sia sufficiente, né la fuga». E' l'amara riflessione che ha convinto i movimenti sociali europei più attivi nella protesta contro la crisi economica a convocare «un'assemblea transnazionale» al Teatro Empros di Atene il 21 e 22 marzo prossimi. L'annuncio viaggia in rete su diversi siti antagonisti anche italiani e, si legge, nasce da un «dibattito tra attivisti greci e italiani sulla necessità di scambiarsi esperienze e idee tra i vari movimenti» che nei «diversi paesi» hanno messo in atto forme di «resistenza contro l'austerity imposta con la scusa della crisi economica».

Indicativo il titolo scelto per l'assemblea: «Syntagma calling», ovvero «Syntagma chiama», con riferimento al nome della piazza attigua al parlamento greco, diventata baricentro delle proteste anti-crisi degli ultimi anni. La 'chiamata', viene spiegato su resistancecomefirst.wordpress.com, non vede «necessariamente» come punto di arrivo «una struttura organizzativa permanente». Unico scopo è «radunare più persone possibile provenienti da diversi spazi sociali, come le occupazioni, i centri sociali, i sindacati, organizzazioni dei migranti, assemblee locali, reti solidali nazionali e transnazionali, singoli attivisti per pensare a come portare avanti azioni comuni in fatto di lotte sociali». L'assemblea è aperta a chiunque voglia contribuire a costruire «azioni coordinate che oltrepassino i confini nazionali e i limiti organizzativi e ideologici».

La due giorni di Atene servirà per fare il punto - Insomma, dopo diversi anni di proteste contro l'austerity in Grecia, dopo le manifestazioni avvenute anche in Italia, che incrociano diversi temi (da quelli più direttamente legati alla crisi alla Tav), la due giorni di Atene servirà per fare il punto. «Ciò che è stato dimostrato ripetutamente negli ultimi due anni - si legge nell'appello - è che la questione (im)posta da innumerevoli soggettività non è la resistenza contro gli attacchi, né la costruzione di alternative di evasione: è semplicemente e puramente il rifiuto non formulato e senza parole, perciò inafferrabile, imprevedibile e temibile».
L'appello cita l'Economist che tempo fa ha pubblicato in prima pagina un'immagine di Atene con il titolo «Arriva in una città vicina a voi?». La risposta: «Oggi possiamo sostituire il punto interrogativo con un punto esclamativo. Le reti che collegano Syntagma con Tahrir, Barcellona, Londra o New York sono più forti che mai, come una catena di eventi, occupazioni, manifestazioni, iniziative per un rifiuto collettivo e senza mediazioni che diviene transnazionale. (...) Il nostro obiettivo è di aprirsi alle varie forme di rifiuto attivo e assoluto che emergono nelle nostre interconnesse vite quotidiane, e di creare tempi e spazi comuni di lotte, pratiche e azioni».