18 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
La crisi irachena

Iraq, grave crisi politica mentre i soldati USA lasciano il Paese

Il blocco laico Iraqiya sospende le partecipazione ai lavori del Parlamento: «Dal momento in cui non è più possibile restare in silenzio sul modo di amministrare lo Stato»

BAGHDAD - L'Iraq sta conoscendo una delle sue più gravi crisi politiche nel momento in cui gli ultimi soldati statunitensi lasciano il Paese, dopo la decisione del blocco laico Iraqiya dell'ex primo ministro Iyad Allaoui di sospendere la sua partecipazione ai lavori del parlamento.

«Dal momento in cui non è più possibile restare in silenzio sul modo di amministrare lo Stato - gestione che sta portando il Paese verso l'ignoto - a partire da oggi, il blocco Iraqiya sospende la sua partecipazione ai lavori parlamentari», ha annunciato la formazione politica. In un comunicato, Iraqiya «lancia un appello all'apertura di negoziati per trovare una soluzione e sostenere la democrazia e le istituzioni civili».

Secondo gruppo parlamentare con 82 deputati, dietro i 159 parlamentari dell'Alleanza nazionale, coalizione di partiti religiosi sciiti, Iraqiya ha attaccato violentemente il primo ministro Nouri al-Maliki, accusandolo di aver piazzato carri armati e blindati davanti alle residenze di alcun leader di Iraqiya, nella zona Verde della capitale. «Iraqiya rifiuta la politica di ignorare gli altri partiti, di politicizzare la giustizia, di favorire l'esercizio solitario del potere e la violazione delle leggi», afferma il comunicato.

Secondo Iraqiya, «questo modo di agire spinge la popolazione a sbarazzarsi del potere centrale, dal momento che la Costituzione lo prevede», riferendosi ai voti in favore dell'autonomia delle province a maggioranza sunnita di Anbar, Salahedinne e Diyala. Di fronte a questa prospettiva di crisi, il leader del blocco sciita sadrista in parlamento, Baha al-Araji, ha fatto sapere che il partito del capo radicale sciita Moqtada Sadr «tenterà di svolgere una mediazione per far cambiare posizione a Iraqiya».