9 dicembre 2019
Aggiornato 19:30

L'ultimo figlio dello shah vuole denunciare Khamenei alla CPI

Sta preparando un dossier per il Consiglio di Sicurezza ONU. L'Iran non ha mai ratificato lo statuto di Roma, fondamento giuridico della Corte penale internazionale

PARIGI - L'ultimo figlio dello shah dell'Iran, rovesciato dalla rivoluzione islamica, Reza Pahlavi, ha chiesto oggi al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di ricorrere alla Corte penale internazione (Cpi) per perseguire la guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, di crimini contro l'umanità.
Phalavi ha spiegato nel corso di una conferenza stampa a Parigi di aver «deciso di prendere l'iniziativa personale di sporgere denuncia contro la persona responsabile di tutte (le violazioni dei diritti dell'uomo in Iran), vale a dire Ali Khamenei», e che sta per questo finendo di scrivere una lettera e di preparare un faldone con migliaia di testimonianze da inviare ai paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L'Iran non ha mai ratificato lo statuto di Roma, fondamento giuridico della Corte penale internazionale. La Cpi può incolpare un individuo solo se ha commesso crimini sul territorio di uno Stato parte (che ha riconosciuto la Cpi) o se è cittadino di uno Stato parte. Ma il procuratore può comunque aprire un'inchiesta su richiesta di uno Stato parte o di sua propria iniziativa. E anche il Consiglio di sicurezza dell'Onu può chiedere al procuratore di aprire un'inchiesto. In questo caso, la giurisdizione della Cpi può estendersi a uno Stato non parte dello Statuto di Roma, come ad esempio nel caso della Libia.