29 novembre 2021
Aggiornato 09:30
Relazioni internazionali | Il caso Falkland

Falkland, ex Generale britannico: Se l'Argentina attacca potremmo perdere

La Gran Bretagna ha lasciato sguarnite le isole per la cui difesa sarebbe essenziale, oltre alle basi a terra, una portaerei. Gli argentini, invece, «hanno una brigata di marine, una di paracadutisti, e ottime forze speciali»

LONDRA - Secondo l'ex generale britannico Juliaan Thompson, uno degli eroi della guerra Falkland-Malvine del 1982, è molto probabile che l'Argentina decida di attaccare le isole. Nel caso, dice Thompson, allarmato, la Gran Bretagna potrebbe perdere lo scontro.
Nell'analisi di Thompson, citato dal Times, la Gran Bretagna ha lasciato sguarnite le isole per la cui difesa sarebbe essenziale, oltre alle basi a terra, una portaerei. Gli argentini, invece, dice il generale, «hanno una brigata di marine, una di paracadutisti, e ottime forze speciali».
Nel caso di attacco argentino, in sostanza, secondo Thompson la Gran Bretagna potrebbe mandare rinforzi solo via mare non potendo contare sull'aviazione. «Bisogna poter contare sul sostegno degli aerei e questo non è possibile senza un portaerei, fine della storia» conclude lapidario il generale.
Il 2 aprile 1982 cade la ricorrenza del 30esimo anniversario del conflitto delle Falkland-Malvine che si protrasse per 74 giorni.

La situazione strategica nel 1982 ed oggi - Le crescenti tensioni diplomatiche fra Gran Bretagna e Argentina sulla sovranità delle isole Falkland, nel trentesimo anniversario del conflitto, non fanno temere al momento il rischio di una nuova azione militare da parte di Buenos Aires; la Bbc ha tuttavia analizzato la situazione strategica tracciando le differenze fra il 1982 e oggi.

- Presenza militare britannica sulle isole: trent'anni fa erano presenti 70 Royal Marines, appoggiati in teoria da 120 riservisti; oggi la novità principale è la base aerea di Mount Plesant - che ospita una squadriglia di caccia - e diverse batterie missilistiche; le forze di terra consistono in 1.200 effettivi e 200 riservisti; a questi vanno aggiunte le due unità della Royal Navy di stanza nella zona (contro una sola nel 1982), oltre a un sommergibile nucleare la cui presenza non è stata confermata dal Ministero della Difesa britannico.

- Intelligence: nonostante gli avvertimenti delle Ambasciate sudamericane, l'attacco argentino giunse come una completa sorpresa, né esisteva l'accesso alle tecnologie satellitari in grado di rivelare movimenti di truppe in tempo quasi reale; oggi sarebbe impossibile non rendersi conto di una mobilitazione militare in corso.

Capacità di riconquistare il controllo delle isole: nel 1982 Londra mobilitò una task force di oltre 100 unità navali che comprendeva due portaerei e un sommergibile nucleare; all'epoca circolò la voce secondo la quale gli Stati Uniti consideravano impossibile riprendere l'arcipelago. Oggi le portaerei possono trasportare solo elicotteri da combattimento e ne sarebbe disponibile al massimo una sola, ma in compenso il resto della flotta conterebbe su modelli molto più moderni ed efficaci. Tuttavia, la mancanza di un'adeguata protezione aerea - la base più vicina si trova ad oltre 6mila chilometri - renderebbe le operazioni molto più complicate.

Capacità belliche dell'Argentina: nel 1982 ai marines argentini venne ordinato di conquistare l'arcipelago senza causare perdite fra le truppe britanniche, missione che venne rispettata; l'aviazione militare era inoltre dotata di caccia Super-Etendard armati di missili Exocet, che provocarono gravi danni alla flotta britannica; tuttavia, i militari di leva mostrarono scarso entusiasmo per il combattimento. Oggi le capacità militari di Buenos Aires non sono molto più avanzate - sebbene le forze speciali godano ancora di grande reputazione - e in particolare manca un numero sufficiente di mezzi da sbarco.

Contesto politico: trent'anni fa l'Argentina era guidata da una giunta militare impopolare che organizzò l'invasione per unire l'opinione pubblica e scommise sulla mancanza di interesse di Londra per una riconquista dell'arcipelago. Oggi Buenos Aires ha un governo democratico e nonostante le accuse di «arroganza» lanciate contro Londra dopo il rifiuto di qualsiasi negoziato sulla sovranità, si tratta di una battaglia solo diplomatica.
Inoltre, più che l'arcipelago in sé ad interessare le parti potrebbero essere i proventi delle trivellazioni petrolifere off -shore nelle acque della zona: un accordo per un'equa distribuzione potrebbe mettere fine al contenzioso.