21 settembre 2020
Aggiornato 13:30
Afghanistan | Diritti Civili

Gulnaz libera ma costretta a sposare il suo stupratore

Ha denunciato il suo aggressore, ma è stata condannata per «adulterio» e rinchiusa in carcere per due anni. Martedì la grazia dal presidente Karzai. Nascosta in una casa rifugio, rischia di essere uccisa dalla famiglia

KABUL - Ha denunciato il suo aggressore, ma è stata condannata per «adulterio» e rinchiusa in carcere per due anni. Martedì scorso, dopo aver ottenuto la grazia dal presidente afgano, Hamid Karzai, Gulnaz, giovane ragazza afgana, è stata rimessa in libertà. Ma con la prospettiva di dover sposare il suo aggressore, il marito di sua cugina: questa la tragica condizione posta alla donna dalla «giustizia» del suo Paese che ha considerato lo stupro subìto un adulterio. «Mi devo sposare con lui, ho bisogno di un padre per la mia bambina, ho bisogno di qualcuno che si occupi di mia figlia e che ci dia un tetto», ha spiegato la giovane che vive nascosta in una casa per ragazze, sotto la tutela del ministero degli Affari femminili afgani.

«Non so dove andare, i miei fratelli hanno minacciato di morte me, il mio aggressore e mia figlia», ha spiegato la donna che ha dato alla luce la bambina, frutto della violenza sessuale, in carcere. «Ho denunciato quello che mi è successo per ottenere giustizia e invece sono stata arrestata», ha proseguito.
Il tribunale aveva condannata Gulnaz a tre anni di reclusione, 16 anni invece per il suo aggressore. In appello la pena per la ragazza era stata equiparata a quella del suo aguzzino: 12 anni. Poi, in ultima istanza la donna era stata condannata a tre anni di prigione, il suo violentatore a sette.
In Afghanistan, le donne nella sua condizione di «disonore», rischiano di essere uccise, per mano della famiglia o dell'aggressore, che nel caso di Gulnaz ha negato di averle usato violenza.